Gioie e cambiamenti: il delicato periodo post-partum
La depressione post-partum rappresenta per molte neomamme una realtà difficile da affrontare. Che cos’è? Da cosa è causata?
La maternità rappresenta - per chi la sceglie - un punto fondamentale e potenzialmente di svolta per la propria vita. Nell’ultimo periodo i social sono pieni di contenuti riguardanti questa tematica, tra post di approfondimento per consigli utili a video brevi di testimonianza della propria felice esperienza.
Ciò che purtroppo non si vede è una realtà spesso sottovalutata ma diffusa: la Depressione post-partum, che si interseca con implicazioni e retaggi culturali che continuano imperterriti a sopravvivere.
Depressione post-partum: osserviamola più da vicino
Trattare questa tematica non è di certo facile. Per questo motivo, la Redazione si è messa in contatto con la Dottoressa Martina Sangiorgio - Psicologa clinica, specializzanda psicoterapeuta e consulente sessuale - che chiarirà gli aspetti più complessi e che ringraziamo.
Un po’ di dati
La Depressione post-partum è tra i disturbi psicologici più diffusi e potenzialmente pericolosi tra le donne appena diventate madri. La letteratura scientifica attesta infatti un’incidenza del disturbo tra il 10-15% delle donne che partoriscono[1]. Un dato confermato anche dall’Istituto Superiore di Sanità che - in Italia - ha registrato un valore pari al 7,4%[2].
Come viene classificata?
La denominazione peculiare di questa condizione può trarre in inganno: non si tratta di un disturbo anomalo, tantomeno - come abbiamo visto - raro. Come spiega la Dr.ssa Sangiorgio, il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM) ammette una diagnosi di Depressione post-partum se si manifestano sintomi tipici della depressione maggiore - come tristezza diffusa, anedonia, apatia oltre che disturbi del sonno e scarsa autostima - entro le prime 4-6 settimane dal parto e se tali sintomi persistono per più di due settimane, compromettendo e ostacolando anche le più semplici attività quotidiane. Più in generale, la sintomatologia ha una durata che va dai «due ai sei mesi».
Depressione post-partum e baby blues
Attenzione però a trarre conclusioni affrettate. Provare tristezza o un senso di vuoto dopo il parto non è necessariamente indice di Depressione post-partum. Il celebre psicoanalista britannico Donald Winnicott fu il primo a identificare una condizione del tutto normale e non patologica che interessa le donne poco dopo il parto: il “baby blues”. Tale fenomeno si presenta con sintomi lievi che possono richiamare quelli tipicamente depressivi, ma che «tendono a risolversi spontaneamente nel giro di un mese circa dalla nascita del bambino».
Le cause della Depressione post-partum
Nel definire l'eziologia della Depressione post-partum non si possono non considerare aspetti che vanno oltre l’ambito strettamente psicologico. La dott.ssa Sangiorgio parla infatti di un «fenomeno complesso», le cui cause «riguardano una combinazione di fattori biologici, psicologici e sociali».
Cosa accade a livello neurofisiologico?
La gravidanza e il parto rappresentano eventi di cambiamento non solo psicologico ma soprattutto fisico. La donna assiste a un cambiamento del proprio aspetto corporeo - che troppo spesso è erroneamente associato a un peggioramento - indice di una trasformazione in atto dal punto di vista neurofisiologico.
I periodi di gestazione e post-partum sono caratterizzati da «cambiamenti ormonali drastici che influiscono anche sull’umore, sui livelli di energia, sulla sensazione di tristezza e sulla regolazione emotiva della neomamma».
Non a caso, neurotrasmettitori come «progesterone, estrogeni e prolattina hanno un legame con la creazione di dopamina e serotonina», che contribuiscono a tenere bassi i livelli d’ansia e a migliorare l’umore.
Inoltre, è stata osservata una correlazione tra bassi livelli di 25-idrossicolecalciferolo - tra i principali indicatori della vitamina D - e depressione a 24 ore dal parto[3].
Quanto incidono le sofferenze passate?
Avere alle spalle esperienze di depressione o familiari che ne hanno sofferto rappresenta un forte fattore di rischio per lo sviluppo di Depressione post-partum, riferisce la dott.ssa. E non solo: anche aver vissuto fenomeni ansiosi o depressivi durante la gravidanza può contribuire alla manifestazione del disturbo. È bene tenere a mente che - secondo quanto riportato dall’ISS - il 3,2% e il 6,3% delle donne partorienti riferiscono di aver vissuto - durante la gravidanza - un periodo prolungato rispettivamente di depressione e ansia[2].
Proprio l’ansia è stata particolarmente attenzionata dagli studiosi, che hanno riscontrato una correlazione tra stati ansiosi e depressione, veicolata da alterazioni del livello di cortisolo[4].
Che influenza ha l’ambiente?
Un ruolo particolarmente importante è ricoperto anche dai fattori psicosociali, che riguardano «la mancanza di un buon supporto familiare, le pressioni circa il ruolo di ‘madre perfetta’, l’isolamento, la deprivazione di sonno e le difficoltà socioeconomiche».
Uno recente studio ha infatti dimostrato che più il supporto sociale durante la gravidanza è alto, minori sono le probabilità di sviluppare Depressione post-partum[5].
- Leggi anche: Ok avere l’ansia, ma sai che cos’è e come funziona?
Depressione post-partum: le possibili conseguenze
Dalla famiglia al bambino, la Depressione post-partum risulta un fattore delicatissimo per l’equilibrio del nuovo nucleo familiare appena formatosi e - per questo - molto fragile.
Come può cambiare la famiglia?
Dal punto di vista collettivo, il peggioramento dello stato di salute fisico o mentale di un membro influisce la relazione e le percezioni di tutti gli altri. Ce lo conferma l’esperta, secondo cui - in presenza di una profonda sofferenza di un familiare - «inevitabilmente l'intero nucleo ne risentirà, seppur in modi diversi».
Inoltre, tale situazione aumenta il rischio di una «depressione che si protrae nel tempo o che diventa cronica, aumentando la possibilità di sviluppare disturbi depressivi maggiori o d’ansia».
Più in generale, il pericolo riguarda una generica minaccia alla «qualità della vita sia personale che relazionale dell’individuo con conseguenze che possono diventare invalidanti».
Il rischio suicidario
La Depressione post-partum può avere implicazioni anche più gravi. Secondo quanto riportato dall’Istituto Superiore di Sanità, il tasso di suicidi a un anno dal parto riguarda 2,3 donne per 100.000 nati, un dato che supera addirittura le statistiche di morte per emorragia ostetrica, considerato tra le principali cause di mortalità materna[6]. L’ISS riporta inoltre una modalità più efferata di suicidio rispetto alla popolazione femminile di riferimento, indice di una forte volontà di togliersi la vita. L’Istituto evidenzia tra i principali fattori di rischio la violenza fisica in gravidanza che - secondo quanto riportato dall’ISTAT - interessa il 14,6% delle future mamme[7], un dato in aumento rispetto ai report passati e che desta non poche preoccupazioni dal punto di vista culturale e sociale.
E il bambino?
La salute della mamma risulta strettamente collegata a quella del bambino, più di quanto si pensi. Secondo quanto riportato dalla Dr.ssa Sangiorgio, la Depressione post-partum «può influenzare l’attaccamento, la crescita emotiva e le future interazioni sociali». Infatti, il bambino senza «un attaccamento sufficientemente sicuro con la figura di riferimento» rischia di vivere «ripercussioni sul suo sviluppo cognitivo ed emotivo».
Inoltre, già nel 1990 dei ricercatori statunitensi hanno dimostrato una correlazione tra inconsolabilità - oltre che scarso attaccamento - del neonato e depressione materna durante la gravidanza[8].

Depressione post-partum: può coinvolgere anche i padri?
Un interessante aspetto da analizzare riguarda il ruolo della figura paterna in relazione alla Depressione post-partum.
Quanto può incidere?
Abbiamo già chiarito quanto il supporto sociale e familiare sia cruciale per sostenere la mamma e proteggerla da risvolti di tipo depressivo. Non sempre però il padre riesce a sostenere l’enorme pressione e la grande mole di cambiamenti a cui è chiamato e - così come la mamma - può andare incontro a una forma depressiva più o meno grave.
Come spiegato dalla dott.ssa, «gli studi più recenti indicano che circa il 10% dei padri sviluppa sintomi depressivi nei mesi successivi alla nascita del figlio[9]».
Questo può accadere - tra le altre cose - anche per una «difficoltà nel creare un legame con il bambino». Naturalmente, se la madre soffre di Depressione post-partum il rischio di una simile condizione nel padre «aumenta significativamente», forse anche a causa di cambiamenti ormonali nel periodo post-partum che possono interessare anche le figure paterne[10].
Diversi modi di reagire
Seppur con qualche congruenza, i padri possono reagire molto diversamente dalle madri quando si parla di ansie e difficoltà dopo il parto. Secondo la dr.ssa Sangiorgio; una reazione tipica riguarda il «cercare rifugio nel lavoro». Ciò al fine di «evitare il disagio legato ai profondi cambiamenti che questa nuova fase della vita comporta».
Ribadiamo tuttavia la fondamentale importanza di una presenza paterna continua che - nonostante le difficoltà - risulta cruciale per il benessere della madre e del bambino.
Contro le microviolenze: la Depressione post-partum può essere superata
Come sottolineato dagli esperti, la Depressione post-partum è sì una condizione diffusa e delicata, ma essa ha anche «una buona prognosi, soprattutto se riconosciuta e trattata tempestivamente».
L’importanza dell’ascolto
Troppo spesso - durante e dopo la gravidanza - le donne vivono stati di profonda incomprensione e sottovalutazione di ciò che sentono e provano da parte di familiari e medici. Nei casi più gravi si assiste invece a quella che la Dr.ssa ha definito una vera e propria «colpevolizzazione delle donne che soffrono di Depressione post-partum».
Per questo motivo, l’ascolto e la giusta valutazione delle sintomatologie - soprattutto in un momento così delicato - rappresentano il primo grande passo per un trattamento efficace di questa condizione.
Un supporto oltre le apparenze
Tramite i dati e l’aiuto dei professionisti abbiamo avuto modo di comprendere meglio una condizione diffusa e pericolosa, con implicazioni gravi non solo per la mamma ma anche per il bambino e i familiari. Quella della Depressione post-partum è una realtà che, per quanto difficile, ha bisogno di maggior consapevolezza per poter essere riconosciuta e intercettata. A tal proposito, la Dr.ssa ci ha spiegato che
nella nostra società, spesso si fatica ad accettare gli aspetti difficili di un evento considerato universalmente gioioso come la nascita di un figlio. Tuttavia, il percorso della maternità e della paternità è un’esperienza straordinaria che coinvolge corpo e mente, richiedendo una profonda ristrutturazione del proprio ruolo personale e familiare. Offrire supporto senza giudizio a queste famiglie significa non solo aiutare le madri e i padri in difficoltà, ma anche garantire un futuro più sereno ai loro bambini.
- Leggi anche: I figli unici crescono davvero tristi e soli?
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