Quanto ci costa fumare?

Fumare è un vizio che ha buona parte della popolazione. Ma in termini economici, quanto incide questa abitudine?

Sabato 31 maggio si celebra la Giornata mondiale senza tabacco. L’anno scorso abbiamo indagato le cause sociologiche e culturali, ma fumare ha intaccato molti aspetti della nostra società, in particolare quello economico.

 

Fumare: perché è un fenomeno che resiste?

 

La prima domanda che sorgerebbe spontaneo porsi sarebbe: “Perché scegliamo di fumare se è qualcosa di dannoso per la nostra salute?”. Ebbene, l’essere umano, oltre che essere incoerente, si ritrova anche a dover fare i conti con il resto degli individui che formano la società.

In questo articolo indagavamo uno degli aspetti principali che ha fatto sì che fumare si ancorasse alla nostra società: spesso risulta un ottimo metodo di aggregazione tra persone. 

Avere già tra le mani qualcosa per cui si possa iniziare un discorso è uno dei motori che spinge le conversazioni tra le persone. La sigaretta e l’accendino sono un buon calcio d’inizio, così come aiutano a creare una memoria collettiva del gruppo se la maggior parte dei componenti fuma. L’immagine del gruppo di amici che si ritrova per fumare una sigaretta è esattamente il potere che questo gesto ha: all’apparenza banale, dà alle persone qualcosa da fare, qualcosa per cui si possa dire “Sto uscendo per fare qualcosa” e riempire il proprio tempo.

 


l Per approfondire la nascita del tabagismo, leggi qui: Il vizio di fumare: quando e perché nasce?

 

L’economia italiana del fumare

 

In una società tutto è interconnesso, perciò non sono solo gli aspetti culturali, quelli influenzati dal fumare. 

I prezzi delle sigarette si alzano sempre di più: nell’elenco pubblicato dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli, possiamo osservare come un solo pacchetto arrivi a cifre da capogiro come €6.

Negli anni è aumentato anche il consumo di sigarette, arrivando a 12,2 al giorno; un quarto dei fumatori arriva a fumare anche un pacchetto intero al giorno. 

È chiaro che l’economia individuale e famigliare venga inevitabilmente intaccata. 

 

Quanto incide economicamente fumare su una famiglia italiana?

 

Consideriamo come mese base uno formato da 30 giorni, un individuo spenderebbe all’incirca €200 solo per fumare, che all’anno si tradurrebbero in €2.190. Le spese ovviamente variano a seconda della frequenza con cui una persona fuma.

Il report compilato da Federconsumatori, un’associazione a scopo informativo, considera anche i costi delle sigarette senza combustione: i pacchetti costano in media 0.20 centesimi in meno rispetto a quelle tradizionali, ma a questo costo bisogna aggiungere quello del dispositivo che permette di fumarle, perciò annualmente, considerando sempre una persona che consuma un pacchetto di sigarette al giorno con un dispositivo di fascia media, le cifre si aggirano attorno a €2.077. C’è da sottolineare che una volta acquistato il dispositivo, esso può essere tenuto e riutilizzato, quindi il costo che persiste è solamente quello delle sigarette.

 

Il fumo nel mondo: i dati

 

Non fumiamo solo in Italia, ovviamente. Il mercato del tabacco è globale ed è uno dei più redditizi.

Un report dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ci fa sapere che nel 2020, i consumatori di tabacco nel mondo erano il 22,3%, con il 36,7% degli uomini e il 7,8% delle donne.

Il consumo di tabacco costituisce una forte minaccia per le famiglie di tutto il mondo, poiché distrae dalle spese necessarie per sopperire al bisogno di nicotina.

Diventa quindi necessario capire se fumare incida in maniera differente a seconda dello status sociale degli individui.

 

Esiste una correlazione tra stato socioeconomico e fumare?

 

Un gruppo di ricercatori ha cercato di individuare una possibile correlazione tra la condizione economica di un gruppo e il consumo di tabacco. Lo studio ha coinvolto più di 6000 intervistati sparsi in tutto il mondo, per dare uno sguardo globale al fenomeno.

In generale, si può affermare che il tasso di fumo è maggiore nei gruppi a basso status socioeconomico più o meno in egual misura in Regno Unito, Australia, Canada e Stati Uniti.

Gli individui a basso reddito, secondo lo studio, tendono a fumare di più poiché l’accesso alle sigarette è molto più semplice e diretto. Inoltre, la rete sociale di queste persone è spesso formata da altri fumatori, il che rende il processo di sospensione del fumo più difficile o quasi nullo. Come avevamo anticipato nello scorso articolo citato nel primo paragrafo, fumare crea aggregazione ed essere circondati da chi fuma potrebbe aumentare il consumo di tabacco per soddisfare il bisogno sociale di interazioni.

 

Più è basso il reddito, maggiore è lo stress

 

La correlazione dimostrata dallo studio precedente dimostra che il consumo di tabacco sia più diffuso nei contesti in cui le risorse economiche sono limitate. 

Sorge spontaneo chiedersi come mai, in difficoltà economica, gli individui scelgano consapevolmente di spendere i propri soldi in pacchetti di sigarette o tabacco.

Lo status socioeconomico basso può provocare forte stress e ansia dovuti alle condizioni in cui si versa, e ciò potrebbe costituire uno dei motivi per cui si continui a fumare. Diventa un circolo vizioso: si fuma per alleviare lo stress economico, ma la tensione finanziaria aumenta con l’aumento delle spese in sigarette.

 

Fumare come metodo contro l’ansia

 

A livello globale, è socialmente riconosciuto che chi fuma lo fa per “calmare l’ansia”. Le difficili condizioni economiche in cui gli individui riversano aumentano l’uso del tabacco. Infatti, i dati dimostrano che chi soffre del disturbo di ansia ha maggiori probabilità di iniziare a fumare e minori probabilità di smettere: il 37,8% dei fumatori soffre anche di disturbo d’ansia. Il fumo è come una medicina temporanea, più ne assumi più ti cura.

Il motivo psicologico dietro questa dipendenza si nasconderebbe dietro al rinforzo negativo: la quantità di sostanza che viene assunta, in questo caso la nicotina, è misurata in base all’evento da mitigare, cioè l’ansia. 

Man mano che gli individui diventano dipendenti dalla nicotina, arrivano a fumare per rispondere all’assuefazione da nicotina.

 

Heetsina?

 

Nel 2023 l’Istituto Superiore di Sanità ha condotto uno studio sulle abitudini del consumo di tabacco nella popolazione italiana:il 30,2% dei giovani tra i 14 e i 17 anni utilizza almeno un prodotto contenente nicotina e questo dato rende sempre più preoccupata una società in cui si dovrebbe tentare di eliminare un brutto vizio.

Le sigarette elettroniche - come la classica Iqos- hanno portato il numero di fumatori giovani ad aumentare sempre di più, perché vengono inizialmente proposte come un metodo per smettere di fumare. In realtà, ciò che attira maggiormente sono i gusti, per chi non gradisce troppo il sapore del tabacco in bocca, e la facilità con cui si possono reperire i dispositivi.

Da un punto di vista sociale, dispositivi a tabacco riscaldato come la Iqos sono oramai diventati uno status symbol, sono praticamente un’estensione della società odierna.

 

I rischi per la salute

 

Il 31 maggio si celebra la giornata mondiale senza tabacco per incentivare i fumatori a interrompere il circolo vizioso qual è il fumo.

Al termine di queste considerazioni sulle conseguenze economiche che questo fenomeno ha sulle tasche delle persone in tutto il mondo, è bene rinfrescare la memoria anche sulle conseguenze che ha sulla salute.

Una delle malattie maggiormente attribuite all’uso di nicotina è il tumore ai polmoni. Ma non solo, anche buona parte delle malattie respiratorie. Patologie respiratorie, invece, come tosse, catarro o bronchiti ricorrenti, mettono la vita del fumatore a rischio perenne. Accanto alle patologie respiratorie troviamo anche quelle cardiache, come ipertensione, ictus e infarto.

Infatti, i fumatori hanno un rischio di mortalità da 3 a 5 volte superiore rispetto a chi non fuma.

Insomma, fumare è come condannare già dall’inizio la propria vita a un rischio perenne di danni irreversibili alla salute.


Smetto di fumare quando voglio


Le campagne contro il fumo possono essere un valido aiuto a chi cerca di smettere di fumare. L’unione fa la forza, si diceva. Se ci si trova in un gruppo di persone che fumano, smettere potrebbe risultare molto difficile. Anche il contesto fa la differenza: circondarsi di non fumatori potrebbe costituire una valida possibilità per interrompere il circolo vizioso del fumo.

Un fenomeno così ben inserito nella società è però difficile da sradicare, in quanto le persone stesse gli hanno attribuito un vero e proprio valore sociale che è dilagato in tutti gli aspetti di vita quotidiana. 

L’abbiamo constatato con il prezzo delle sigarette aumentato a dismisura che disincentiva sì l’acquisto, ma potrebbe anche indurre gli individui ad adottare altre soluzioni, come i dispositivi a tabacco riscaldato. E quando anche quelle sigarette arriveranno a prezzi folli, nasceranno sicuramente altre opzioni.


In questa importante giornata, cerchiamo di ricordare che per cinque minuti di piacere che può regalare una sigaretta, essi ci costano in altrettanti anni di vita. La salute è ciò che dobbiamo preservare, custodire con cura, perché se manca quella, manca tutto.

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