Le rinnovabili si possono stabilizzare tramite uno scarto del nucleare?

Quando si parla di transizione energetica ci troviamo sempre di fronte allo scontro tra team rinnovabili e team nucleare. In questo caso, però, le potremmo vedere lavorare insieme.

Quando si parla di crisi climatica, le emissioni del settore energetico sono una delle prime cose che ci vengono in mente come concausa. La transizione energetica non è negoziabile e la ricerca e il potenziamento delle fonti di energia alternative al fossile sono dei punti fondamentali.

In questo quadro le rinnovabili svolgono un ruolo fondamentale nel perseguimento della decarbonizzazione e grazie a una ricerca realizzata dalla Japan Atomic Energy Agency, potremmo avere la possibilità di potenziare la produzione di energia eolica e solare.

La soluzione proposta è l’utilizzo dell’uranio impoverito - materiale di scarto della produzione nucleare - per creare delle batterie ricaricabili in grado di stabilizzare l’energia proveniente da fonti rinnovabili. Vediamo come.

Rinnovabili: renderle più efficienti con l’uranio impoverito

Dal Giappone arriva una nuova proposta per migliorare l’efficienza dell’energia rinnovabile, in particolare solare ed eolico. Un team di ricercatori della Japan Atomic Energy Agency ha infatti sviluppato un prototipo per un nuovo tipo di batteria ricaricabile partendo dall’uranio impoverito.

L’energia proveniente da fonti rinnovabili - come eolico e solare - dipende e viene influenzata dalle condizioni metereologiche, motivo per cui la sua produzione può essere instabile - spiegano i ricercatori. Per stabilizzarla, quindi, sono necessari dispositivi che permettano l’accumulo di energia, per questo motivo lo sviluppo di nuove tecnologie si sta muovendo anche nella direzione di batterie ricaricabili.

I ricercatori della JAEA ne hanno quindi sviluppata una che utilizza l’uranio come materiale attivo dell’elettrodo negativo e il ferro di quello positivo, testandone le prestazioni: la batteria è stata caricata e scaricata dieci volte e ne sono emerse prestazioni più o meno invariate, mostrando - riporta il team di ricerca - delle caratteristiche di ciclicità abbastanza stabili.

Da dove nasce l’idea di utilizzare l’uranio impoverito

L’uranio impoverito è un sottoprodotto della produzione di combustibile nucleare che non può essere riutilizzato nei reattori stessi, che sono ad acqua leggera. In Giappone ne sono presenti 16.000 tonnellate: da qui l’idea - nata già negli anni 2000 - di utilizzarlo come nuova risorsa.

Da materiale di scarto e inutilizzato, quindi, potrebbe avere le potenzialità di controllare la potenza delle risorse energetiche rinnovabili e di contribuire - affermano i ricercatori - alla costruzione di una società decarbonizzata.

Le rinnovabili in Italia: come procede la transizione energetica

Nel frattempo, Italy for Climate ha pubblicato un report intitolato “I 10 trend sul clima in Italia”, mostrando la situazione del nostro Paese a fronte della crisi climatica e degli eventi a essa correlati. I dati - al 2024 - mostrano un aumento di eventi estremi e siccità e un minimo calo delle emissioni (-2,3%).

Allo stesso tempo, però, si registra un aumento dell’energia proveniente da fonti rinnovabili: abbiamo 7,5 GW di nuovi impianti eolici e fotovoltaici. A trainare questo aumento è proprio il solare con +6,8 GW. 

L’aumento della produzione di energia rinnovabile è stata centrale per il nostro Paese

Le rinnovabili hanno inoltre contribuito alla produzione di energia elettrica per ben il 49%, concorrendo alla progressiva decarbonizzazione del settore elettrico. Numeri record anche a fronte dell’aumento del 2,2% della domanda di elettricità. Ma non è tutto.

La crescita delle rinnovabili ha anche portato - nel 2024 - alla riduzione della dipendenza energetica dall’estero, data dall’importazione di combustibili fossili, confermando che questa è la strada giusta da percorrere se vogliamo perseguire gli obiettivi dell’Agenda 2030. 

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