Attenzione a come parliamo, ci ricordiamo molto di più gli insulti
Vi siete accorti di quanto è semplice, per il nostro cervello, ricordare più insulti che complimenti? Siamo i campioni di autosabotaggio, ed ecco come influiscono le parole che ci vengono rivolte, nel contesto sociale.
Pensare prima di parlare
“Sei un fallimento”, “Non sei capace”, “Fai schifo”. Vi è mai capitato che qualcuno vi rivolgesse questi insulti?
Purtroppo, a tutti almeno una volta nella vita è capitato ci mettessero i bastoni tra le ruote, negando la nostra persona.
Gli insulti hanno un peso, rimbombano nella testa ancora e ancora, plasmando l’anima di parole che non le appartengono, ci appiccicano addosso una descrizione che non ci appartiene, che hanno creato altre persone sulla base della loro conoscenza del mondo e della concezione che hanno della nostra persona.
Ma chi meglio di noi sa chi siamo? Be’… se nella testa vorticano solo insulti, è difficile individuare la nostra persona, il nostro carattere.
Ma perché diano tanto peso ai commenti di altri? Perché diano tanto peso alle brutte parole che ci vengono rivolte, e minimizziamo invece i complimenti che ci farebbero stare bene?
Perché ci ricordiamo meglio gli insulti?
Ha dell’ironia questa affermazione, eppure è così vera.
In realtà, ci sono delle spiegazioni psicologiche dietro a questo apparente autosabotaggio.
Il bias di negatività
Tra le maggiori cause di questo fenomeno vi è il negativity bias, ossia la tendenza degli individui a dare maggiore peso alle esperienze e commenti negativi.
Questo bias è pura evoluzione umana: anticamente, infatti, serviva a tenere l’essere umano al sicuro da eventi meteorologici catastrofici o dai pericoli degli animali selvatici. Concentrarsi sulla negatività assicurava attenzione costante e, quindi, protezione.
Ad oggi, questo tratto non ha più benefici, anzi, influenza prepotentemente l’umore degli individui.
Siamo “programmati” a pensare male, è naturale che daremo più peso agli insulti.
Problemi di autostima
Ricevere spesso brutte parole sulla propria persona può logorare progressivamente l’autostima.
A sua volta, avere una bassa considerazione di sé dà adito, agli insulti, di piantare forti radici dentro di noi.
Le persone con bassa autostima fanno fatica ad accettare i complimenti, poiché essi creano in loro innumerevoli dubbi sulla propria persona. Avendo una considerazione di sé diversa, si ritrovano spesso a chiedersi «Ma è sincero? Perché io non la penso allo stesso modo?».
Si crea frizione tra ciò che viene detto e l’idea che si ha del proprio soggetto.
Questa condizione può causare non pochi problemi all’interno delle relazioni affettive, poiché il complimento è il mezzo attraverso cui i partner manifestano il rispetto verso l’altro.
Qualora le parole non venissero accolte, in situazioni con una bassa autostima, il partner potrebbe sentirsi rifiutato.
La verità è che non ci sono cattive intenzioni, non si cerca di negare le parole del partner perché ritenute inutili, ma inconsciamente perché non vengono percepite come vere.

La pressione da prestazione
Un fattore interessante che spesso non viene preso in considerazione riguarda le aspettative che il complimento genera.
È più facile accettare un insulto perché le belle parole spesso sono seguite da un’aspettativa: l’elogio deve poi essere sempre riconfermato nel futuro.
Molte persone vi attribuiscono questo genere di pensiero, e ciò fa apparire i complimenti come trappole, poiché promesse implicite di dover continuare a comportarsi così anche dopo.
Le norme sociali che regolano la nostra immagine
Quando vengono fatti complimenti, spesso ci si trova in un contesto sociale, anche se gli interlocutori sono due.
Alla base delle relazioni umane, vi sono le norme sociali; quella categoria di “regole non scritte” che disciplinano i rapporti interpersonali per evitare il più possibile gli scontri.
Risulta più difficile accettare un complimento perché si teme di passare per egocentrici o vanitosi. Essere modesti, invece, è visto come virtù, perciò le persone si ritrovano a rifiutare le belle parole per la paura di apparire arroganti davanti ad altri.
Eppure chi insulta, non si fa lo stesso problema.
Come viene influenzato il contesto sociale dagli insulti?
Ricevere insulti davanti ad altre persone può essere, oltre che imbarazzante, anche spiacevole, poiché comporterebbe diverse conseguenze.
L’idea che gli altri hanno potrebbe subìre variazioni dopo aver ascoltato simili parole.
L’umiliazione pubblica accade quando una certa immagine che si è creata di una persona, viene smontata e spiattellata davanti agli occhi di tutti, colleghi, amici, sconosciuti.
Spesso avviene per collocare la vittima in un certo frame sociale e indurre chi assiste a “vedere com’è realmente”. Ma la visione sarà allora distorta e condizionata da chi non ha saputo pensare prima di parlare.
La persona denigrata si sentirà respinta, negata, inutile. L’umiliazione viene percepita come tale se chi critica si trova nella posizione per farlo e gode di una considerazione alta. L’autostima subirà un duro colpo, oltre che condizionare gravemente la percezione di sé.
Oltre alla denigrazione, l’umiliazione pubblica ha diverse conseguenze sociali.
La vittima non sarà più in grado di mantenere la sua posizione sociale, né ai suoi occhi né a quelli di chi ha assistito al diverbio.
Inoltre, l’idea di sé in pubblico si cucirà nella testa dell’individuo e, come abbiamo visto sopra, creerà attrito tra i complimenti futuri e questo genere di situazioni.

Perché diamo valore a chi insulta?
C’è una grossa differenza tra una critica e un insulto. Se il nostro cervello è già di per sé programmato per assorbire meglio questo genere di parole, allora è bene imparare che le parole hanno un peso, e come esse anche chi le pronuncia.
Viene dato forse troppo valore a chi insulta, caricandolo di un peso che non gli appartiene.
Quotidianamente, ogni individuo fa del proprio meglio e a volte questo viene visto da qualcuno, che se si sente abbastanza gentile può rivolgere dei complimenti. Quindi perché non immagazzinare lo spaccato di realtà in cui l’impegno si è visto ed è stato apprezzato?
I problemi di autostima sono reali e invalidanti, però iniziando a piccoli passi, allenandosi a riconoscere le situazioni concrete in cui si è stati bravi ed è stato riconosciuto il proprio valore, la percezione di sé piano piano cambierà.
Gli insulti non servono a sentirsi più grande
Far sentire una persona piccola così, denigrarla e appallottolare la sua identità non renderà nessuno figo.
Le parole sono adesivi e la mente è un foglio: staccarli è difficile. Anzi, lo sappiamo bene dai nostri diari di scuola che più tempo lasciamo gli adesivi appiccicati, più rovineranno le pagine quando proveremo a toglierli.
Ognuno di noi è un corpo e un’anima, e siamo noi a doverci definire come persone. Siamo la nostra gentilezza, i nostri sorrisi, il nostro impegno, la nostra perseveranza.
Il fallimento non siamo noi definiti così da terzi, ma chi non ha avuto la capacità di tenere a freno la lingua o trovare altri modi per criticare.
Il bias di negatività, portatore principale dell’autosabotaggio a cui siamo soggetti quotidianamente, era utile un tempo. Oggi crea solo molti danni, come quelli elencati sopra.
Chiaramente non possiamo cambiarlo dall’oggi al domani, ma possiamo ripassare di qui per ricordarci che il nostro mondo è nettamente più grande di quella briciola che viene insultata.
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