Tu come affronti la morte?

Come si celebra la morte nel mondo? Le cause sociologiche dietro i diversi rituali

La morte è la conclusione della vita e, per chi sta attorno al defunto, qualcosa si spezza. Non finisce solo la vita, ma anche la possibilità di creare sempre nuovi ricordi con quella persona.

È con questa filosofia che la morte nel mondo viene celebrata in maniera differente.

 

La morte è solo la fine della vita?

 

Sì, l’argomento non è sicuramente tra i più allegri da affrontare. Ma soffermiamoci un attimo sul significato che si potrebbe nascondere dietro al decesso.

Se pensiamo alla morte, proviamo una forte sensazione di angoscia. Ma da cosa deriva? Dall’immagine di noi in cui un minuto prima esistiamo, proviamo emozioni, viviamo la nostra vita con le nostre abitudini e le persone a noi care che ci circondano, e il minuto dopo è tutto finito. Nero. 

Cosa accade dopo la morte nessuno lo sa. Eppure, non sarebbe bello capovolgere la nostra prospettiva? È un evento traumatico, certo. Però festeggiare ciò che c’è stato, rendendo omaggio a una vita vissuta al meglio delle nostre possibilità, non potrebbe essere un modo alternativo di ricordare i defunti?

La morte non porta con sé solo tristezza e rabbia: lascia anche la scia dell’essenza della persona, dei suoi ricordi, le cose che ha amato e odiato, le sue esperienze di vita, i suoi pianti e le sue gioie.

 

Il culto della morte nel mondo

 

Ogni cultura - si sa - ha i propri usi e costumi. La morte fa parte della vita umana da sempre; perciò, il folclore di ogni Paese le dedica un’attenzione particolare. 

I rituali legati alla scomparsa di una persona permettono alla famiglia del defunto di affrontare la perdita. Ma non solo: per alcune religioni, i riti permetterebbero anche alla persona scomparsa di andarsene in serenità.

Ad esempio, nella cultura islamica, la salma viene lavata prima di essere deposta nella bara. Per la religione, il lavaggio serve per permettere al defunto di andare in terra pulito esattamente com’è nato.

È chi resta sulla Terra che, dopo la morte della persona amata, soffre. Ecco che quindi il folclore dei popoli ha tramandato, di generazione in generazione, molti riti funebri.

 

Europa


Nella penisola iberica, i parenti del defunto praticano la Novena: si riuniscono, cioè, per 9 notti dopo la morte per pregare e condividere i ricordi legati alla persona scomparsa. È ciò che lascia la morte: ricordi piacevoli di una vita vissuta tra le persone che l’hanno plasmata.

In Islanda, invece, si preferisce seppellire il defunto nella Stecak, una tomba decorata commemorativa della sua vita.

 

Asia

 

I riti funebri cinesi sono tra i più complessi: il periodo di lutto dura più o meno 49 giorni, ma la durata può variare in base a rango sociale, età, stato civile e causa di morte del defunto.

Durante la cerimonia, i cinesi sono soliti mettere la musica e, contrariamente a una regola implicita condivisa dal mondo, il colore del lutto è il bianco. Le classiche lanterne rosse vengono sostituite da lanterne bianche, poiché il rosso è sinonimo di felicità.

Durante la notte della veglia era usanza fare giochi d’azzardo per alleviare il dolore.

 

Africa

 

In Madagascar c’è un rituale chiamato famadihana o “ritorno dei morti”: durante l’estate si esumano i resti degli antenati di famiglia che vengono posizionati sulle spalle dei discendenti, i quali si impegneranno in un ballo con loro.

In Ghana, il gruppo etnico degli Akan organizza una cerimonia in grande: la particolarità riguarda le “adebuu adekai”, o bare della fantasia, che includono rappresentazioni simboliche della professione del defunto, oggetti cari o un sogno mai realizzato – una bara a forma di aereo per chi desiderava volare.

America del Nord H3

 

Tra i riti più celebri, da cui hanno anche tratto il famoso cartone animato Disney Pixar “Coco”, troviamo El Dìa De Los Muertos. È una festa annuale dove si celebrano i defunti tramite cibo, fiori e candele. Ovviamente, la festa si tiene tra il 28 ottobre e il 2 novembre. È interessante la divisione delle date con cui i messicani celebrano le morti: il 28 e 29 ottobre sono dedicati a chi è deceduto per morte improvvisa. Il 30 ottobre è dedicato ai morti solitari, mentre il 31 ai bambini mai nati o scomparsi prima di aver ricevuto il battesimo. La notte di Halloween, invece, si crede che i morti tornino tra i vivi per visitarli e accettare le loro offerte.

 

Stessa situazione, usanze diverse: perché queste differenze nei riti?

 

Una domanda non troppo scontata se pensiamo al colore bianco per il lutto cinese, in netto contrasto con il nostro nero.

In Occidente la cultura è prettamente individualista, e questo si riflette anche sulle usanze dei popoli. L’attenzione per il lutto è, infatti, posta sull’individuo

 

·      Per saperne di più sulla concezione di morte: La Gen Z non ha più paura della morte?

 

Al contrario, nelle famiglie indù, di tipo collettivista, la famiglia si riunisce in un rituale di 13 giorni.

In un articolo del professore di Psicologia del Virginia MIlitary Insitute James Gire vengono indagate le cause sociologiche dietro le differenze tra il folclore dei popoli.

La cultura è influenzata anche dalla religione: per il Cristianesimo, con la morte la vita della persona non cessa ma anzi, prosegue come spirito. Coloro che hanno mantenuto un comportamento rigoroso in vita potranno accedere al paradiso, mentre chi si è mostrato peccatore finirà all’inferno.

Per il Buddhismo, invece, i morti possono influenzare positivamente i vivi solo qualora siano stati adeguatamente propiziati.

Rimanendo in tema di culture orientali, la morte viene accettata molto più facilmente rispetto all’Occidente, in cui i primi sentimenti sono quelli di negazione ed evitamento.

 

Scaramantici o…impauriti dalla morte?

 

In particolare nelle culture occidentali, dove la morte viene negata o sfidata, è stato molto naturale il processo che ha portato al tabù: ci avete fatto caso che si tende a non pronunciare la parola “morte”? Si è soliti utilizzare sinonimi o metafore come “È salito in cielo”.

La scienza ha fatto passi da gigante ed è per questo che la morte sembra sempre troppo lontana; l’umano, quindi, la vede come una situazione distante, anche se sempre dietro l’angolo.

Be’, non è così. Questo comportamento potrebbe derivare da quella che viene definita la teoria della gestione del terrore. Sviluppata dai ricercatori Jeff Greenberg, Sheldon Solomon e Tom Pyszczynski nel 1986, sostiene la tesi secondo cui sia gli umani che gli animali abbiano un impulso istintivo per la preservazione di sé. La consapevolezza che la morte sia inevitabile ma imprevedibile genera nell’individuo un sentimento di ansia che cercherà di scacciare facendo ogni cosa in suo potere per restare vivo, oppure evitando l’argomento.

 

Similitudini della morte nel mondo

 

Finora abbiamo evidenziato come le differenti culture percepiscono e gestiscono il lutto. Ma la morte è un dolore condiviso. Tutti soffriamo. Proprio per questo, pianto, paura e rabbia sono elementi che abbattono barriere, confini e usanze: caratterizzano tutte le morti.

Inoltre, la fase di lutto è vista come un insieme di compiti o fasi, come una sequenza preimpostata che tutti rispettano. Alla fine, ciò che differenzia la gestione della morte è la preparazione alla cerimonia e il post, quando è finito tutto e bisogna fare i conti col dolore.

In una società dove ci sentiamo più soli che mai, trovare il giusto metodo per affrontare una simile perdita è essenziale. 

Come detto sopra, gli occidentali tendono a farsi grandi e grossi per affrontarla, dimenticando che la sofferenza fa parte dell’umano e non va respinta ma osservata a testa in giù, cambiando prospettiva. Se c’è sofferenza, significa che prima c’è stata felicità. Si sente la mancanza della felicità, del defunto. Si piange, ci si dispera, ma ciò potrebbe diventare il motore che spinge a continuare a vivere non più per sé ma anche per chi non c’è più, perché i nostri cari vorrebbero davvero vederci sereni.

Con questo non si vuole dire che la morte sia positiva, ma a volte situazioni così negative, se affrontate in maniera differente, possono portare a una svolta nella società, magari mischiando le culture.


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