Il futuro dell'Onu passa per la Gen Z, ma ci vuole tempo

Il ruolo dei giovani nelle Nazioni Unite sta cambiando: ne abbiamo parlato con Giulia Tariello, Youth Delegate dell’Ue alle Nazioni Unite.

Le Nazioni Unite sono spesso accusate di essere incapaci di rispondere alle crisi che si presentano nel sistema internazionale. Di fronte a conflitti come quelli in Ucraina e in Medio Oriente e davanti a enormi sfide come il cambiamento climatico, c’è sempre meno fiducia nella capacità delle istituzioni di agire in maniera concreta per rispondere ai bisogni della società civile.

Un Consiglio di Sicurezza paralizzato dal diritto di veto e un’Assemblea Generale priva di poteri vincolanti sono solo alcuni degli elementi che da decenni alimentano il dibattito sulla riforma dell’Onu.

Come evidenziato da uno studio condotto dal Pew Research Center, nel 2024 le opinioni positive riguardo l’Onu sono diminuite in tutti i 35 Paesi presi in considerazione, con l’eccezione dell’Argentina e dell’Ungheria.

Tuttavia - per quanto non manchino richieste di cambiamenti - nella maggior parte di questi Stati la maggioranza dei cittadini continua a vedere favorevolmente le Nazioni Unite. In particolare, i giovani adulti sono la fascia di popolazione più propensa ad averne una visione positiva.

Sempre secondo un sondaggio condotto dal Pew Research Center, gli americani under 30 hanno una considerazione maggiormente positiva dell’Onu rispetto agli over 65. I primi sono più predisposti a vedere i vantaggi del coinvolgimento del proprio Paese all’interno delle Nazioni Unite e a credere che l’influenza dell’Organizzazione nel mondo stia crescendo o rimanendo invariata.

Nonostante ciò, gli under 30 sono anche quelli ad avere maggiori dubbi sulle azioni dell’Onu riguardo la crisi in Medio Oriente. Si dicono, infatti, meno fiduciosi nelle capacità delle Nazioni Unite di fornire aiuti umanitari a Gaza e di imporre un cessate il fuoco.

La sfiducia nelle istituzioni e la difficoltà della diplomazia

Del nostro rapporto con l’Onu ne abbiamo parlato con Giulia Tariello, Youth Delegate dell’Unione Europea presso le Nazioni Unite. Nel suo lavoro si occupa di rappresentare presso l’Onu le istanze comuni dei giovani europei, come l’attenzione al cambiamento climatico e la lotta alle discriminazioni.

Anche per chi lavora nell’Organizzazione è comune avere «la sensazione di sentirsi impotente», ci spiega. «Siamo consapevoli delle crepe nel sistema internazionale e sentirsi impotente è facile. Quello che ho imparato è che nel mondo diplomatico non si può avere tutto e subito, i processi sono molto lunghi».

Spesso, infatti, si sottovaluta la complessità del processo decisionale all’interno delle Nazioni Unite. «Quando si pensa all’Onu non ci si ricorda che è composta da 193 Stati più gli osservatori permanenti (Palestina e Santa Sede n.d.r.)», e proprio sui singoli Stati «ricade la cosiddetta responsabilità del fallimento».

Un punto chiave sottolineato da Tariello è la mancanza di fiducia: «Vedo molti riscontri negativi per quanto riguarda il lavoro all’Onu, e c’è sempre meno fiducia nelle istituzioni anche a livello internazionale».

Abbiamo già affrontato il tema del fatalismo diffuso tra i millenial e genzer, ma possiamo riassumerlo tramite le parole del Berkeley Institute for Young People, secondo cui «molti giovani elettori sembrano condividere la convinzione che i sistemi governativi frammentati e disfunzionali siano incapaci di affrontare le sfide critiche che ricadono pesantemente sulle loro generazioni».

Come funziona l’Onu, in breve

Per capire perché le Nazioni Unite spesso appaiono impotenti davanti alle numerose crisi del sistema internazionale, è necessario conoscerne il funzionamento e i principali organi.

Le origini dell’Onu risalgono all’immediato secondo dopoguerra, quando l’Organizzazione delle Nazioni Unite prese vita per opera degli Stati vincitori con l’obiettivo di sostituire la precedente Società delle Nazioni.

La Carta - ossia il trattato istitutivo dell’Organizzazione - venne elaborata durante la Conferenza di San Francisco nel giugno 1945, e la fondazione avvenne il 24 ottobre dello stesso anno con 51 Stati. Nel corso degli anni il numero di Stati membri è cresciuto enormemente, arrivando a comprendere 193 Paesi più gli osservatori permanenti.

Gli scopi delle Nazioni Unite sono descritti dall’art. 1 della Carta e possono essere riassunti nei seguenti punti: il mantenimento della pace; lo sviluppo di relazioni amichevoli tra le nazioni; il raggiungimento della cooperazione per risolvere le questioni di carattere internazionale; essere un centro per l’armonizzazione delle azioni dei singoli Stati.

Gli organi principali dell’Onu previsti dall’art. 7 della Carta sono 6: il Consiglio di Sicurezza, che comprende 15 membri di cui 5 permanenti; l’Assemblea generale; il Consiglio economico e sociale; il Consiglio di Amministrazione fiduciaria; il Segretariato e la Corte Internazionale di Giustizia.

Ad eccezione della Corte Internazionale di Giustizia con sede all’Aia, gli altri cinque organi principali hanno sede a New York, presso il Quartier Generale delle Nazioni Unite.

Al Consiglio di Sicurezza spetta la responsabilità principale del mantenimento della pace. Come già accennato, è composto da 15 membri, di cui 5 permanenti dotati del cosiddetto diritto di veto. Si tratta di Stati Uniti, Russia, Cina, Francia e Regno Unito. Gli altri 10 vengono eletti ogni due anni tramite la votazione dell’Assemblea generale.

Il processo decisionale del Consiglio prevede il raggiungimento di una maggioranza composta da almeno 9 Stati; tuttavia - tranne per le questioni procedurali - il processo si interrompe in caso di veto da parte di uno dei cinque membri permanenti (art. 27). 

Il Consiglio agisce sia per prevenire l’esplosione di un conflitto, che per ottenere una sua sospensione se questo è già in atto. Inoltre, possiede in alcuni casi poteri vincolanti.

Nel dettaglio, può imporre sanzioni economiche, embargo sugli armamenti e - nei casi più gravi - autorizzare gli Stati membri ad utilizzare «tutti i mezzi necessari», comprese azioni militari, per far rispettare le proprie decisioni.

L’Assemblea Generale è composta da tutti gli Stati membri e dagli osservatori permanenti. Si riunisce regolarmente in sessioni annuali ordinarie e in sessioni speciali (art. 20) per discutere le questioni più importanti a livello internazionale.  

Ogni Stato ha a disposizione un voto (art. 18) e in base all’argomento trattato le votazioni richiedono maggioranze differenti. Le decisioni sugli argomenti come la pace, la sicurezza e il bilancio richiedono una maggioranza di due terzi, mentre per altri è prevista la maggioranza semplice. A differenza del Consiglio, però, l’Assemblea possiede pochissimi poteri vincolanti, in quanto non può obbligare gli Stati membri a rispettare le proprie raccomandazioni.

Uno degli ultimi esempi riguarda la risoluzione non vincolante approvata dall’Assemblea Generale mercoledì, che chiede a Israele di ritirarsi entro un anno dai territori palestinesi occupati a Gerusalemme Est e in Cisgiordania.

Proprio questo aspetto costituisce uno dei maggiori limiti dell’Organizzazione. I singoli Stati sono restii a concedere poteri vincolanti alle Nazioni Unite poiché ciò costituirebbe un limite alla propria sovranità. Al contrario, l’adozione di atti non vincolanti lascia liberi gli Stati di decidere se conformarsi o meno a quanto deciso a New York.

Ciò ha reso in passato l’Onu incapace di perseguire gli scopi per cui è stata creata - è il caso dei veti incrociati dei due blocchi durante la Guerra Fredda - e continua a minare la sua responsiveness tuttora. Da qui le richieste di un sempre maggior coinvolgimento della società civile nel processo decisionale e di riforme strutturali dell’Organizzazione, tra cui il superamento del diritto di veto e l’ampliamento del numero di membri permanenti del Consiglio di Sicurezza.

Il trend è positivo, «c’è sempre più inclusione della società civile e degli stakeholder», ci conferma Tariello, ma il «percorso è ancora lungo». In particolare, sono anni che si discute di riformare la Carta delle Nazioni Unite per rendere la composizione del Consiglio più aderente all’attuale sistema internazionale, ma ciò risulta estremamente complicato poiché è necessario il consenso dei cinque membri permanenti.

La Gen Z e le Nazioni Unite

Negli ultimi anni il coinvolgimento dei giovani all’interno delle Nazioni Unite è diventato una necessità sempre più pressante. Il nostro ruolo fondamentale nell’affrontare le sfide dei prossimi decenni è stato riconosciuto più volte dall’Organizzazione. 

Nel 2015 è stata adottata la risoluzione 2250, che incoraggia gli Stati membri a predisporre meccanismi per permettere ai giovani di partecipare alle iniziative di peacebuilding e di prevenzione della violenza. Questa è stata seguita da altre due risoluzioni - la 2419 (2018) e la 2535 (2020) - che riaffermano il ruolo delle giovani generazioni nella costruzione della pace.

Come ci spiega Tariello, molti suoi colleghi «hanno nelle loro agende prioritarie la Youth, Peace and Security Agenda, che si occupa anche di integrare i giovani nelle sedute del Consiglio di Sicurezza». 

Nel dettaglio, la Youth, Peace and Security Agenda è stata introdotta con la già citata risoluzione 2250 con l’obiettivo di permettere ai giovani di far sentire la propria voce, e prevede cinque pilastri di azione: partecipazione, protezione, prevenzione, partnership, disimpegno e reinserimento.

Tuttavia, è necessario che la partecipazione dei giovani abbia la capacità di incidere sul processo decisionale. Non mancano, infatti, i casi in cui il loro coinvolgimento è - per dirlo con stesse parole usate dall’Onu - manipolativo o decorativo, ossia soltanto di facciata per dare un’immagine positiva dell’ente organizzatore dell’evento.

«A noi è capitato di partecipare a youth forum in cui abbiamo assistito a casi di tokenism, in cui i giovani sono solo pedine per mostrare che c’è un impegno verso di loro», ci racconta Tariello.

Ciò che fa la differenza è «avere un momento di confronto con i giovani e con le persone che effettivamente prendono le decisioni e una presenza intergenerazionale in queste occasioni».

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