Appel du vide: vuoi saltare?

Ti è mai capitato di provare l'impulso di saltare, quando ti trovi davanti a un punto alto? Se sì, hai sperimentato l'Appel du vide

Sei in autostrada, stai guidando e pensi, anche con una certa curiosità: “E se ora mi schiantassi contro il guardrail?”

Niente di anomalo, questo fenomeno ha un nome e una spiegazione psicologica, ed è l’Appel du vide.

 

Appel du vide

 

Dobbiamo ringraziare i francesi per aver coniato un termine che esprimesse letteralmente “il richiamo del vuoto”, quella frenesia che ci pervade brevemente quando, trovandoci per esempio sul ciglio di un dirupo, pensiamo a cosa accadrebbe se ci lanciassimo nel vuoto. 

L’Appel du vide viene categorizzato all’interno dei pensieri intrusivi, ma a differenza di questi ultimi, il termine francese vuole indicare la curiosità dell’ignoto, non sapere cosa succede dopo l’impatto, il brio che precede un azione che non si dovrebbe fare.

Come se ci fosse una forza che dal basso ci richiama, ci chiede di seguirla, ponendo fine alla nostra vita, per vedere cosa succede. Un po’ come se ci venisse spalancata una porta e venissimo invitati a entrare, senza sapere cosa ci sia oltre.

Il vuoto a cui si fa riferimento è ciò che resterebbe dopo la morte, ma anche quei brevi secondi che la precedono poiché in fin dei conti, non sappiamo cosa ci sia dopo: l’Appel du vide è una sospensione della realtà, ti fa godere di quei pochi secondi caratterizzati dal nulla.

 

I pensieri intrusivi

 

Spesso l’Appel du vide viene inserito in questa macrocategoria della psicologia e paragonato a quelli che vengono definiti pensieri suicidi. All’apparenza potrebbe trattarsi della stessa sostanza, ma dobbiamo andare un po’ più in profondità.

I pensieri intrusivi sono eventi mentali che interrompono il flusso di pensieri per spostarne il focus su quelli di carattere violento, aggressivo o disturbante. Vengono definiti “intrusivi” proprio per la loro natura improvvisa e possono spaziare in un universo di possibilità: possono riguardare tabù sessuali, sociali, scenari catastrofici o dubbi esistenziali. Sono spesso scollegati dalla realtà circostante e si presentano frequentemente, specialmente a chi soffre di Disturbo Ossessivo-Compulsivo, ansia e Disturbo da Stress Post-Traumatico.

 

High Place Phenomenon

 

La differenza è sottile, ma c’è. L’Appel du vide non prevede pensieri improvvisi scollegati dalla realtà che ci circonda, bensì sono considerazioni legate a una situazione che ci si presenta in quel momento.

Alcuni ricercatori della Florida State University hanno rinominato il fenomeno come High Place Phenomenon e hanno voluto indagare la correlazione tra ansia e pensieri suicidi e, appunto, il richiamo del vuoto.

Tra i 431 studenti campionati, più del 50% ha riferito di aver sperimentato almeno una volta il fenomeno dell’Appel du vide, nonostante in loro non fossero presenti pensieri suicidi.

 

Non solo la morte

 

L’Appel du vide sembrerebbe un abbellimento di tutti quei pensieri più o meno violenti che ci vengono in mente. I francesi, quando hanno coniato il termine, l’hanno pensato in relazione a una risposta mentale tutt’altro che scontata.

Dal punto di vista psicologico, questa attrazione per il vuoto nasconde dietro di sé importanti motivi che spiegherebbero perché, in piedi su un balcone, ci viene improvvisamente l’istinto di saltare.

 

L’istinto di autoconservazione

 

Quando ci troviamo in una situazione rischiosa, il nostro cervello entra in modalità di autoconservazione e la riconosce come un qualcosa da cui stare alla larga, poiché ci metterebbe in pericolo. Ciò che accade con il richiamo del vuoto è la nostra mente che ci propone tutta una serie di scenari più o meno rischiosi per vedere che tipo di risposta avremmo in quella situazione. 

Come possiamo sapere come rispondere al pericolo se non lo stiamo vivendo?

È su questa sottile domanda che l’Appel du vide gioca, resta in equilibrio tra l’ignoto che ci attira e il conosciuto che ci protegge.

Dopo questo tipo di pensieri, solitamente rientriamo in carreggiata. Il nostro istinto di autoconservazione ha avuto di nuovo la meglio; il richiamo del vuoto ci incoraggia a non prendere scelte avventate.

 

L’ansia gioca brutti scherzi

 

È interessante capire anche come il fenomeno dell’Appel du vide venga vissuto da chi soffre di ansia. Chi è particolarmente sensibile a questa patologia, potrebbe interpretare erroneamente alcune risposte fisiche in situazioni analoghe.

Un cuore che batte più veloce o un aumento della sudorazione, starebbero ad indicare euforia e voglia di compiere il gesto estremo a cui si pensa in quel momento. Chi è più sensibile a questi segnali corporei ha più probabilità di sperimentare questo fenomeno. La persona si convincerebbe quindi di voler davvero fare ciò che il vuoto suggerisce.

Paradossalmente, è maggiormente sensibile all’ansia una persona con bassi livelli di pensieri suicidi, in quanto tutto ciò che riguarda la sfera del gesto estremo aumenterebbe la paura e l’angoscia e creerebbe frustrazione nella persona, poiché il pensiero euforico di saltare c’è stato, anche se solo per un secondo.

 

Perché ci interessa sapere cosa viene dopo l’Appel du vide?

 

Abbiamo visto come l’Appel du vide sia il fenomeno per cui il vuoto ci chiama e ci attira: saltare da un balcone, da un dirupo, o schiantarsi contro un muro. Ma cosa viene dopo?

Non lo sappiamo. “Vuoto” non viene utilizzato per scherzo, indica il nulla che ci sarebbe dopo l’impatto, e il nulla che resterebbe di noi.

Da un certo punto di vista, potremmo ipotizzare che l’Appel du vide sia un desiderio inconscio delle persone si sapere cosa ci sia dopo la morte.

Per indagare questa ipotesi, abbiamo contattato la psicologa Giulia Castiglieri, che ha cercato una correlazione tra sete di conoscenza e richiamo del vuoto: «Credo che l’ignoto attiri per sete di conoscenza e per natura umana. La sete di conoscenza però, a mio parere, è un desiderio fortemente egoriferito. Vogliamo apprendere per noi stessi, per essere più preparati su un argomento per il nostro benessere o per conoscere più degli altri. Quindi l’ignoto attira per un po’ entrambi i motivi, e non credo sia necessario separare le variabili di conoscenza ed egoismo».

Se qualcuno di noi ha mai vissuto l’Appel du vide, per una frazione di secondo avrà anche pensato al conoscere cosa ci sia oltre il vuoto. Questo perché risolverebbe uno dei più grandi misteri dell’uomo. L’incoerenza umana si vede qui: chissà se dopo l’impatto ce lo ricorderemmo.

 

L’Appel du vide: siamo pazzi o inversamente protettivi?

 

Il fenomeno dell’Appel du vide è estremamente interessante perché cela dietro di sé ciò che nessuno si aspetta: il richiamo del vuoto, serve, infatti, a ricordarci che siamo vivi e che, anche nei momenti di pericolo, abbiamo potere decisionale. Ecco spiegato perché l’idea di morire non ci spaventa così tanto, poiché la frazione di secondo in cui abbiamo pensato di saltar veramente, viene rapidamente sostituita dal nostro istinto di autoconservazione.

«Penso che la morte non spaventi in queste situazioni perché si ha il controllo. Un pensiero come l’Appel du vide non deve tramutarsi in un’azione, io ho il controllo della situazione, se agire o meno e questo mi da potere. È una conferma di essere e sentirsi vivo, provare un brivido, un’emozione che mi confermano che sono qui, sono vivo e sono padrone della mia vita», conclude la psicologa Castiglieri.

Gioca su un paradosso molto importante, ossia siamo tanto liberi di prendere decisioni che si rivelerebbero per noi fatali, quanto impauriti dal porre fine alla nostra vita. Riuscendo a controllare i nostri impulsi, abbiamo dato modo all’istinto di autoconservazione di fare il suo dovere, ma per qualche istante dentro di noi abbiamo sentito una strana euforia, come a dire “E se lo facessi?”.

 

Come contrastare questi pensieri?

 

L’Appel du vide è un fenomeno che capita molti di frequente e a molte persone. Se, però, viverlo ti crea disagio, ecco alcuni metodi per contrastare questo flusso di pensieri invasivi.


l Immaginare la nostra mente come un cielo e i pensieri come nuvole: riconosci il pensiero e lascialo passare come una nuvola

l Sembra banale, ma concentrarsi sul respiro aiuta a direzionare la nostra attenzione altrove, distogliendola dai pensieri

l Parlarne con chi conosci, scoprirai che questo fenomeno all’apparenza strano, è in realtà molto banale.

Il potere dell’Appel du vide è proprio quello di tenerci sul filo del rasoio, ci fa sentire il richiamo del vuoto senza spingerci oltre. Significa avere la punta delle scarpe oltre il dirupo ma la mente già in fuga verso un punto sulla terraferma più sicuro. Questa ambivalenza ci dona i sentimenti di brio ed euforia che sentiamo.

 

Vuoi saltare?

 

Il richiamo del vuoto, in sostanza, non è una conseguenza di pensieri suicidi che possono o meno attraversare la mente di una persona, ma il contrario.

Questo fenomeno psicologico vuole in realtà insegnarci ad apprezzare la vita, il fatto che siamo vivi e in salute, circondati dalle bellezze del mondo che diventano sempre più accessibili, dai nostri cari e amici e da infinite possibilità di dare una svolta alla propria vita.

Mente e corpo si dicono essere collegate, ebbene la risposta fisica che abbiamo nell’Appel du vide vuole metterci in guardia dal pericolo che stiamo per vivere per suggerirci “Vuoi davvero perderti tutto ciò che già hai?”.

Non nasconde dietro di sé un desiderio di morte, affatto. L’Appel du vide ci spinge, inconsciamente ad apprezzare la nostra vita e a evitare tutte quelle situazioni che potrebbero metterne fine. 

E tu, vuoi ancora saltare?


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