Paura dei buchi? Potresti convivere con la tripofobia

Oggi scopriamo insieme una condizione rara e particolare, finita in letteratura scientifica da pochi anni: la tripofobia. Che cos’è? Quali sono le cause?

Avete mai sentito parlare della paura di buchi o fori? Se la risposta è no potete stare tranquilli, quella di cui parleremo è una condizione piuttosto rara e ancora dibattuta nella comunità scientifica, la quale non è ancora concorde sui sintomi e sulla classificazione. Ma partiamo con ordine.

Tripofobia: sintomi e possibili cause

Dobbiamo a Geoff G. Cole e Arnold J. Wilkins il merito di aver descritto per primi il fenomeno della tripofobia, fino ad allora assente nella letteratura scientifica. Il loro studio - pubblicato nel 2013 - ha evidenziato le principali caratteristiche della condizione, cercando di rintracciarne le cause.

Quali sono i sintomi della tripofobia?

Per Cole e Wilkins, alcune persone proverebbero sentimenti di disagio e disgusto - con intensità variabile - durante l’esposizione a stimoli visivi che raffigurano fori, buchi, punti ravvicinati e così via. Questi sintomi sembrerebbero quasi totalmente inconsci, con un’assenza di evitamento dello stimolo, tipico delle fobie specifiche. I due ricercatori inglesi hanno inoltre ipotizzato una diretta correlazione tra tripofobia e istinto di sopravvivenza[1] .

La risposta è nell’evoluzione?

Come rilevato nel suddetto studio, gli stimoli visivi che generano disagio e disgusto risultano molto simili a pattern caratteristici di animali pericolosi e piante velenose, oltre che a sfoghi tipici di alcune condizioni patologiche. Tuttavia, negli ultimi anni il fenomeno è stato rivalutato.

Tripofobia… o no?

Nel 2017, tre ricercatori della Zhengzhou Normal University, della Zhejiang University e della Central China Normal University hanno evidenziato come - nonostante il nome - parlare di fobia nel caso specifico della tripofobia sia improprio. Come emerso nel loro studio, la correlazione tra tripofobia e paura di animali, piante e malattie pericolose risulta particolarmente fragile, in quanto la condizione di disgusto sembra essere causata unicamente da precisi pattern visivi. E se è vero che questi ultimi sono riscontrabili in alcune piante e animali pericolosi, è anche vero che le immagini di questi organismi divengono neutre se gli stessi pattern vengono eliminati con editing fotografico[2].

Cosa dice la scienza?

Ad oggi la tripofobia è certamente riconosciuta in ambito scientifico, ma - alla luce di quanto detto - la classificazione a fobia sembra essere troppo forzata, fatta eccezione dei casi più gravi, la cui sintomatologia avvicina maggiormente il fenomeno ad una fobia specifica. Nonostante ciò, il principale manuale diagnostico di riferimento in ambito psicologico - il DSM-5 - non include ancora questa condizione.

Una questione aperta

Lo studio dei tre ricercatori cinesi lascia però ancora margini per un approfondimento specifico. Nulla esclude - infatti - che i sentimenti negativi provati da alcune persone per specifiche immagini e stimoli visivi siano effettivamente un lascito evolutivo, che in età remote risultava utile alla sopravvivenza. A favore di ciò c’è da considerare che - ancor prima dello sviluppo dell’agricoltura - i nostri antenati erano sostanzialmente membri dei cosiddetti popoli cacciatori-raccoglitori. Una capacità inconscia di discernere piante velenose da commestibili dunque costituiva senza dubbio un grosso vantaggio evolutivo.

Foto di Pavel Danilyuk

Tripofobia, la testimonianza di Giorgia

Facciamo ora un passo in più. Anche stavolta - come abbiamo già fatto per altre condizioni psicologiche trattate - passiamo dal nosografico al pratico, grazie alle parole di chi convive con la tripofobia. Stavolta però la testimonianza arriva da una persona in particolare: Giorgia Campus, la nostra Chief Strategy Officer (CSO).

Paura o stress?

Nella sua esperienza, le fobie sono sempre state delle conseguenze di forte stress e ansia, una condizione che le è stata confermata anche in sede terapeutica. Più che di fobia specifica di buchi e fori, per Giorgia il disgusto è rivolto a stimoli diversi e disparati, oltre a portarla in alcuni casi ad attacchi d’ansia

Come ci ha raccontato, la sensazione di disgusto - che si manifesta per esempio anche al pensiero di stare per sottoporsi a un prelievo del sangue - non è legata all’oggetto o situazione in sé, quanto più al proprio stato emotivo vissuto in quel momento che - unito ad una costituzione più sensibile - determina una sintomatologia di disgusto, evitamento e forte ansia.

Tripofobia: oltre la paura

Ciò che più interessa Giorgia è però l’andare oltre la spiegazione in sé. Se è vero che è possibile identificare dei trigger specifici, è anche vero che le cause - come ci ha spiegato - sono da rintracciare in stati d’ansia e/o esperienze traumatiche pregresse, di cui la “fobia” è soltanto una conseguenza collaterale

Un insieme complesso

Naturalmente ciò non è vero per tutti. Molto dipende da ciò che si vive e da ciò per cui si ha paura, che siano casi di fobie riconosciute o meno. Da questo punto di vista, una comprensione esaustiva può essere ottenuta soltanto grazie ad un percorso diagnostico ed eventualmente terapeutico. Come sottolinea anche Giorgia, indagare nel profondo e andare oltre il «ho la fobia di …» è fondamentale per riuscire a gestire meglio il proprio benessere psicologico

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