Il bambino selvaggio: cosa succede a non crescere in una società?

La teoria dell'apprendimento sociale ci conferma che è solo crescendo in una società che impariamo a comportarci come umani. Cosa accadrebbe se si crescesse in un ambiente differente?

Gli esseri umani imparano a vivere da quando vengono inseriti all’interno di una società. 

La teoria dell’apprendimento sociale si basa su questo e qualora dovesse venir meno questa condizione, a che fenomeno assisteremmo?

Il caso di Victor dell’Aveyron, il bambino selvaggio, risulta essere un ottimo spunto per questa riflessione.

I comportamenti sociali

Il modo di comportarsi e l’approccio agli aspetti di vita quotidiana li assimiliamo solo quando entriamo in contatto con una forma di società.

La famiglia è il primo spazio sociale in cui veniamo inseriti: i genitori ci insegnano a mangiare, a bere, a giocare con altri bambini, a rispettare le regole. Non si parla di carattere o atteggiamenti, ma dell’imparare a essere presenti in una società, con altre persone (o bambini) intorno.

Nella vita, poi, ci ritroveremo immersi in altri ambienti sociali, come il lavoro. 

Sono tutte delle situazioni in cui veniamo a contatto con altre persone e, attraverso principalmente l’osservazione, impariamo a comportarci, a fare nostre le norme relative a quell’ambiente.

A sostegno di questa visione, troviamo la cognizione sociale e la teoria dell’apprendimento sociale di Albert Bandura.

La cognizione sociale…

Fino alla seconda metà del 1900, la psicologia si basava sulla corrente del comportamentismo, il cui punto focale era l’associazione diretta tra stimolo e risposta. 

Solamente a partire dagli anni ’70 gli psicologi hanno ritenuto che fosse importante analizzare anche i processi cognitivi che stanno alla base del comportamento umano.

In un articolo della rivista scientifica EMC-Neurologia, il neuroscienziato Maxime Bertoux ci regala un’accurata descrizione della cognizione sociale. Alla base di ciò, troviamo i processi cognitivi che stanno dietro le quinte della nostra percezione del mondo, di come incameriamo le informazioni che riusciamo ad estrapolare dalla realtà che ci circonda. Come noi ci adattiamo alle altre persone e alla società.

Saper conoscere, quindi, tutti gli elementi che compongono una società: le norme sociali, gli spazi, le persone. 

…nell’infanzia

La cognizione sociale è molto importante nella vita umana, ed è importante che si sviluppi sin dalla prima infanzia. In tale fenomeno, troviamo il riconoscimento attivo delle emozioni in base ai volti, un’empatia sviluppata e lo stile attribuzionale, ossia essere in grado di decretare come positivi o negativi gli eventi che ci circondano.

Il metodo con cui i bambini esplorano il mondo circostante è il gioco; perciò, è importante che tramite esso inizino a riconoscere e gestire le proprie emozioni.

Se un bambino impara a conoscere gli stati d’animo e ad attribuirli alle espressioni facciali, sarà più empatico, e svilupperà, in seguito, maggiori abilità sociali che gli permetteranno di saper stare in una società.

La teoria dell’apprendimento sociale

Albert Bandura è stato uno psicologo canadese che ha contribuito enormemente al filone di pensiero del cognitivismo, la corrente psicologica che mette la cognizione sociale al primo posto.

Tra le sue più grandi teorie troviamo quella relativa all’apprendimento sociale, i cui studi risalgono agli anni ’60. Secondo tale visione, l’apprendimento può avvenire tramite l’osservazione e l’imitazione e può essere influenzato da fattori come l’attenzione e le emozioni.

Le persone imparano osservando le conseguenze delle azioni compiute da altri. Ad esempio, una persona che non ha mai usato una fotocamera saprebbe comunque come scattare una foto, questo perché l’ha visto fare da altre persone.

In una società, gli individui si scambiano indirettamente questo tipo di informazioni: quali azioni bisogna compiere e come si compiono.

È solo entrando in contatto con altre persone che si imparano le norme sociali, per esempio.

Non tutto ciò che viene mostrato viene fatto proprio dagli individui: perché ciò accada, devono prestarvi attenzione e devono essere intenzionati a trattenere le informazioni ricevute, così come devono essere motivati nel riprodurle.

L’apprendimento dei comportamenti sociali

La teoria dell’apprendimento sociale e il cognitivismo ci fanno capire che le norme e comportamenti sociali possono essere appresi solo se si è inseriti in una società formata da altri individui. Il continuo scambio di informazioni garantisce la crescita delle persone.

Che cosa succederebbe se una persona, destinata a una società, crescesse in tutt’altro luogo? Adotterebbe comportamenti diversi?

Il bambino selvaggio: il caso

L’8 gennaio del 1800 alcuni contadini catturano un bambino nudo nei boschi di Lacaune, un comune nel dipartimento francese del Tarn. Egli fugge più volte per tornare nei boschi, luogo dove successivamente si scopre essere cresciuto, ma alla fine viene fatto rimpatriare a Parigi.

Il ragazzino sembra un dodicenne, ma non parla e non riesce a stare in posizione eretta.

In seguito, viene affidato al medico e pedagogista Jean Itard, che tenta di educare il ragazzo.

Morirà nel 1828 dopo essere stato affidato alla governante del pedagogista.

Purtroppo il materiale contenente le sue informazioni personali è scarso, ma molti hanno ipotizzato che il ragazzo fosse soggetto a una forma di autismo e fosse stato abbandonato dai genitori proprio per questo.

I suoi comportamenti

La crescita tra gli animali e la natura ha notevolmente minacciato Victor dell’Aveyron (il bambino selvaggio viene anche chiamato così perché il dipartimento confina con quello del Tarn, luogo del ritrovo) e la sua capacità di assumere comportamenti sociali umani.

Nonostante il corpo fosse quello di un giovane ragazzo, a parte la schiena leggermente ricurva, la mancanza di comunicazione e sensibilità lo hanno reso un caso di studio.

Il pedagogista e medico Itard si concentrerà molto sull’incapacità del ragazzo di parlare ed esprimersi, accorgendosi che non reagiva a stimoli violenti come un colpo di pistola ma riusciva a captare il lieve suono di una noce quando veniva aperta, risultando privo di sensibilità.

Il bambino ha vissuto l’infanzia allo stato primordiale, tra gli animali, nutrendosi di piante.

Il docente di Retorica e linguaggi persuasivi all’Università di Siena Alessandro Prato ha analizzato il lavoro di Itard, che sosteneva che il mutismo del bambino selvaggio non derivasse da una forma di ritardo ma dall’isolamento a cui era soggetto.

Il programma di rieducazione del ragazzo ha avuto grande successo, se paragonato allo stato in cui è arrivato dal medico. Quest’ultimo è riuscito a far pronunciare la parola “latte” a Victor e anche a sviluppare una discreta associazione segno – referente: il bambino doveva associare dei disegni di oggetti a quelli presenti in casa.

La teoria dell’apprendimento sociale per il bambino selvaggio

Ebbene, l’ipotesi secondo cui il mutismo del bambino selvaggio derivasse dal suo isolamento potrebbe confermare la tesi di Bandura. Solo immergendosi in una società si possono acquisire le capacità prettamente umane: «La realtà così difficile di Victor dimostra che non esiste una natura umana che prescinde dalla cultura, perché la nostra mente non riesce ad organizzare l’esperienza e a governare il comportamento senza la guida offerta dai sistemi simbolici significanti, il cui apprendimento dipende dall’essere inseriti in un contesto sociale e culturale», dice Prato nella sua analisi.

Il bambino selvaggio, infatti, mostra dei progressi solo nel momento in cui viene a contatto con il medico e la sua governante, che si prendono cura di lui insegnandogli a presenziare in una società.

A ben vedere, estrapolando la teoria di Bandura dal contesto sociale per come lo conosciamo – quindi quello formato da persone – potremmo ipotizzare che il bambino avesse comunque acquisito una sorta di norme sociali e di comportamenti tipici di una società, quella animale.

Il ragazzo è apparso a tutti gli effetti come un membro attivo del bosco, ma si tratta di una visione molto estremizzata.

Questo caso di cronaca resta tuttora molto interessante per indagare ciò che caratterizza l’uomo. Negli anni, sono stati molti i film e i personaggi che si sono ispirati a questo bambino selvaggio: il più famoso è senz’altro Mowgli, protagonista de Il libro della giungla, o ancora Tarzan.

Casi come questo non fanno altro che confermare che l’inserimento in una società attiva è ciò che ci rende umani, a prescindere dal corpo, che abbiamo visto restare invariato.

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