Teenage Dream Party, perché ci piace ascoltare musica del passato?
La musica e la cultura degli anni 2000 stanno tornando di moda? Non è solo nostalgia ma bisogno di appartenenza e di ricordi condivisi
Qualche tempo fa ho ricevuto un video tramite whatsapp da un mio amico. Era al Teenage Dream Party della sua città e stava cantando un brano tratto da Flor. Mi ha pensata, e dopo avermelo inviato mi ha dato il suo feedback - più che positivo - dell’evento. Il gesto mi ha fatto piacere e, superati i primi minuti da fangirl, mi sono chiesta perché ci attragga così tanto un festival simile. Nostalgia? Forse. Se così fosse, mi dichiaro colpevole dati i miei recenti rewatch.
È indubbio che rispetto al passato (e non bisogna andare troppo lontano), la fruizione della musica sia cambiata. Dai dischi, ai dispositivi fino alle applicazioni, i brani hanno deviato verso l’immaterialità completa.
Eppure, come ci insegna Simmel, la moda passa e poi ritorna, e questo vale anche per le abitudini musicali. Nessun brano è davvero “vecchio”, e le immortali sigle dei cartoni animati ne sono un esempio.
Qui si colloca il Teenage Dream Party, l’evento che ci ricorda il lato più spensierato della nostra infanzia e della nostra adolescenza.
Teenage Dream Party, una grande festa amatoriale
Il Teenage Dream Party coinvolge per l’Italia (e oltre) giovani fino ai trent’anni. Si è diffuso nell’ultimo anno e mezzo, e ha fatto tappa in diverse città italiane. Viene definita una grande festa. La musica è garantita, ma anche i gadget non mancano. È possibile, infatti, acquistare in appositi stand tutti prodotti che riportano in auge le serie degli anni 2000 trasmesse prevalentemente su Disney Channel. Eppure, l’intrattenimento americano non è il solo protagonista: i giovani presenti all’evento, cantano brani pop latinoamericani, sigle di fiction italiane e anche di cartoni animati. Sul palco sono presenti vocalist e ballerini (non professionisti), che animano in modo coinvolgente la serata senza lasciare nessuno immobile o a bocca chiusa.
Come è iniziato il successo?
È stata Valentina Savi, grafica di Livorno, a partorire l’idea di questa “grande festa”. Nessuna traccia di nostalgia, anzi. Il Teenage Dream è un evento in cui si fa amicizia e dove il senso di appartenenza è forte e condiviso a partire dal mezzo musicale. Ciò che caratterizza la serata è inoltre l’aspetto amatoriale. Canto e ballo si fondono sul palco, e l'obiettivo finale è quello di divertire e di divertirsi. È su questo punto che Valentina Savi si sofferma, specificando (in una intervista a Il Post) che nessun membro della crew è un professionista. Perché? Per azzerare le distanze fra lo stage e il pubblico. Una grande festa insomma, in cui tra amici si balla e si canta senza vergogna.
La musica degli anni 2000 gira l’Italia e si muove nel mondo
Il primo Teenage Dream risale a gennaio 2023, e Livorno è stata la prima tappa (subito sold out). Col passare del tempo, l’evento ha girato altre città italiane e ha accolto i volti più noti delle serie. Da Milano a Catania, questa grande festa ha fatto divertire tutto lo stivale.
Recentemente sono state ospitate le protagoniste de “Il mondo di Patty”: Brenda Asnicar (la divina Antonella) e Laura Esquivel (la popolare Patty). Il format ha oltrepassato il confine italiano, raggiungendo Londra e Amsterdam. Il calore degli italiani all’estero è stato tale che Valentina Savi sta pensando di riproporlo.

Dall’account Instagram teenagedreamparty
Ad ogni canzone un ricordo… condiviso
Nadie pasa de esta esquina, aquí mandan las divinas porque somos gasolina, gasolina de verdad.
Se l’hai letta cantando, allora il Teenage Dream può essere l’evento a cui vale la pena partecipare.
Perché, però, abbiamo così bisogno di tornare indietro?
Non è indispensabile ma un bisogno. Dato che il presente è legato a doppio filo col passato, voltiamo lo sguardo alle nostre spalle per cercare risposte, ma anche ricordi.
Torniamo indietro per riappropriarci di chi siamo stati, e per capire chi siamo. Lo facciamo nell’incertezza, cercando punti saldi e ricordi felici. Ne ha scritto Francesco Rocchetti per la rivista “Il Capitale Culturale: Studies on the Value of Cultural Heritage”:
[…] «La memoria opera sia come strumento per il recupero, più o meno consapevole, di informazioni o di procedure, sia come presupposto per la percezione di continuità del Sé nel tempo». […]
Cantare e ballare in compagnia ci permette di costruire un senso di appartenenza condiviso, e di accedere a ricordi collettivi. Son come te, sei come me. Tale senso di appartenenza è determinato dalla connessione emotiva condivisa (e non solo). Ciò significa che avere in comune con gli altri una storia, un ricordo o un sentimento ci permette di creare la nostra identità individuale, che è anche sociale. Singolo e gruppo si influenzano così a vicenda, completandosi. A questo si aggiunge il fatto che attraverso il gruppo il singolo può trovare il soddisfacimento dei propri bisogni.
Partecipare al Teenage Dream Party è entusiasmante perché guardandosi attorno si trovano prevalentemente coetanei cantare a squarciagola canzoni che hanno fatto parte anche del proprio percorso di crescita. Il senso di appartenenza determina inoltre la costruzione di un sistema di relazioni capillare, in cui il senso di solidarietà e mutuo aiuto si può inserire.

Dall’account Instagram teenagedreamparty
Questo è particolarmente evidente nella fase adolescenziale, dove i ragazzi attraverso il mezzo musicale e il confronto tra pari cercano di costruire sé stessi e le relazioni con gli altri. Il senso di appartenenza e il bisogno di affiliazione sono tali da riscontrarsi particolarmente nella risonanza emotiva che la scelta di un brano porta con sé. Scrive a riguardo Andrea Ricciotti nel suo libro Musicoterapia:
[…] «La musica riflette le caratteristiche individuali, i testi ed i significati rappresentano stili di vita e ideologie ai quali gli adolescenti fanno riferimento e a cui si aggrappano nel tentativo di immedesimazione, e alla disperata ricerca di una risposta che li soddisfi, alla domanda cruciale: “chi sono io?”» […]
In questa cornice, la musica trova uno spazio dominante. È un mezzo (anche) ludico di comunicazione, e ciò appare evidente nel Teenage Dream.
Insomma, se ricordi ancora la sigla di Dragonball va bene. Tornare al passato ci aiuta a mantenere dei punti saldi, di ancoraggio. Il tempo passa, è vero. Ma guardare al nostro sé bambino, fa stare bene il nostro sé di oggi. Meglio ancora se in compagnia. È così che si spiega il successo del Teenage Dream Party.
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