«5 minuti e vado a dormire»: che cos’è la bedtime procrastination

Il fenomeno della bedtime procrastination, conosciuto in italiano come procrastinazione della buonanotte, è più diffuso di quanto immaginiamo. Ma in cosa consiste?

A tutti sarà capitato almeno una volta di fare le ore piccole per recuperare quella serie, o per portare a termine quell’impegno di cui ci si era dimenticati. E avremmo pensato che tutto sommato siamo ancora giovani, e non dormire una o più notti non potrà avere conseguenze rilevanti

Dal punto di vista scientifico, questo fenomeno prende il nome di bedtime procrastination, adattato alla lingua italiana come procrastinazione della buonanotte, e può avere effetti ben più gravi di quanto si possa pensare.

Bedtime procrastination: un fenomeno moderno

In molti casi si tratta di episodi saltuari, ma secondo uno studio del 2016, la procrastinazione della buonanotte interessa il 53,1% dei giovani adulti[1]. Per parlare propriamente di bedtime procrastination devono però essere soddisfatti diversi criteri, come una deprivazione prolungata e continuativa del sonno, la consapevolezza della nocività di questo comportamento, e una motivazione ingiustificata dietro questa scelta. 

Quali sono le cause?

Da un punto di vista strettamente psicologico, è emerso che esiste una correlazione negativa tra procrastinazione del sonno e autoregolazione. Ciò significa che più un individuo è incapace di autoregolare i propri comportamenti ed emozioni, più alta sarà la probabilità di presentare bedtime procrastination, e viceversa[2]. Inoltre, studi recenti mettono in luce una possibile correlazione tra procrastinazione del sonno e disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD)[3]. Infatti, pazienti con questo disturbo presentano spesso comportamenti inibiti e compulsivi, come il disturbo da binge eating[4].

Le conseguenze della bedtime procrastination

La procrastinazione del sonno, oltre a rappresentare un serio rischio per la salute, fa da tramite a disturbi di natura psicologica molto gravi. Come mostrato da uno studio dell’Università di Zhengzhou del 2021[5], la bedtime procrastination non solo favorisce l’insorgenza della dipendenza dallo smartphone, ma è collegata anche a sintomi depressivi e ansiosi. Tuttavia, non è solo la mente a risentirne profondamente.

Foto di SHVETS production

Bedtime procrastination: i rischi della deprivazione del sonno

Naturalmente è la deprivazione del sonno a rappresentare il rischio più grande per gli individui che mettono in atto questo tipo di procrastinazione. O meglio, lo sono le sue conseguenze

Il sonno è infatti non solo fondamentale per la salute della nostra mente ma anche del nostro corpo. Una prolungata e continua assenza di sonno può portare a svariati problemi, sia cognitivi che fisici.

Dalle emozioni ai falsi ricordi

Nel corso degli anni la letteratura scientifica ha posto molta attenzione sulle conseguenze della deprivazione di sonno. In particolare, ad essere inficiate sono innanzitutto le principali funzioni di apprendimento ed elaborazione delle informazioni, oltre che la capacità di recuperare quelle necessarie[6], aumentando inoltre la probabilità di formazione dei cosiddetti falsi ricordi[7]. Inoltre, le principali funzioni esecutive rischiano di essere alterate, così come i processi emotivi di percezione e risposta[6].

Ad essere pregiudicati dalla mancanza di sonno sono anche i processi decisionali e, più in generale, le performance cognitive[8], che presentano una significativa diminuzione indipendentemente dalle molteplici contromisure che l’individuo può attuare per mantenere alta l’attenzione o la vigilanza[6].

Tutto ciò sembra essere causato dalla vulnerabilità soggettiva verso questi sintomi, oltre che da una forte sensibilità della corteccia prefrontale riguardo le conseguenze negative derivanti proprio dalla deprivazione di sonno[9].

Cosa succede al nostro corpo?

Le conseguenze sembrano complicarsi se invece spostiamo il nostro punto di vista da quello psicologico a quello fisico.

Secondo uno studio condotto nel 2021, la deprivazione di sonno aumenta i rischi legati al sistema cardiovascolare, alterando il sistema respiratorio e immunitario, favorendo così l’insorgenza di malattie di varia natura, come immunodeficienze, allergie o malattie autoimmuni[10]

Anche il sistema gastrointestinale e i processi metabolici sembrerebbero essere interessati, con conseguenze negative sul benessere fisico dei soggetti che sperimentano deprivazione del sonno, i quali sono anche a rischio di obesità[10].

Foto di Adil

Il ruolo della società nella bedtime procrastination

Un aspetto interessante quando si parla di bedtime procrastination è una denominazione alternativa che negli anni si è scelta per definire questo fenomeno. Infatti, è soprattutto sui social che la procrastinazione del sonno è conosciuta come “revenge bedtime procrastination”, ovvero procrastinazione del sonno per vendetta. Ma vendetta verso chi?

Una qualità della vita sempre peggiore

La risposta giusta sembra essere “verso la società”. Per molti la procrastinazione del sonno è infatti l’unica scelta realisticamente accessibile per riuscire a dedicarsi ai propri interessi e passioni, usando la notte in qualità di unico momento della giornata libero per staccare la spina. La maggioranza delle persone vive infatti giornate fortemente stressanti e piene, in cui sin dalle prime ore del giorno si è chiamati alle mansioni quotidiane, alla puntualità, a carichi di lavoro estenuanti. In questo senso, l’individuo è portato allo stremo delle proprie forze, costretto a mettere in secondo piano affetti e passioni per un lavoro che nella maggior parte dei casi viene odiato, ma portato avanti pur di riuscire a sostenersi.

In che direzione stiamo andando?

Qual è, dunque, la strada che stiamo percorrendo? I soggetti che attuano una procrastinazione del sonno per vendetta non sono altro che individui come noi, che però non accettano il compromesso di dare tutte le proprie energie e tutto il proprio tempo per interessi di terzi, compiendo un gesto tanto estremo e autolesivo quanto importante. La società di oggi è ancora troppo impegnata ad osannare stili di vita irrealistici, in cui la propria identità è valutata e validata solo in base alle ore di lavoro, ignorando completamente il lato umano e psicologico di ogni singolo interessato. E coloro i quali, come abbiamo visto, mettono a serio rischio la propria salute per ritrovare sé stessi durante la notte, in molti casi non sono liberi di compiere alcun’altra scelta.

Bibliografia

[1] Kroese, F. M., Evers, C., Adriaanse, M. A., & de Ridder, D. T. D. (2016). Bedtime procrastination: A self-regulation perspective on sleep insufficiency in the general population. Journal of health psychology, 21(5), 853–862. https://doi.org/10.1177/1359105314540014

[2] Kroese, F. M., De Ridder, D. T., Evers, C., & Adriaanse, M. A. (2014). Bedtime procrastination: introducing a new area of procrastination. Frontiers in psychology, 5, 611. https://doi.org/10.3389/fpsyg.2014.00611

[3] Uygur, Ö. F., & Bahar, A. (2023). The relationship between Attention Deficit Hyperactivity Disorder symptoms and bedtime procrastination. Journal of Contemporary Medicine, 13(2), 241-246.

[4] Kaisari, P., Dourish, C. T., & Higgs, S. (2017). Attention Deficit Hyperactivity Disorder (ADHD) and disordered eating behaviour: A systematic review and a framework for future research. Clinical psychology review, 53, 109–121. https://doi.org/10.1016/j.cpr.2017.03.002 in Maria Cristina Verrocchio; Chiara Conti; Roberta Lanzara; Valentina Cardi, Manuale di Psicologia Clinica, Padova: Piccin-Nuova Libraria, 2023, p. 408.

[5] Geng, Y., Gu, J., Wang, J., & Zhang, R. (2021). Smartphone addiction and depression, anxiety: The role of bedtime procrastination and self-control. Journal of affective disorders, 293, 415–421. https://doi.org/10.1016/j.jad.2021.06.062

[6] Killgore W. D. (2010). Effects of sleep deprivation on cognition. Progress in brain research, 185, 105–129. https://doi.org/10.1016/B978-0-444-53702-7.00007-5

[7] Lo, J. C., Chong, P. L., Ganesan, S., Leong, R. L., & Chee, M. W. (2016). Sleep deprivation increases formation of false memory. Journal of sleep research, 25(6), 673–682. https://doi.org/10.1111/jsr.12436

[8] Khan, M. A., & Al-Jahdali, H. (2023). The consequences of sleep deprivation on cognitive performance. Neurosciences (Riyadh, Saudi Arabia), 28(2), 91–99. https://doi.org/10.17712/nsj.2023.2.20220108

[9] Durmer, J. S., & Dinges, D. F. (2005). Neurocognitive consequences of sleep deprivation. Seminars in neurology, 25(1), 117–129. https://doi.org/10.1055/s-2005-867080

[10] Liew, S. C., & Aung, T. (2021). Sleep deprivation and its association with diseases- a review. Sleep medicine, 77, 192–204. https://doi.org/10.1016/j.sleep.2020.07.048

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