Come funzionano le elezioni americane, in breve
Siamo finalmente arrivati all’Election Day: oggi si deciderà chi tra Kamala Harris e Donald Trump sarà il nuovo presidente degli Stati Uniti
Oggi, martedì 5 novembre, si terranno negli Stati Uniti le elezioni presidenziali in cui sarà deciso chi sarà il nuovo presidente per i prossimi quattro anni. Da un lato Kamala Harris, 60 anni, attuale vicepresidente ed esponente del partito Democratico. Dall’altro Donald Trump, 78 anni, già presidente degli Stati Uniti dal 2017 al 2021, imprenditore e candidato del partito Repubblicano.
Insieme a loro gareggiano i candidati vicepresidenti. Harris è affiancata da Tim Waltz, attuale governatore del Minnesota ed ex membro della Camera dei Rappresentanti; con Trump James David Vance (noto semplicemente come J. D. Vance), membro del Senato per lo Stato dell’Ohio.
Oltre ai candidati dei due grandi partiti, ci sono altri quattro candidati indipendenti alla presidenza, ma sono lontani dal poter sfidare Harris e Trump.
Il vincitore delle elezioni si aggiudicherà il mandato alla Casa Bianca per il quadriennio 2025-2029: infatti, il nuovo presidente si insedierà solo il 20 gennaio 2025, dopo una serie di passaggi formali che descriveremo in seguito.
- Per saperne di più, leggi anche: Novanta minuti d’America
Elezioni Usa 2024, come si arriva al voto
Gli Stati Uniti, essendo una repubblica presidenziale federale, mettono in capo al Presidente il potere esecutivo. Questo è bilanciato dagli altri due poteri grazie ad un sistema di checks and balances in modo che nessuno dei poteri prevalga sugli altri.
Secondo la Costituzione, il candidato a diventare presidente deve rispettare tre requisiti fondamentali: avere più di 35 anni, essere cittadino statunitense sin dalla nascita e risiedere sul suolo nazionale da almeno 14 anni. Soddisfatti questi requisiti e avuta la vittoria alle elezioni, il presidente entrante detiene la carica per un mandato di 4 anni. Il mandato può ripetersi una seconda volta - l’ultimo caso è stato quello di Barack Obama, presidente dal 2009 al 2017 - ma non di più.
Come già accennato, assieme al presidente viene eletto il vicepresidente. Qualora il presidente dovesse venire meno alle sue funzioni, sarà il vicepresidente a prendere in mano la presidenza, almeno fino a nuove elezioni.
Negli Stati Uniti, per Costituzione, votano tutti i cittadini maggiorenni. Oltre ad eleggere (indirettamente) il presidente, i cittadini eleggono i propri rappresentanti al Congresso, composto dal Senato e dalla Camera dei Rappresentanti.
Quest’anno sono in palio i 435 seggi della Camera dei Rappresentanti (oggi in mano ai rep) e 34 seggi del Senato (controllato dai dem). Queste hanno compiti diversi ed insieme compongono il Congresso. Avere il controllo su entrambi i rami del Congresso è fondamentale per il presidente, il quale per approvare la maggior parte delle leggi ha bisogno del loro appoggio (basti pensare ai mesi di ritardo con cui è stato approvato il pacchetto di aiuti all’Ucraina da 61 miliardi, voluto dai dem ma bloccato alla Camera da Trump).
Le elezioni politiche si svolgono ogni due anni e, quando cadono all’interno del mandato presidenziale, sono uno strumento per valutare l’opinione dell’elettorato su quanto fatto dall’amministrazione in carica.
- Leggi anche: Come funziona il sistema politico degli Stati Uniti
Il sistema elettorale americano
Quando si fa riferimento al sistema elettorale statunitense, si parla di un meccanismo ad elezione indiretta, essendo il presidente eletto tramite i “grandi elettori” a cui è stato dato il voto dai cittadini.
Durante l’Election Day, infatti, non si vota per il presidente (sebbene si capisca chiaramente chi vinca), bensì per i Grandi elettori che successivamente daranno il proprio voto al candidato.
Questi sono eletti nei propri Stati secondo il partito con cui sono candidati, impegnandosi a votare il candidato scelto dai cittadini votanti. Tale impegno rimane teorico, in quanto non in tutti gli Stati vi sono leggi che sanciscono il cosiddetto vincolo di mandato. Un Grande elettore può infatti rifiutarsi di votare per il candidato del proprio partito e votare l’avversario (questa circostanza è comunque molto rara.
I Grandi elettori sono 538, pari al numero dei Rappresentanti e dei Senatori al Congresso, a cui si aggiungono 3 elettori per la capitale. Per vincere, un candidato presidenziale deve ottenere minimo 270 grandi elettori.
Tutti gli Stati federali hanno diritto ad un minimo di 2 grandi elettori, il cui numero varia a seconda della popolazione presente all’interno dello Stato. Lo Stato ad averne di più (54) è la California, che è anche lo Stato più popoloso degli Usa.
Nelle ultime elezioni del 2020, Joe Biden ottenne 306 voti da parte dei Grandi elettori, superando l’allora presidente in carica Donald Trump, il quale ne raccolse soltanto 232.
Il sistema “winner-take-all” delle elezioni americane
Il sistema del “winner-take-all” nelle elezioni presidenziali americane prevede che il candidato che ottiene più voti in uno Stato ottenga tutti i Grandi elettori dello stesso Stato.
Ad esempio, se un candidato alla presidenza riceve il 51% dei voti in uno Stato con 6 grandi elettori, tutti questi spettano a lui. Non importa la percentuale ottenuta dal secondo classificato.
Questo sistema - valido in tutti gli Stati ad eccezione del Maine e del Nebraska che adottano un sistema proporzionale - presenta vantaggi e svantaggi. Da un lato rende più semplici le operazioni di conteggio dei voti e riduce il numero dei partiti (negli Usa ci sono due partiti dominanti che grazie a questo sistema hanno cannibalizzato la scena politica). Dall’altro, ciò limita la rappresentanza delle minoranze e rende di fatto inutili tutti i voti per i candidati sconfitti.
Le fasi delle Presidenziali americane
L’Election Day è la seconda fase delle Presidenziali americane. La prima fase si apre a gennaio e ha durata circa di cinque mesi. Durante questi mesi, nei vari Stati si susseguono una serie di elezioni primarie (o caucus) utili alla nomination dei candidati finali per ogni singolo partito.
Entrambi i candidati vincitori nelle primarie verranno nominati durante la Convention finale, una per ognuno dei due partiti. Le elezioni primarie differiscono da stato a stato, ma solitamente cadono di martedì. La terza fase, che si apre successivamente alle elezioni presidenziali, vede la riunione dei Grandi elettori.
In seguito, l’elezione avviene concretamente tramite il Collegio elettorale, organo convocato il primo lunedì successivo al secondo mercoledì del mese di dicembre. Infatti, i Grandi elettori si riuniranno il 17 il dicembre per procedere al voto.
Conclusa questa procedura, il conteggio verrà effettuato ufficialmente dal Senato il 6 gennaio, presieduto dal vicepresidente in carica (in questo caso proprio da Kamala Harris). In genere, ciò avviene in maniera pacifica, essendo un momento sostanzialmente formale; tuttavia, fu proprio durante il conteggio dei voti che - il 6 gennaio 2021 - avvenne l’assalto a Capitol Hill da parte dei sostenitori di Donald Trump.
Questi chiesero all’allora vicepresidente repubblicano, Mike Pence, di non ratificare la vittoria di Joe Biden, mai riconosciuta da Donald Trump.
E se nessuno dovesse ottenere i voti necessari alle elezioni?
Può capitare che nessuno dei due candidati raggiunga i 270 Grandi elettori necessari per essere eletto. Nel caso, la decisione è rimessa alla Camera dei Rappresentanti che si esprime sui tre nomi che hanno ricevuto più voti.
I deputati di uno stesso Stato hanno un unico voto e, nel caso di uno stallo, il ballottaggio passa al Senato. Tuttavia, tranne che nel 1824 per il presidente - e nel 1837 per il vicepresidente - questa circostanza non si è mai verificata.
Cosa sono gli Swing States e perché possono decidere le elezioni
La maggior parte degli Stati americani ha comportamenti di voto consolidati, propendendo in maniera costante per un partito o per l’altro. Tuttavia, esistono alcuni Stati dove entrambi i partiti hanno concrete possibilità di vittoria, i cosiddetti “Swing States”.
Questi sono sette: Arizona, Georgia, Michigan, Nevada, Carolina del Nord, Pennsylvania e Wisconsin. Gli Swing States hanno il potere di determinare il vincitore delle elezioni, ed è proprio in questi che i partiti investono maggiori energie e denaro.
Infatti, come già visto precedentemente, ciò che conta nella corsa verso la Casa Bianca è aggiudicarsi i Grandi elettori. Ciò significa che è possibile diventare presidente anche se non si è il candidato più votato in assoluto.
Ciò è accaduto nel 2016 nella sfida tra Hillary Clinton e Donald Trump, in cui la candidata democratica perse le elezioni nonostante avesse raccolto più voti dell’avversario.
L’insediamento
L’insediamento del presidente degli Stati Uniti è una cerimonia che si tiene presso il Congresso all’inizio del nuovo mandato. Questa cerimonia si svolge ogni 20 gennaio a partire dal 1933, e nel corso degli anni è diventata un importante evento mediatico.
Vi assistono centinaia di migliaia di persone ed è arricchita da discorsi, sfilate e spettacoli. Tra i presenti, i membri del Congresso, i giudici della Corte Suprema e le Forze armate.
Al centro dell’evento troviamo i giuramenti del presidente e del vicepresidente. Il primo a giurare è il vicepresidente, che per tradizione recita la formula in uso dal 1844 giurando sulla Bibbia:
«Giuro solennemente di sostenere e difendere la Costituzione degli Stati Uniti contro tutti i nemici, esterni e interni; di serbarle fedeltà e vero affidamento, senza alcuna riserva mentale o intenzione elusiva; e di bene e fedelmente adempiere ai doveri della carica che sto per assumere. Che Dio mi aiuti».
In seguito, il presidente presta il suo giuramento recitando una formula codificata all’articolo II, sezione 1 della Costituzione:
«Giuro solennemente di adempiere con fedeltà all’ufficio di presidente degli Stati Uniti e di preservare, proteggere e difendere la Costituzione al meglio delle mie capacità. Che Dio mi aiuti».
Successivamente, si svolge un pranzo al Congresso con il presidente e il vicepresidente come ospiti d’onore. Il tutto è seguito dalla sfilata del presidente lungo Pennsylvania Avenue, che collega il Campidoglio alla Casa Bianca. Infine, la giornata termina con un ballo di gala.
Di Mirko Aufiero ed Emanuele Lo Giudice
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