Siamo sempre più alla ricerca di secondi lavori, meglio se online

Secondi lavori, preferibilmente online: è questa la nuova realtà di una generazione, quella Z, alle prese con un mondo ormai mutato e sempre più digitale.

La Gen Z, che comprende tutti i nati dal 1995 al 2010, è una generazione che, tra le infinite critiche da parte delle generazioni precedenti, si sta pian piano ritagliando un proprio spazio nel mondo, conquistando sempre maggiore indipendenza.


Secondi lavori, soprattutto online

Il ruolo centrale ricoperto dalla tecnologia ha di certo segnato la crescita dei “Centennials” che, ora maturati, sfruttano i mezzi a propria disposizione per riuscire ad ottenere delle entrate extra che, in alcuni casi, si tramutano in veri e propri secondi lavori, affiancati a quelli, per così dire, tradizionali. I motivi dietro questa scelta non sono tuttavia solo relativi ad un generale spirito di intraprendenza che caratterizza questa generazione.

Viviamo in una società che, seppur avanzando a livello tecnico e demografico, riesce ad offrire una qualità di vita decisamente inferiore rispetto ai decenni passati, e ad essere colpiti sono proprio i giovani adulti di oggi. Spesso, infatti, riuscire ad avere una propria indipendenza, che comporti comprare o affittare una casa propria o addirittura sostenere una famiglia, risulta ai limiti del possibile se a disposizione si ha un’unica entrata. Ecco che la Generazione Z ha imparato, anche per necessità, a diversificare i propri rendimenti finanziari, sfruttando al meglio le opportunità offerte da internet.


Il ruolo dei social

Eventi difficili come la grande recessione del 2007-2013 prima, e la pandemia poi, hanno segnato indelebilmente la crescita, personale e lavorativa, della Gen Z. E, se è vero che tanti erano ancora troppo giovani per viverne le conseguenze, altrettanto numerosi sono stati gli Zoomers a subìre la perdita del posto di lavoro. Ciò ha contribuito a ricercare, come anticipato in precedenza, entrate diverse, e i social hanno rappresentato per molti l’opportunità giusta da cogliere. Sembra infatti che, tra i giovani adulti, lavorare con i social sia la scelta più diffusa: c’è chi si occupa, per esempio, della creazione diretta di contenuti o chi, invece, è riuscito a sviluppare una propria rete di consulenza riguardo svariate mansioni. Le aziende, infatti, hanno già da tempo compreso a pieno l’importanza dell’immagine social per lo sviluppo del proprio brand, e sono sempre di più le realtà che si affidano a social media manager per curare al meglio le proprie vetrine virtuali. E non c’è profilo migliore di un giovane che ha vissuto la nascita e l’evolversi di queste piattaforme.


Non tutto è oro ciò che luccica

Per quanto una propria indipendenza lavorativa sia fondamentale, è bene mettere in luce gli aspetti negativi che riguardano il tema affrontato. 

Innanzitutto vi è un problema strettamente culturale. Sui social stanno dilagando, ormai già da tempo, le figure di quelli che si autodefiniscono “mentori della finanza”, ovvero personaggi che, promettendo guadagni assicurati, promulgano ai malcapitati videocorsi (in alcuni casi costosissimi), facendo leva sulla necessità di guadagni comodi e veloci e sfruttando il fattore social per persuadere i propri seguaci. Infatti, queste figure non si limitano soltanto alla promozione dei propri prodotti, ma creano contenuti ad hoc per plasmare culturalmente il potenziale cliente, trasmettendo ideali, stili di vita e fantomatiche ambizioni decisamente lontani dalla realtà e politicamente (ed umanamente) pericolosi. Ad essere vittime preferite sono proprio i più giovani, che diventano veri e propri imitatori di idee distorte e deleterie.


Il pericolo truffa

Ma, su internet e sui social, a diffondersi a macchia d’olio sono anche altri tipi di truffe, come i classici schemi piramidali, conosciuti anche come schemi Ponzi. È importante, però, compiere una distinzione. Gli schemi piramidali truffaldini non sono altro che una distorsione illegale di quello che è definito network marketing. In sostanza, il network marketing è basato sulla vendita di un prodotto o servizio, posando le proprie fondamenta su una fitta rete di rivenditori indipendenti che, vendendo per conto di un’azienda produttrice (o azienda “madre”), guadagnano sulle provvigioni derivanti dalla vendita di un bene ceduto ai propri contatti. 

Ciò che distingue il network marketing, o multi-level marketing, da uno schema Ponzi è sostanzialmente lo scopo della rete: in quest’ultimo vi è come unico fine il guadagno da parte del creatore dello schema che, non a caso, richiede sempre una quota d’ingresso, definito “investimento iniziale”, da parte dei nuovi arrivati, promettendo loro guadagni inesistenti attraverso il reclutamento di nuovi contribuenti.  

E questo genere di truffa è solo la punta dell’iceberg di un mondo, quello delle truffe online, molto più profondo e articolato, sempre più problematico.

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