Subculture della Gen Z: chi siamo davvero?
Se dovessimo descrivere la Gen Z con una parola, quale sarebbe?
Nell’era del digitale, le subculture dei giovani si sono moltiplicate ed è cambiata anche la loro diffusione. Ma forse, qualcosa in comune con quelle dei nostri genitori ce l’hanno.
Subculture anni 2000: la svolta digitale
Le subculture che caratterizzano questi ultimi anni sono molto variegate e sembrano concentrare al loro interno un po’ dell’“old style” in una chiave del tutto nuova.
Pare, infatti, che le generazioni attuali preferiscano eliminare ogni stigma culturale, riportando in prima posizione tutti quegli elementi per troppo tempo dimenticati.
Quali sono queste subculture?
Le streghe sono tra noi
A qualcuno sarà sicuramente capitato di imbattersi negli hashtag come #witchtok sull’app di TikTok: chi segue questa tendenza si dedica al mondo del neopaganesimo, della stregoneria, dell’astrologia o cristalloterapia. Gli account dedicati a ciò insegnano incantesimi con cui si può ottenere denaro o felicità.
Questa subcultura si manifesta con un interesse mirato a ciò che concerne l’Universo, le energie, il cosmo. Mira ad approfondire ciò che l’umano normalmente non comprende, sfondando le barriere del conosciuto per addentrarsi in territori che ci sembrano lontani e inesplorati.
Quello che sembra solo un trend di TikTok in realtà ha conseguenze sulla realtà, in quanto il #witchtok offre una visione del mondo del tutto distaccata da ciò a cui siamo abituati. Permetterebbe, infatti, di allontanarsi dal nichilismo da cui la nostra società sembra essere affetta.
I gymbro e le loro gymgirl
Una subcultura che si è diffusa sempre di più negli ultimi anni nasce principalmente in palestra. La corrente dei gymbro - o, al femminile, delle gymgirl - raggruppa tutte le persone che scelgono di dedicarsi alla palestra e all’allenamento. A voler essere pignoli, il termine indicherebbe un amico o amica con cui andare in palestra e tenersi in forma, ma ultimamente viene adottato per indicare chiunque abbia come hobby l’allenamento in sala pesi.
Quest’ultimo è il luogo in cui questa subcultura nasce e prolifera: se l’interesse per questo stile di vita si rafforza, capita che i gymbro portino i loro contenuti sui social per promuovere il fitness.
- Per approfondire il fenomeno dei gymbro, dai un’occhiata anche a: Gymbro, la mascolinità tossica sta colpendo anche te?
È trap
Passando nell’ambito musicale, non possiamo non citare il mondo della trap e tutto ciò che ne consegue.
Il genere musicale è un noto sottogenere dell’hip-hop, e con un pizzico di rap si ottengono molto autotune e basi elettroniche. In Italia, uno dei trapper più famosi porta il nome di Sfera Ebbasta e ha dato al genere musicale un nuovo volto: gioielli costosi sono il sinonimo di avercela fatta. La trap nasce come espressione musicale dei ragazzi di periferia, con toni un po’ più eccentrici del rap.
Chi si inserisce in questa subcultura veste capi griffati, con i nomi dei brand in bella vista, indossa gioielli in oro luminosi e, a volte, i tanto nominati grillz, un ricalco della propria dentatura che può essere in oro o argento.

Le subculture nuove… o quelle “vecchie”?
Non sarebbe certo una novità prendere ispirazione dai propri genitori: quante volte abbiamo sentito le frasi “Questo andava di moda ai miei tempi!”, oppure “Per questa canzone ne hanno campionata una degli anni ‘80”?
Come veniva anticipato nel primo articolo , lo scopo di questa rubrica è analizzare se esista un punto di incontro tra le subculture che hanno fatto la storia. Ne esistono alcune, infatti, che proliferavano già nella vita quotidiana dei nostri genitori.
I maranza
Un termine che ritroviamo ovunque: pronunciato da noi, scritto sui giornali, sui social. È una moda e una condanna, per alcuni.
La subcultura dei maranza indica quei gruppi di ragazzini che si divertono a creare disagi nelle città. Viene utilizzato per i fenomeni di microcriminalità, in particolare nel Nord Italia.
Chi si identifica in questo gruppo veste tute in acetato, borselli di marche spesso fasulle e giubbini smanicati.
Ma il termine non è certo nuovo: negli anni ‘80 e ‘90 veniva usato per quelli che oggi sarebbero i “tamarri”, in riferimento alla vita notturna nei locali. Una connotazione leggermente diversa, seppur entrambi indichino gruppi di adolescenti che si sentono liberi di fare ciò che vogliono.
Gli emo 2.0
Com’è che si dice? Chi non muore si rivede?
Anche la subcultura emo non è scomparsa ma anzi, in una chiave del tutto social è tornata prepotente nella vita della Gen Z.
Questa nuova (o vecchia) corrente è stata riportata in auge dal cantante Machine Gun Kelly o da LilHuddy, mentre in Italia abbiamo gruppi come La Sad o cantanti come Naska - che, non a caso, sono tutti amici.
La musica emo di adesso cerca di avvicinarsi di più al sottogenere della trap, ciò che va di più tra la Gen Z, ma mantiene le sonorità che caratterizzano questo storico genere musicale.
Lo streetwear
Sì, anche negli anni ‘90 si indossavano i pantaloni baggy e le felpe extralarge. Lo streetwear è una subcultura principalmente nel campo della moda di cui fanno parte anche quelli che vengono definiti gli hypebeast, coloro che sono appassionati dell’acquisto di capi di moda in edizioni limitate e griffati, si vestono, appunto con ciò che è in hype, ossia in tendenza.
Negli anni, lo stile è cambiato. Oggi I capi street non hanno più loghi troppo appariscenti ma optano per dei look più minimal.
Rispetto a vent’anni fa, gli outfit streetwear attuali risultano più armoniosi e meno “scombinati”. Forse sono il riflesso della nostra società.

La svolta post-subculturale
In uno studio di Paolo Magaudda e Lucio Spaziante, rispettivamente professori di sociologia e semiotica, apprendiamo che, sebbene in passato le subculture siano state interpretate attraverso gli studi di Birmingham, verso la fine degli anni ‘90 si è arrivati ad adottare l’approccio post-subculturale.
Le subculture riportate nel primo appuntamento di questa rubrica, infatti, erano state analizzate secondo l’approccio di Birmingham: erano una forma di resistenza contro la cultura tradizionale dei propri genitori.
Con l’avvento di internet e dei social media, questi fenomeni hanno subìto inevitabilmente dei profondi cambiamenti, sradicando le radici conosciute finora per approcciarsi a nuove prospettive culturali.
L’approccio post-subculturale posiziona queste subculture nello schema di eventi fugaci e momentanei, che si sviluppano online e non in un luogo fisico, impedendone quindi una forte radicalizzazione, come invece è accaduto per le subculture passate.
Le comunità online
Oltre alle subculture citate sopra, quelle più “realistiche” che possiamo toccare con mano, ne esistono altre ugualmente inserite all’interno della Gen Z, che sono riuscite a ritagliarsi una fetta per sé.
Si tratta dei fandom, delle comunità nate online accomunate dagli stessi interessi. Posso essere in riferimento a un cantante o band, come il fandom delle Directioners, fan del gruppo dei One Direction, oppure a uno stile di vita.
Da un lavoro dello studioso John Fiske apprendiamo che nei fandom, i fan interagiscono tra loro per accumulare quello che viene definito come capitale culturale, vale a dire tutte quelle informazioni specifiche dell’oggetto di interessamento di una subcultura, ma che non sono condivise dal resto della società.
I media giocano un ruolo fondamentale in queste subculture nate online: in un fandom, può capitare ci sia qualcuno incaricato di tenere aggiornata l’intera comunità, così l’app o il sito in cui ciò accade diventa il luogo principale in cui si ritrovano i fan.

Le subculture della Gen Z: come ci definiscono?
Rispetto agli anni passati, le subculture si sono moltiplicate grazie ai social: è sempre più facile trovare persone con gli stessi interessi e sviluppare un senso di comunità.
Come per ogni cosa, però, c’è un rovescio della medaglia. La velocità dei trend e della società stessa in cui siamo inseriti non permette che le recenti subculture prendano piede in maniera più o meno permanente. È facile che presto cadano nel dimenticatoio.
Al contrario, se chiedessimo ai nostri genitori dei gruppi della loro gioventù, se li ricorderebbero perfettamente. Il luogo fisico apre la strada all’affermazione: diventa inevitabile che entrino nella memoria collettiva.
Ecco che allora la Gen Z è costellata di subculture, di stili di vita, di possibilità e interessi, ma tutto effimero. Il grande ricambio che c’è potrebbe rendere le persone insicure sulle proprie passioni, poiché dove prima c’era gruppo e comunità, ora non c’è niente.
Forse, la svolta potrebbe essere attribuire un luogo nella “vita reale” a tutte le subculture nate online, in modo che queste possano affermarsi all’interno della società e perdurare nel tempo. Al contempo, mettendo radici avrebbero la possibilità di svilupparsi e, perché no, modificarsi nel tempo, adattandosi ai cambiamenti a cui la nostra società è continuamente sottoposta.
Come accaduto per la subcultura emo, riportata in auge negli ultimi anni in una chiave del tutto nuova e al passo coi tempi: niente ciuffo nero che copre gli occhi o vulnerabilità perenne, solo qualche outfit che richiami una mascolinità androgina ma più gender-fluid, senza restrizioni particolari.
Saper adattare le vecchie subculture ai tempi odierni, è forse la chiave per far incontrare persone di generazioni diverse?
Le foto presenti in questo articolo provengono da internet e si ritengono di libero utilizzo. Se un’immagine pubblicata risulta essere protetta da copyright, il legittimo proprietario può contattare lo staff scrivendo all’indirizzo email riportato nella sezione “Contatti” del sito: l’immagine sarà rimossa o accompagnata dalla firma dell’autore.
Mi piace: 0
Commenti: 0
