1000 giorni di guerra in Ucraina in 5 punti
I dati sul conflitto a partire dal 24 febbraio 2022, data dell’invasione russa ai danni dell’Ucraina
Il 24 febbraio 2022 la Federazione Russa del presidente Vladimir Putin lanciava “l’operazione militare speciale” in Ucraina (un eufemismo per giustificare un atto di aggressione ai danni di uno Stato sovrano). Da allora il conflitto - il più sanguinoso in Europa dalla Seconda guerra mondiale - continua, e il suo futuro resta incerto.
Dall’inizio dell’invasione - 1000 giorni fa - le forze armate russe hanno occupato quasi il 20% del territorio ucraino (in parte del quale era già in corso un conflitto tra i separatisti filo-russi e Kyiv dal 2014), oltre 6 milioni di persone hanno lasciato il Paese e almeno un milione di russi e ucraini ha perso la vita o ha riportato ferite.
- Per saperne di più sulle prime fasi della guerra leggi anche: Due anni di guerra in Ucraina
I territori occupati in Ucraina
Come già accennato, al momento la Russia controlla quasi il 20% del territorio ucraino, occupando parte degli oblast (regioni) di Kherson, Zaporizhzhya, Luhansk, Donetsk e Kharkiv. Dall’inizio dell’invasione - che aveva come obiettivo la presa di Kyiv in pochi giorni - le forze armate ucraine hanno riconquistato il 54% dei territori occupati.
Tuttavia, Mosca mantiene il controllo di tutta la costa sul mar d’Azov e di gran parte del Donbas; inoltre, nelle ultime settimane le forze russe sono avanzate nell’oblast di Donetsk in direzione di Pokrovsk, importante hub logistico della regione.
Come riporta l’Institute for the Study of War - think tank di Washington - l’avanzata russa rappresenta uno sforzo «per conquistare il resto dell’oblast di Donetsk» che però non presagirebbe «l'immediato crollo della linea del fronte a Donetsk o in tutta l'Ucraina». La «presa completa» delle regioni di Donetsk e Luhansk è un «obiettivo prioritario» per Vladimir Putin - riporta l’ISW - ma ancora lontano.
Infatti, secondo le stime del think tank statunitense, dal 1° ottobre 2023 al 5 ottobre 2024 le «forze russe hanno conquistato poco più di 2.000 chilometri quadrati in Ucraina». Per ottenere il completo controllo delle due regioni, sarebbe invece necessario conquistare altri 9.322 chilometri quadrati.
Kursk, la Corea del Nord e l’alleanza Mosca-Pyongyang
Ad agosto 2024 le forze armate ucraine sono penetrate all’interno della Federazione Russa occupando parte dell’oblast di Kursk; da allora il territorio russo controllato dagli ucraini si è ridotto, ma nonostante gli sforzi russi parte della regione rimane sotto il controllo di Kyiv.
Proprio in preparazione ad una riconquista, la Russia avrebbe radunato una forza di 50mila soldati, tra cui ci sarebbero truppe nordcoreane. Il numero esatto delle truppe inviate da Pyongyang rimane non chiaro ma - come riporta la BBC - il Pentagono stima che sia di circa 11mila. Secondo Bloomberg, che cita «persone che hanno familiarità» con la materia, tale numero potrebbe lievitare fino a 100mila.
Proprio la scorsa settimana Russia e Corea del Nord hanno ratificato un trattato di mutua difesa, e l’invio di soldati in Russia comporterebbe vantaggi per entrambe le parti. La Russia otterrebbe una soluzione alla scarsità di manodopera dovuta all’elevato tasso di perdite; ciò permetterebbe a Mosca di utilizzare le truppe nordcoreane nell’oblast di Kursk senza dover distogliere truppe dal Donbas e di evitare una nuova mobilitazione.
La Corea del Nord - che già da tempo fornisce armi a Mosca - otterrebbe invece denaro, tecnologia militare russa ed esperienza per il proprio esercito, afferma alla BBC Andrei Lankov, direttore del Korea Risk Group.
- Per i dettagli sui primi giorni dell’offensiva nel Kursk leggi anche: Cosa sappiamo sull’incursione ucraina in territorio russo
L’Ucraina potrà usare i missili a lungo raggio per colpire la Russia, il sì da Washington
In risposta all’arrivo di forze nordcoreane, il presidente americano Joe Biden avrebbe autorizzato l’Ucraina ad utilizzare i missili a lungo raggio ATACAMS per colpire obiettivi all’interno del territorio russo, come richiesto da tempo dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, riporta il New York Times.
Come sostiene il quotidiano statunitense il loro utilizzo sarebbe - almeno inizialmente - limitato alla regione di Kursk, dove sarebbero dispiegate le truppe di Pyongyang. Si tratta di un allentamento delle restrizioni poste da Washington, che lo scorso maggio aveva già permesso a Kyiv di usare il sistema lanciarazzi HIMARS contro le forze russe stanziate direttamente oltre il confine. Quest’ultimo ha una gittata di circa 80 chilometri, mentre gli ATACAMS superano i 300.
In ogni caso, sottolinea l’Institute for the Study of War, tale decisione non è ancora stata confermata ufficialmente né dagli Stati Uniti né dall’Ucraina. Il presidente ucraino Zelensky ha commentato quanto riportato dai media dicendo che «gli attacchi non vengono eseguiti a parole» e che «i missili parleranno da soli».
Domenica il quotidiano francese Le Figaro aveva affermato che - dopo la decisione degli Stati Uniti - anche Francia e Gran Bretagna avrebbero permesso a Kyiv di utilizzare i propri missili a lungo raggio (SCALP/Storm Shadow) sul territorio russo. Tuttavia - come nota il Kyiv Post - l’articolo è stato aggiornato e ora sostiene che i dibattiti siano ancora in corso.
Le perdite per l’Ucraina e la Russia
Stabilire con certezza il numero di vittime e di feriti in entrambi gli schieramenti è complesso a causa della forte censura che entrambi i Paesi adottano sul tema; tuttavia, sono disponibili alcuni dati.
Secondo una stima della BBC pubblicata il 24 settembre 2024, le vittime dal lato russo supererebbero i 70mila. L’intelligence britannica a maggio stimava che dall’inizio della guerra il numero di morti e feriti tra le file russe avesse raggiunto i 500mila, con un tasso di perdita medio a maggio di più di 1200 soldati al giorno. Secondo il Wall Street Journal, al 17 settembre 2024 il numero totale di russi e ucraini (morti e feriti sia civili che militari) dall’inizio della guerra ha invece superato il milione.
Il Guardian, riportando stime occidentali, afferma che le perdite russe al 22 ottobre sarebbero di almeno 115mila morti e 500mila feriti. Sempre secondo il quotidiano britannico, «nonostante le perdite, la Russia è in grado di rimpinguare i suoi ranghi reclutando fino a 30.000 nuovi soldati al mese, più o meno quanti ne lasciano il campo di battaglia».
Riguardo le vittime civili, Reuters - citando la Missione di monitoraggio dei diritti umani delle Nazioni Unite in Ucraina - riporta la cifra di almeno 11.743 morti e oltre 24mila feriti al 31 agosto 2024. Tuttavia, specifica l’agenzia riportando le parole di funzionari dell’Onu e ucraini, il numero effettivo è probabilmente molto più alto «data la difficoltà nel verificare morti e feriti, soprattutto in aree come la devastata città portuale di Mariupol».
I rifugiati ucraini e il crollo demografico
Secondo le stime delle Nazioni Unite, dall’inizio della guerra la popolazione ucraina è diminuita di 10 milioni, ossia di circa un quarto, a causa «della fuga dei rifugiati, del crollo della fertilità e delle morti in guerra».
Florence Bauer, responsabile per l’Europa orientale del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione, ha affermato che l’Ucraina - così come gli altri Paesi occidentali - sta affrontando negli ultimi decenni un calo dei tassi di natalità, il quale sta causando una decrescita della popolazione.
Infatti, il Paese sarebbe passato dagli oltre 50 milioni del 1991 ai circa 40 del 2021. Per avere una stima precisa dell’impatto della guerra sarà invece necessario attendere il termine del conflitto, afferma Bauer.
Nonostante ciò, sappiamo grazie alle stime delle Nazioni Unite che ad agosto 2024 circa 6.7 milioni di ucraini avevano già lasciato il Paese in cerca di protezione all’estero.
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