True Crime: perché ci piacciono così tanto le storie dei serial killer
Sono sempre di più le serie tv e i film riguardanti crimini, realmente accaduti e non. Ma perché questo tipo di storie ci piacciono così tanto?
Il mondo dell’intrattenimento ci ha da sempre abituati a storie che riescono a tenerci sulle spine, con il fiato sospeso. E non è un caso che prodotti con queste caratteristiche, spesso riguardanti crimini reali e non, abbiano sempre un grande riscontro da parte del pubblico. Ma perché ci piacciono così tanto?
Fantasia e realtà
La straordinarietà degli eventi raccontati in queste storie gioca sicuramente un ruolo cruciale, in quanto pone lo spettatore in una narrazione decisamente distante alla vita quotidiana a cui è abituato. E più la storia è articolata, arricchita con espedienti per tenere viva l’attenzione, più lo spettatore, alla fine, si sentirà emotivamente eccitato dall’esperienza appena vissuta. Insomma, un misto di dopamina e adrenalina che lo tiene attaccato allo schermo.
Ma se ad essere raccontati sono fatti realmente accaduti?
Ebbene, al di là delle storie create ad hoc per catturare l’attenzione di chi guarda, ad affascinare sono soprattutto le storie true crime, ovvero riguardanti fatti di cronaca nera realmente accaduti che, in alcuni casi, hanno un successo al quale le storie inventate non riescono ad arrivare.
Cosa affascina del true crime?
Le spiegazioni sul perché il true crime ci piaccia così tanto sono molteplici: potremmo pensare che ad attrarre sia la veridicità di una storia che avremmo concepito soltanto nella finzione; o, ancora, potremmo essere incuriositi da un fatto realmente accaduto, come quando proviamo curiosità nel conoscere vicissitudini riguardanti altre persone nella vita di tutti i giorni.
Ma alcuni psicologi si sono spinti oltre, cercando le cause evoluzionistiche di tali comportamenti. Innanzitutto, secondo uno studio della University of Illinois[1], ad essere interessate dalle storie di true crime sarebbero specialmente le donne. Ciò è spiegato dal fatto che conoscere tutto riguardante un omicidio o una violenza, mezzi che in passato erano presenti fortemente nell’interazione tra gli uomini, permette allo spettatore di maturare sistemi di difesa in caso fosse, in futuro, anch’egli coinvolto in prima persona, e ciò sarebbe vero maggiormente per le donne, più vulnerabili a violenze di vario tipo.
Curiosità o parafilia?
Ma, al di là delle spiegazioni evoluzionistiche, è curioso considerare un fenomeno che, nella storia, si è manifestato a più riprese: l’attrazione verso chi ha commesso un crimine. In termini tecnici è chiamata ibristofilia, parola coniata dallo psicologo John Money, che fa riferimento, per l’appunto, ad un’attrazione sessuale nei confronti di chi si è macchiato di un crimine. Come si è detto, gli esempi nella storia sono diversi: dal serial killer Ted Bundy, il quale attirò su di sé l’attenzione di numerose “ammiratrici”, ma anche il più recente Jeremy Meeks, ex gangster che ora lavora come modello.

Questi pericolosi criminali, forse avvantaggiati da un’estetica conforme ai canoni del loro tempo, riescono a caricarsi di un fascino, per così dire, “perverso” riguardo la propria persona, in cui la pericolosità diviene fonte di attrazione. Secondo Mark Griffiths ciò è dovuto dal fatto che più si è pericolosi, più si è visti come uomini alfa, dunque, in termini darwiniani, maggiormente in grado di difendere e sostenere la prole. Le cause, naturalmente, non finiscono qui: c’è chi fa risalire questa attrazione a violenze subìte in infanzia o a bassa autostima, e chi ancora considera i mass media come i principali fautori di un’esaltazione di queste figure.
Il dilemma morale
Ciò che è centrale, per quanto riguarda la questione, è sicuramente il dilemma morale che va a crearsi. Riuscire a costruire linearmente i sentimenti di una persona attratta da chi ha commesso un crimine non è semplice. Spesso vi è un’unione di fascino del proibito, del piacere dell’immoralità o, come affermava Griffiths, di primitivo fascino dell’uomo alfa a spingere le persone, in alcuni casi, anche al matrimonio con assassini, come successo con Mario Pincarelli, condannato per l’omicidio di Willy Montero, che è convolato a nozze in carcere con una sua fantomatica ammiratrice. Naturalmente, il giudizio è lasciato al lettore.
Bibliografia
[1] Vicary, Amanda & Fraley, R.. (2010). Captured by True Crime: Why Are Women Drawn to Tales of Rape, Murder, and Serial Killers?. Social Psychological and Personality Science. 1. 81-86. 10.1177/1948550609355486.
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