Le subculture dagli anni ‘80 fino ai primi del 2000

Un viaggio tra le subculture giovanili che hanno fatto la storia. Siamo sicuri siano lontane da noi?

Spesso ci ritroviamo a criticare le nuove mode, le nuove subculture, poiché appaiono lontane dalla nostra. Ne siamo sicuri?

La rubrica SubSocio si impegnerà per indagare e analizzare le subculture più diffuse, del passato e di oggi, per trovare il filo rosso che le unisce.

 

Subculture: che cosa sono?

 

Le persone di una società tendono a riunirsi in gruppi che ritengono affini a loro. Condividere credenze e interessi è fondamentale per avere il senso di unione che tutti gli umani ricercano.

Le subculture sono proprio questo: un gruppo di persone unito da attività, estetiche e stili di vita che si distinguono dalla cultura dominante

Il termine è stato coniato negli anni Venti e inizialmente era solito indicare le bande criminali, o comunque dei gruppi di persone interessati a compiere atti devianti.

Negli anni, le subculture si sono moltiplicate. Alcune sono rimaste circoscritte alla zona in cui sono nate, mentre altre sono riuscite a conquistare anche quella fetta di persone che occupavano zone lontane.

 

Anni ’80

 

Se chiedessimo ai nostri genitori quale tipo di persone ricordano meglio della loro giovinezza, sicuramente risponderebbero i paninari. Una subcultura che si distingueva dal resto per la sua spiccata eleganza. Appartenevano all’alta borghesia milanese e si riconoscevano dall’intramontabile bomber e dalle Timberland sempre ai piedi.

Il nome deriva dal loro punto di ritrovo: i Burghy, un termine che indicava i moderni fast food.

Il consumismo americano che andava dilagando durante gli anni ’80 era perfettamente rappresentato da questa categoria di persone.

Ma non era certo l’unica subcultura. Troviamo anche i metallari, giubbotti con borchie, anfibi e appassionati alla musica hard-core. Gli Skinheads erano chiamati così per la loro capigliatura rasata e indossavano jeans con anfibi.

I punk erano un gruppo anglosassone, tra i primi diffusosi in tutta Europa poi, direttamente collegato al genere musicale di cui il nome. Gruppi come i Sex Pistols o The Clash erano i portavoce di questa subcultura, caratterizzata da stile total black e capelli a cresta.

 

Anni ’90 e 2000

 

Negli anni ’90 si respirava un’aria un po’… dark. Tra le subculture principali troviamo i Cybergoth: estetiche goth con un po’ di punk, questa corrente voleva rappresentare la volontà di fuga dei ragazzi dallo stile tradizionalista della società.

I Gabber invece rappresentavano la subcultura della musica hardcore. I rave party nati in Inghilterra si spostarono in Olanda, da cui poi partì la diffusione. Spesso, ai Gabber, viene attribuito un ampio uso di droghe e violenza.

Tra le subculture più diffuse nel primo millennio troviamo gli emo, diffusa già in America dagli anni ’80. In Italia trovavamo artisti come i Finley e i Dari che, seppur non abbiano raggiunto un enorme successo, per gli adolescenti del tempo hanno costituito una pietra miliare. Si presenta come una versione più introspettiva della cultura rock, trattando le tematiche più calde della vita di un adolescente: chi faceva parte della categoria degli emo aveva lunghi ciuffi e capelli neri, un trucco pesante e le immancabili converse ai piedi. My Chemical Romance, Blink-182, Tokio Hotel, sono solo alcune delle band che hanno contribuito a diffondere questa subcultura.

 

Come sono nate le subculture?

 

Le subculture altro non sono che una forma di etichettamento che le persone appartenenti a quel gruppo utilizzano per allontanarsi dalla “normalità”. 

Secondo gli studi del sociologo e criminologo Albert Cohen, le subculture riconosciute dalla società spingono gli individui che ne fanno parte a creare un rapporto di dipendenza gli uni con gli altri per convalidare maggiormente questo stile di vita.

Da cosa nasce questo bisogno di differenziazione?

Il Centre for Contemporary Studies, fondato dal sociologo Richard Hoggart nel 1964, ha tentato di trovare una spiegazione al fenomeno attraverso le classi sociali.

L’industrializzazione e le aspettative più alte in materia educativa hanno dilatato il lasso di tempo che intercorreva tra l’infanzia e l’adulto, dando la possibilità ai giovani di scoprirsi.

Lo stato di benessere che si raggiunse nel dopoguerra portò a una netta spaccatura tra i genitori e la nuova generazione, motivo per cui i giovani sentirono il bisogno di creare una nuova classe operaia. Questa nuova classe sociale venne formandosi non con la rottura delle precedenti norme sociali, quanto più dalla creazione di stili, look e modelli culturali.

 

Largo ai giovani

 

I veri protagonisti di questo studio sono proprio i giovani: è questa la categoria di individui che fa nascere le subculture o che ne prende parte. Questo aspetto è molto importante, poiché capire le subculture significa anche interpretare la loro soggettività.

I giovani dispongono di più tempo libero che può essere impiegato nella ricerca di una propria identità. Attraverso gli sport, gli hobby e gli amici, un adolescente impara a conoscersi e a entrare in contatto con il mondo.

Secondo la docente Sviatlana Likhachova della Mogilev State University, i giovani sono destinati ad assorbire l’esperienza delle generazioni precedenti; ma come abbiamo visto, le subculture nascono come forma di ribellione da quanto conosciuto fino a quel momento, quindi questa conflittualità evidenzia come spesso, per i giovani, sia difficoltoso integrarsi nella società.

 

·   Leggi anche: Giovani di oggi contro giovani di allora

 

La solitudine è una brutta bestia

 

Ttutti, almeno una volta, ci siamo sentiti soli. Paradossalmente, nonostante l’uomo sia considerato un animale sociale, la solitudine è un sentimento che conosciamo fin troppo bene.

La difficoltà nell’integrazione sociale può portare gli individui a sentirsi soli, appunto, con una consistente perdita di autostima e fiducia in se stessi. Ciò che le persone, i giovani, in questo frangente, si ritrovano a vivere è una sensazione di disagio emotivo dovuto alla disconnessione sociale che ci si ritrova a vivere.

Ecco che ricercare altre persone con i nostri stessi interessi e ideali diventa fondamentale per uscire da questa prigione. 

Le subculture rappresentano questo: un modo per evadere dalla solitudine che colpisce i più giovani, facendoli sentire emarginati rispetto al resto della società.

Il gruppo è un potente alleato dell’essere umano perché permette di far emergere l’identità di ognuno di noi.

 

La formazione dell’identità

 

Famiglia, amici, scuola. Sono solo alcuni dei gruppi che occupano il contesto dell’adolescente.

L’individuo si mette in relazione con la struttura sociale per individuare la propria personalità, conoscendosi attraverso gli altri e apprendendo nuovi ruoli.

Gli adolescenti tendono a calibrare i propri atteggiamenti in base a come gli altri rispondono ai comportamenti: se sentono accettazione nel gruppo in cui stanno cercando di inserirsi, allora continueranno ad adottare gli stili della subcultura di riferimento.

e…oggi?

 

Le subculture possono essere distinte tra loro anche in base allo stile. I paninari erano riconoscibili dalla loro eleganza, e alcuni dei loro tratti distintivi li ritroviamo tuttora nei negozi.

Il bomber verde militare, poi riproposto in molte altre colorazioni, era un loro simbolo che, a distanza di quarant’anni, viene ancora usato.

O ancora, gli anfibi dei metallari ora li ritroviamo ai piedi di molte persone, anche se non si dedicano all’ascolto del metal. Certo, se abbinati a borchie e total black possono ancora richiamare un po’ il dark, ma oggi gli stili vengono spesso presi e rimescolati, proponendo nuovi usi e interpretazioni di determinati capi.

Oggi, se una persona ha il buzzcut, i jeans e gli anfibi, raramente viene identificata come Skinhead, in parte perché le subculture sono cambiate, e in parte perché dipende molto anche dall’attitudine delle persone nell’avere un certo tipo di abbigliamento.

 

In questo primo episodio della rubrica SubSocio abbiamo analizzato le principali subculture che hanno fatto la storia della nostra società. 

Alcune le ritroveremo anche nei prossimi episodi, in quanto le radici che hanno piantato sono molto resistenti, arrivando fino ai giorni nostri.

Ciò che è chiaro è che per i giovani, le subculture sono necessarie per poter scovare dentro di sé la propria essenza.

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