Boomer chi? L’invecchiamento non è più quello di una volta
Gli psicologi J.W. Rowe e R.L. Kahn furono i primi a parlare di “invecchiamento di successo”. Ma cosa significa? Come raggiungerlo?
L’invecchiamento è comunemente associato a un’età di decadenza fisica e mentale, in cui vengono perse molte delle capacità che si avevano o la loro efficienza. Alcuni psicologi hanno però fatto ricerca al fine di verificare se sia possibile invertire - o quantomeno contenere - questa tendenza.
L’invecchiamento di successo
Si deve agli psicologi statunitensi J.W. Rowe e R.L. Kahn il termine “invecchiamento di successo” per definire uno stato di mantenimento delle capacità cognitive, sociali e fisiche durante l’invecchiamento, oltre che di evitamento della disabilità. Nonostante questo sia stato un campo di ricerca approfondito già precedentemente ai due studiosi, quello di Rowe e Kahn è ancora oggi considerato uno dei principali contributi della psicologia alla ricerca sulla terza età[1].
Cosa predice un invecchiamento di successo?
Oltre a mantenere uno stile di vita salutare, Rowe e Kahn individuano tre predittori fondamentali per un invecchiamento di successo. Tali fattori risultano particolarmente intercorrelati, in quanto l’uno può influenzare e determinare l’altro.
Vi è innanzitutto una generale capacità funzionale da parte dell’individuo, il quale possiede dunque risorse e competenze per svolgere adeguatamente attività fisiche o cognitive. Da questo punto di vista, la capacità funzionale è certamente influenzata dall’altro fattore individuato dai due ricercatori: il livello di scolarizzazione. Il motivo per cui il grado di scolarizzazione sia così importante per un buon invecchiamento sembra essere legato piuttosto alle conseguenze indirette di esso, come uno status socioeconomico più alto e un più probabile comportamento produttivo.
Infine, il grado di autoefficacia - ossia quanto l’individuo si reputa capace di risolvere problemi e far fronte a situazioni stressanti - può predire un positivo invecchiamento dal punto di vista cognitivo. All’autoefficacia è possibile inoltre aggiungere un’ulteriore risorsa psicologica: la resilienza, ovvero la velocità con cui un soggetto è in grado di risolvere una situazione avversa e resistere ad essa[2].
Quanto conta la “saggezza”?
Altra opinione comune riguardo la terza età concerne la saggezza. Da millenni gli anziani sono visti come portatori di valori e tradizioni, tanto da aver ricoperto - nelle civiltà antiche - dei ruoli sociali di rilievo. Tale credenza è conservata ancora oggi, e trova riscontro in quella che in psicologia è chiamata intelligenza cristallizzata. Con questo termine ci si riferisce a tutto quel sostrato di conoscenze, esperienze e competenze acquisite nel corso della vita e che si traduce - durante la terza età - in maggior saggezza. È interessante notare come gli stessi Rowe e Kahn abbiano dedicato uno spazio di ricerca sul tema, ipotizzando che la saggezza possa favorire la capacità di prendere decisioni giuste in situazioni incerte.

Invecchiamento di successo e socialità
L’uomo - è risaputo - è un animale sociale. Di conseguenza, la socialità ricopre un ruolo fondamentale in tutto l’arco della vita, in special modo durante la terza età.
Socialità o supporto?
In particolare, a risultare determinanti per un invecchiamento di successo sembrano essere due tipi di supporto: socioemotivo e strumentale. Per supporto socioemotivo si intende l’insieme di affetti e relazioni significative che il soggetto intrattiene con altre persone, come con un coniuge o un familiare. Il supporto strumentale fa invece riferimento agli aspetti di disponibilità di assistenza e aiuto, soprattutto in presenza di difficoltà fisiche o mentali[2]. E più che la quantità, a risultare determinante durante la terza età è la qualità di questi supporti sociali[3].
Il supporto psicologico può fare la differenza
Raggiungere un invecchiamento di successo non è naturalmente un processo automatico. Spesso vengono a mancare proprio le condizioni fondamentali espresse nello studio di cui abbiamo parlato, e contare soltanto sulla capacità del singolo individuo può non bastare, soprattutto in presenza di condizioni - al contrario - sfavorevoli. Per questo motivo, nel tempo sono state sviluppate diverse strategie volte al raggiungimento di un invecchiamento di successo.
Il coping proattivo
Tra queste, una delle più interessanti è la strategia di coping proattivo. Per coping si intende la capacità dell'individuo di far fronte a una situazione stressante, mentre “proattivo” si riferisce alla natura preventiva di tali strategie. Il coping può essere infatti “allenato”, ovvero è possibile apprendere e potenziare le proprie capacità di coping. Uno studio dell'Università di Utrecht ha evidenziato come intervenire sui fattori di rischio in maniera preventiva possa proteggere gli anziani dallo sviluppo non solo di problematiche fisiche, ma anche psicologiche. Costruire un percorso di supporto psicologico permette infatti di mantenere alta la motivazione e l’aspirazione a obiettivi di vita, oltre a garantire una migliore capacità di superare ed elaborare le difficoltà[4].
Un valore importante
L’invecchiamento della popolazione è una realtà che interessa soprattutto l’Italia. Fenomeni come l’abbandono degli anziani e il loro progressivo isolamento sono purtroppo sempre più frequenti in una società che spesso fa fatica a prendersi davvero cura - e non solo riguardo la salute fisica - della terza età. Un cambio di prospettiva - volta alla valorizzazione della terza età e del benessere psicologico degli anziani - sarà soprattutto in futuro un valore fondamentale per i Paesi di tutto il mondo.
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