Welcome To Hell: il report che dà voce ai detenuti palestinesi in Israele
L’osservatorio israeliano per i diritti umani, ha pubblicato un report che riguarda le condizioni di detenzione dei prigionieri palestinesi in Israele. Cosa cambierà?
B'Tselem è il Centro di Informazione israeliano per i diritti umani da garantire tanto a palestinesi quanto ad ebrei, che vivono tra il Giordano e il Mediterraneo. Il nome richiama letteralmente un passo della Genesi, 1:27, dato che il termine si traduce con “a immagine di”, come fece Dio con l’uomo e l’umanità tutta. Pilastro morale degli ebrei e del loro credo, questo centro si impegna a garantire, ma anche a diffondere, i principi cardine dell’uomo: libertà e uguaglianza.
È possibile? Attualmente no. Ma il Centro sta lavorando per raggiungere l’obiettivo in un futuro. Attivo in forma indipendente dal 1989, il Centro ha denunciato e diffuso informazioni e testimonianze di violazione dei diritti di cui sopra, da imputare ad Israele nelle zone d’occupazione. Dalla Cisgiordania alla Striscia di Gaza, i report mostrano numeri e dati negli anni in aumento.
Welcome To Hell è l’ultimo report dell’osservatorio israeliano, il quale mostra che quasi la metà dei prigionieri palestinesi sono detenuti senza processo e in condizioni degradanti. Abusati, torturati, sofferenti, i detenuti palestinesi sono vittime di un sistema politico che non lascia spazio a dubbi. Il report dedica la sua attenzione alla testimonianza di 55 ex detenuti dal 7 ottobre.
Umiliati, affamati ed assetati, insonni e soggetti costantemente al terrore della morte, i detenuti palestinesi testimoniano condizioni inumane. I capi d’accusa sono i più diversi, ma si fondano su sospetti: di incitazione e sostegno al popolo palestinese, soprattutto. Tra loro, molti prigionieri amministrativi. Tra i 4.781 prigionieri detenuti senza processo, 3.379 sono definiti come "detenuti amministrativi" e 1.402 sono definiti come "combattenti illegali".
Il sistema carcerario si macchia del sangue dei propri detenuti. L’osservatorio israeliano ha rilevato non meno di 60 decessi.
Sui corpi dei prigionieri sono stati rivenuti- tra l’altro- segni di violenza. Ad ucciderli anche l’assenza di cure mediche e la più totale noncuranza. Morti nelle loro celle perché privati del diritto all’assistenza medica.
Disprezzati, abbandonati, lasciati morire. Il panorama che denuncia B'Tselem ha dei dettagli agghiaccianti. E soprattutto, mostra l’impunità attuale dei responsabili coinvolti nelle torture e negli abusi. Anche sessuali.
Tuttavia, la questione non è in atto dal 7 ottobre. Tutt’altro. Il sistema carcerario si serve di questi mezzi da decenni. Di fatto, si configura come pieno strumento di controllo politico, impiegato da Israele per assicurarsi il mantenimento dei territori d’occupazione. Si stima che dal 1967, per il sistema carcerario israeliano siano passati circa 800.000 palestinesi.
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