Cosa sono e come funzionano le bombe termobariche

Le armi termobariche sono particolarmente letali per chiunque si trovi nel raggio della loro esplosione, ma la legalità del loro uso è una questione controversa.

Secondo quanto riportato dall'agenzia russa TASS, il Ministero della Difesa russo avrebbe dichiarato sabato di aver utilizzato una bomba termobarica contro le forze ucraine nell’oblast di Kursk, regione russa sede dell’incursione delle truppe di Kyiv. Si tratta di bombe particolarmente potenti, in grado di distruggere edifici, bunker sotterranei e tunnel.

Proprio a causa dei loro effetti distruttivi – in grado di estendersi ai civili – il loro uso è controverso. Tuttavia, al momento la situazione rimane non chiara, e mancano conferme su quanto affermato dalla TASS. A prescindere dall'effettivo uso di queste armi negli ultimi giorni, vediamo come funzionano.

Come funzionano le armi termobariche

Le bombe termobariche, dette anche “bombe a vuoto” o FAE (fuel-air explosive), sono classificate come armi esplosive potenziate (enhanced blast weapons) e fanno parte di un insieme più ampio di armi, definite “armi volumetriche”.

Si tratta di armi che utilizzano l’ossigeno presente nell’aria per creare un’esplosione ad alta temperatura. Lo stesso termine “termobarico” rimanda al funzionamento di queste armi, derivando dal greco “therme” e “baros” (“calore” e “pressione”).

Le armi termobariche presentano al loro interno due cariche, ossia un nucleo e una carica esterna. Dopo aver colpito il bersaglio, la prima carica esplode disperdendo del combustibile nell’aria. Questo si mescola con l’ossigeno, creando una nube in grado di penetrare in qualunque luogo non completamente sigillato.

In seguito, la seconda carica fa esplodere la nube, creando una palla di fuoco e un’onda d’urto che risucchia l’ossigeno circostante. Si genera così un “vuoto”, da cui il termine “bombe a vuoto”.

L’onda d’urto dura più a lungo di quelle prodotte dagli esplosivi convenzionali, e può moltiplicarsi all’interno di spazi chiusi. Ciò la rende particolarmente efficace contro «edifici, bunker, trincee e strutture sotterranee in profondità».

Human Rights Watch riporta uno studio della US Defense Intelligence Agency che descrive gli effetti di queste armi sugli umani, secondo cui «ciò che uccide è l'onda di pressione e, cosa più importante, la successiva rarefazione [vuoto], che rompe i polmoni».

Tuttavia, è possibile che il carburante presente nell’arma non detoni a seguito della deflagrazione. In questi casi le vittime subiscono gravi ustioni e inalano il carburante in fiamme, altamente tossico.

Esistono molti tipi di armi termobariche, destinate a scopi diversi e con dimensioni variabili. Oltre alle bombe e ai proiettili di artiglieria, troviamo varianti destinate ai singoli soltati, tra cui granate e lanciarazzi portatili.

Le origini e i dubbi sulla legalità del loro utilizzo

L’uso massiccio di queste armi risale agli anni ’60, quando hanno trovato spazio all’interno degli arsenali statunitensi e sovietici. Gli Stati Uniti ne hanno fatto uso durante la guerra in Vietnam, sia per distruggere la vegetazione per creare eliporti, che per colpire le posizioni dei Vietcong.

Successivamente sono state utilizzate durante la guerra in Afghanistan, nel tentativo di eliminare i qaedisti nascosti nelle grotte.

La Russia – all’epoca parte dell’URSS – le ha utilizzate a partire dal 1969 contro la Cina e in seguito in Afghanistan durante la guerra del 1979-1989. Più recentemente, loro uso è stato documentato anche nel secondo conflitto in Cecenia del 1999-2009.

Oltre a questi casi, tali armi hanno trovato applicazione in molti altri conflitti. Tra questi la guerra civile siriana, la prima guerra del Nagorno Karabakh e la guerra civile in Iraq.

Nonostante la loro diffusione, la legalità dell’uso di queste armi è una questione controversa. Non esiste nessuna norma del diritto internazionale che ne vieta espressamente l’uso, ma a causa dei loro effetti sui civili il loro utilizzo può essere considerato un crimine di guerra.

Infatti, a causa dei loro effetti devastati all’interno di contesti urbani, risulta complicato proteggere la popolazione civile, la quale non ha possibilità di mettersi al riparo.

Il loro utilizzo in Ucraina

Come riportato in un articolo dell’ong Human Rights Watch, risalente ai primi giorni del conflitto in Ucraina, sono stati identificati «diversi tipi di armi esplosive potenziate» utilizzate dalle forze russe.

Tra queste ci sono quelle lanciate dai sistemi lanciarazzi TOS-1 e TOS-1A e le bombe della serie ODAB. Si aggiungono inoltre le bombe FOAB (father of all bombs) considerate dagli analisti le bombe non nucleari più potenti al mondo e quattro volte più potenti della versione statunitense MOAB (mother of all bombs).

Anche l’Ucraina dispone di diverse armi termobariche, rimaste negli arsenali di Kyiv dopo la dissoluzione dell’URSS. Secondo il Kyiv Post, tra queste ci sarebbero lanciagranate, lanciafiamme e sistemi di lancio multiplo di razzi, e sarebbero già state utilizzate dall’Ucraina nel conflitto in Donbas iniziato nel 2014.

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