Pornografia nel mondo fra pixel, divieti e libertà

Dall'Italia con la proposta per limitare l’accesso ai minori, al Giappone con i porno pixellati. Vediamo come le norme sulla pornografia sono una finestra sui conflitti culturali e morali che ogni Paese affronta nel gestire la sessualità e la libertà di espressione.

La pornografia è regolamentata in modo diverso a seconda del Paese, con approcci che riflettono le diverse culture e tradizioni. In alcuni luoghi è considerata parte della vita quotidiana, in altri viene vista come una minaccia da combattere. Vediamo come la pornografia è vissuta e regolamentata in diversi Paesi del mondo (ma ve lo anticipiamo già: sull’Italia c’è una bel po’ da dire).

Italia: il controllo sull’accesso e la verifica tramite SPID

La pornografia è illegale in Italia?

L'Art. 528 del Codice Penale vieta la pubblicazione e diffusione di materiale osceno in luoghi pubblici o accessibili al pubblico, ma non regola direttamente la pornografia legale se distribuita in contesti privati o riservati, come i siti pornografici. Secondo la giurisprudenza italiana, un atto osceno è qualsiasi manifestazione di concupiscenza, sensualità o inverecondia sessuale, compiuta su altri o su se stessi, che offenda così intensamente il sentimento della morale sessuale e il pudore da destare, in chi possa assistervi, disgusto e repulsione.

Questo concetto risulta però nebuloso poiché il limite tra ciò che è considerato osceno e ciò che è accettabile è soggetto a interpretazioni variabili, specialmente in un'epoca digitale dove i contenuti pornografici circolano online. L'assenza di una definizione chiara e uniforme crea uno spazio grigio, in cui le piattaforme sono tenute a evitare la diffusione verso i minori, ma la normativa lascia margini di ambiguità. Tuttavia la crescente consapevolezza degli effetti della pornografia sui minori e sulle relazioni interpersonali sta portando a numerosi tentativi di regolamentazione. 

Quali sono gli effetti del consumo preococe e/o intesivo di pornografia?

Secondo uno studio* italiano, gli effetti del consumo precoce e intensivo di pornografia portano conseguenze negative su entrambi i sessi. Uno degli impatti principali è il deterioramento dell’autostima, poiché la pornografia tradizionale enfatizza relazioni ipersessualizzate e promuove standard irrealistici di bellezza e prestazioni sessuali. Questo si traduce in sintomi come ansia da prestazione, insoddisfazione sessuale e difficoltà a riconoscere la varietà delle esperienze reali. Altri effetti comuni sono l’aumento di emozioni negative come rabbia, paura e tristezza, e lo sviluppo di ansia e depressione.

*Cerbara, L.; Ciancimino, G.; Corsetti, G.; Tintori, A. The (Un)Equal Effect of Binary Socialisation on Adolescents’ Exposure to Pornography: Girls’ Empowerment and Boys’ Sexism from a New Representative National Survey. Societies 2023, 13, 146. https://doi.org/10.3390/soc13060146


Che ruolo ha la pornografia nella cultura italiana?

Nel nostro Paese la pornografia è un argomento che spesso genera controversie, soprattutto in ambito politico e religioso. La cultura cattolica ha storicamente influenzato la percezione della sessualità, e ciò si riflette nel modo in cui la pornografia è discussa. Da una parte c’è chi la considera una questione di libertà personale, dall’altra chi invoca una maggiore regolamentazione per proteggere i valori tradizionali e i giovani.

Quindi, sebbene la pornografia sia legale, il suo consumo è spesso visto con una certa riserva, in particolare dalle generazioni più anziane e dai settori più conservatori della società. 

È vero che in Italia bisognerà usare lo SPID per accedere ai siti porno?

Non esattamente. In Italia l'accesso alla pornografia da parte dei minori è un tema molto dibattuto e di recente si sta valutando l'obbligo di utilizzare strumenti di verifica dell’età per accedere ai siti “per adulti”. Come chiarisce però Bufale.net, in realtà lo SPID sarebbe solo una delle tante opzioni per verificare la maggiore età dell’utente. Dunque al momento non è soluzione definitiva, ma soprattutto non interesserebbe solo le piattaforme porno, a differenza di quanto è stato riportato dalle testate. 

L’ispirazione: cos’è il Passaporto del Porno spagnolo?

A luglio di quest’anno è stato introdotto dai nostri cugini spagnoli il “Passaporto del Porno” (detto anche pajaporte, tradotto male in italiano sarebbe “passaporto per la masturbazione”), un sistema per convertire l’età in “crediti” per un massimo 30 accessi al mese ai portali porno (anche se dalla lista al momento sono esclusi i portali come Pornhub). Secondo il governo spagnolo «entro il 2027 tutti i siti porno con sede nell'Unione Europea saranno costretti ad adeguarsi» a causa dell'entrata in vigore del regolamento europeo eIDAS2 che obbligherà le piattaforme che operano nell'Unione Europea ad accettare l'utilizzo di portafogli digitali laddove richiesto dalle autorità nazionali. 

Giappone: pixel e mosaici, la censura nei video porno

La situazione in Giappone rispecchia quella di altri Paesi asiatici o dell'Estremo Oriente, come la Corea del Sud, dove però emergono fenomeni specifici differenti. Un esempio è quello dei molka, video non consensuali registrati illegalmente con telecamere nascoste. Questo fenomeno ha scatenato una forte indignazione pubblica e ha aperto un dibattito sempre più acceso sulla necessità di proteggere la privacy e i diritti delle persone.

La pornografia in Giappone

Premessa: il Giappone è il sesto Paese al mondo per consumo di pornografia, ma il rapporto con essa è, almeno pubblicamente, decisamente complesso. Da un lato la pornografia è ampiamente consumata e ha persino influenzato la cultura popolare, come dimostrano generi come l'hentai. Dall'altro, però, esistono norme sociali che impongono una certa riservatezza riguardo alla sessualità, alimentando un contrasto tra ciò che è accettato in privato e ciò che è tollerato pubblicamente.

Questo indubbiamente crea una sorta di “scarto” tra il consumo privato e la moralità pubblica, che ha portato a censurare i genitali attraverso i famosi “pixel” nei video porno. Diciamo che riflette pienamente questo equilibrio tra il soddisfare la domanda e mantenere un decoro sociale, ma in quanto argomento particolarmente ampio e complesso preferiamo rimandarvi al nostro approfondimento disponibile qui

Perché i porno giapponesi sono censurati con i pixel?

Sul perché i porno giapponesi sono pixellati non esiste una risposta breve, ma se dovessimo dirlo in due parole sarebbero: è illegale

In breve, la macro-ragione dietro alla censura delle parti intime in Giappone è legata a un concetto di buon costume e morale imperiale. Storicamente l’esposizione sessuale era vista come una minaccia per il decoro e l'armonia sociale e questo ha portato alla creazione di una delle leggi più dure al mondo sulla censura dei genitali. Oggi, i film pornografici sono uno degli ultimi sopravvissuti di un’intera epoca di censura più estesa che riguardava anche altri ambiti culturali (cinema, arte, letteratura, fotografia, ecc…).

Per quanto riguarda l’aspetto legale, l'Art. 175 del Codice Penale giapponese, risalente al 1907, è una delle principali leggi che regolano la censura e la pornografia in Giappone. Questo articolo vieta la distribuzione, vendita, esposizione pubblica e possesso a fini di distribuzione di materiale che viene considerato osceno, ma non si applica solo alla pornografia esplicita bensì a qualsiasi contenuto che possa ledere la morale pubblica. In pratica questo significa che i contenuti sessualmente espliciti devono essere censurati nei genitali, attraverso appunto pixellizzazione o altre tecniche di offuscamento. 

Quindi, se dovessero chiedervelo: il governo giapponese, fin dal periodo Meiji, ha adottato un compromesso senza imporre divieti totali. La legge non vieta completamente la rappresentazione del nudo o degli atti sessuali, ma ne pretende censura delle parti che sono considerate troppo esplicite.

Ma perché censurare solo i genitali femminili?

Negli ultimi anni, la censura sui genitali maschili in Giappone è diventata meno rigorosa, portando molti osservatori, specialmente noi occidentali, a chiedersi se questa differenza non rifletta una visione patriarcale della società. Secondo quanto riportato da Il Post, l'uguaglianza di genere in Giappone è ancora lontana dall'essere raggiunta, almeno nel mondo del lavoro: meno dell'1% delle aziende quotate in borsa è guidato da una donna.

Questa disparità nella censura potrebbe essere il risultato di una combinazione di fattori culturali e tradizionali, tra cui l'idea radicata di proteggere il corpo femminile dalla visibilità pubblica, considerata spesso indecente. Si tratta di una concezione storica del ruolo delle donne nella società che si riflette anche nelle norme morali e giuridiche legate alla rappresentazione del corpo.

Quali sono le conseguenze per chi viola l’Art. 175 del Codice Penale?

Le conseguenze per chi viola l'Articolo 175 del Codice Penale giapponese sono molto severe.  

Conseguenze legali:

  • Reclusione: Fino a due anni di carcere per la distribuzione di materiale osceno non censurato.
  • Multe: Fino a 2.500.000 yen (oltre 15.000 euro) in aggiunta o in alternativa alla reclusione.
  • Sequestro: Confisca dei materiali illegali e possibile chiusura dei siti web che ospitano contenuti non conformi.

Conseguenze sociali:

  • Stigma sociale: In una società attenta al decoro pubblico, l'associazione alla pornografia non censurata può comportare una forte disapprovazione sociale.
  • Difficoltà lavorative: Chi è coinvolto in questi casi può avere problemi a trovare o mantenere un lavoro, a causa dell'associazione con attività considerate immorali.

Le leggi sulla censura della pornografia non vengono applicate uniformemente e possono essere usate anche con finalità politiche o ideologiche. Esistono infatti casi in cui la polizia e la magistratura sembrano intervenire solo quando chi produce o distribuisce contenuti osceni esprime posizioni considerate ideologicamente scomode, come il caso dell’artista giapponese Igarashi Megumi che nel 2014 era stata arrestata e condannata a oltre 3mila di multa per aver creato un modello 3D della sua vagina.

Comunque, secondo i dati di Pornhub, le categorie più cercate dagli utenti giapponesi nel 2023 mostrano un grande desiderio di contenuti "non censurati": le categorie "uncensored" e "uncensored pussy" sono cresciute del 754%. Sembrerebbe quindi che i giapponesi cerchino attivamente di accedere a contenuti non pixelati, nonostante le restrizioni legali.

Nonostante i dibattiti sulla possibilità di allentare le restrizioni, la censura sui contenuti osceni rimane in vigore. 



Medio Oriente e Paesi arabi: divieti e consumo clandestino

Paesi arabi: società e moralità

La Shari'a impone regole molto severe sulla sessualità e i comportamenti considerati contrari alla morale islamica e la pornografia è vista come una minaccia alla purezza della società e della famiglia

La pornografia come violazione della modestia

Uno dei principi della Shari'a è il concetto di "haya" che potremmo tradurre come modestia. Riguarda non solo il comportamento personale, ma anche l'abbigliamento, la sessualità e le interazioni tra uomini e donne. Il porno sarebbe visto come una violazione flagrante di questo principio perché mina il pudore e il rispetto per il proprio corpo.

Nell'Islam, la sessualità è considerata una parte naturale della vita, ma deve essere vissuta nel contesto del matrimonio e con discrezione. La diffusione di contenuti sessualmente espliciti al di fuori di questi contesti è vista come una minaccia per l'integrità morale dell'individuo e della società.

Protezione della morale pubblica

La Sharia cerca di preservare la “morale pubblica”: se la pornografia normalizza comportamenti sessuali considerati illeciti e promuove atteggiamenti contrari alla “purezza”, allora è una minaccia perché rientra nel concetto di corruzione morale.

La pornografia come peccato e atto illecito

Nell'interpretazione tradizionale della Legge di Allah, la pornografia rientra nella categoria degli atti di "fahisha", che indicano atti osceni e illeciti (insieme all'adulterio - il tradimento - e la fornicazione - rapporto sessuale illecito) e dunque riconducibili al peccato.

In Medio Oriente e nei Paesi arabi è illegale il porno?

In Arabia Saudita, ogni forma di pornografia è severamente vietata. Chiunque venga sorpreso in possesso di materiale pornografico rischia gravi conseguenze legali, che possono includere pene estremamente severe, come lunghe detenzioni o persino, in casi estremi, la pena di morte, a seconda delle circostanze e delle interpretazioni della legge islamica. Lo stesso vale per l'Iran.

In altri Paesi arabi, come gli Emirati Arabi Uniti e il Qatar, la pornografia è considerata illegale e severamente regolamentata, ma le pene variano. Anche se la Sharia è alla base del sistema legale, le punizioni qui prevedendo “solo” detenzioni, multe salate e espulsione per gli stranieri. 

In gran parte dei Paesi arabi la pornografia è considerata tabù e viene vista come un serio attacco ai valori morali, ma soprattutto quelli religiosi: le conseguenze, quindi, oltre che legali sarebbero spirituali per chi li commette.

In Stati come la Turchia, l'Azerbaigian e Israele la produzione di materiale pornografico è legale, e hanno approcci più permissivi riguardo la pornografia. La Turchia, pur essendo a maggioranza musulmana, adotta una legislazione laica e consente la produzione e la distribuzione di materiale pornografico (sempre con alcune restrizioni), mentre in Israele la pornografia è legale e le regolamentazioni sono simili a quelle occidentali.

Obbedienza pubblica e desiderio privato: il consumo clandestino

Nonostante le norme morali e legali imposte dalla Sharia e i vari governi, la tradizione e la cultura (e quindi anche la forte pressione sociale) scoraggino l'accesso a contenuti porno, il consumo clandestino di questi materiali continua a manifestarsi attraverso VPN e altri strumenti per aggirare la censura, seppure il rischio in alcuni casi sia molto alto (la vita). 

In società come quelle regolate da norme religiose molto rigide, esiste una sorta di doppia vita che le persone devono condurre. 

In pubblico, c'è una forte pressione a mostrare conformità religiosa e a mantenere un’immagine e parvenza di rettitudine (che spesso è essenziale per mantenere il proprio status sociale, oltre che per evitare sanzioni morali o legali). E questo crea una sorta di "facciata" in cui tutti devono apparire come devoti e rispettosi delle regole. 

Nel privato, però, le persone trovano modi per dare spazio a desideri che vengono repressi nella sfera pubblica, creando una sorta di compromesso personale. Il consumo clandestino di pornografia non è tanto un atto di ribellione, ma è un modo per conciliare le pulsioni personali con l'immagine pubblica che si è obbligati a mantenere. È come se la repressione pubblica creasse, paradossalmente, un bisogno di trovare spazi segreti in cui concedersi queste trasgressioni, pur mantenendo un volto "rispettabile" all’esterno.

Quindi, non è solo una questione di ribellione contro la morale, ma è una dinamica molto più sottile: si vive sotto una morale imposta, mentre in privato si creano zone d’ombra dove poter essere se stessi senza la paura di essere giudicati o puniti.

Danimarca: la patria della libertà sessuale

Danimarca: Pornografia, libertà e tolleranza

La pornografia in Danimarca è vista con grande tolleranza e accettazione. La società danese, spesso descritta come una delle più liberali al mondo, ha una visione aperta della sessualità: “è parte naturale della vita umana, perché censurarla?”. A differenza di altre culture, la pornografia non è associata a una minaccia morale, ma è vista come un'espressione legittima della sessualità.

La Danimarca è il primo Paese ad aver legalizzato il porno

Nel 1969 la Danimarca è stata il primo Paese al mondo a legalizzare la pornografia. Da lì nasce una legislazione molto permissiva in tema di espressione sessuale e la pornografia è diventata parte della cultura popolare. La pornografia è stata legalizzata nel 1969 con una modifica al Codice Penale che ha eliminato il divieto di distribuzione di materiale pornografico.

Pornostar e l’industria del porno danese

In alcuni casi la pornografia viene persino considerata una forma d’arte e le discussioni sulla tematica tendono a concentrarsi più sui diritti individuali e sulla libertà di espressione piuttosto che su questioni morali. Qui le pornostar possono diventare figure riconosciute e rispettate. Essere una pornostar in Danimarca non porta con sé lo stesso stigma che si può trovare in altre società: l’industria pornografica danese è vista come un settore professionale legittimo, dove chi lavora nel campo ha il diritto di esprimersi liberamente e di lavorare in un ambiente regolamentato. Anche le prostitute, purché maggiorenni, sono considerate lavoratrici a tutti gli effetti e godono di alcuni diritti come quelli che riguardano la sicurezza sul lavoro.

Pur essendo uno dei Paesi più tolleranti e progressisti del mondo, le pene che riguardano lo sfruttamento sessuale e la tratta di esseri umani sono molto severe; queste pratiche sono viste come una grave violazione dei diritti umani. Dunque, la gestione organizzata della prostituzione, come la gestione di bordelli o altre forme di sfruttamento, è vietata e severamente punita. 

Ørstedsparken e il sesso in pubblico

A Copenaghen, in luoghi come Ørstedsparken, il sesso in pubblico è in praticamente tollerato, ma regolato da alcune norme (spesso basate sul buon senso):

  1. Rispettare gli altri utenti del parco, specialmente i bambini
  2. Vietato fare sesso in aree visibili, come vicino ai parchi giochi
  3. Evitare rumori eccessivi durante le ore di massima affluenza, tra le 9:00 e le 16:00
  4. Mantenere pulito l'ambiente, rimuovendo preservativi e fazzoletti usati.

Il sesso all’aperto non è formalmente legale o illegale e l’intervento della polizia si verifica solo in caso di disturbo o reclami da parte del pubblico. 

Porno a scuola

Molti intellettuali danesi discutono sul ruolo educativo della pornografia. Tra questi, Christian Graugaard, medico e professore di sessuologia all'Università di Aalborg, che circa dieci anni fa lanciò una proposta (che in realtà era una riflessione provocatoria, nda) che fece scalpore: «proiettare film porno in classe è utile per far capire ai ragazzi la differenza tra la vita sessuale vera e la finzione». E, a dirla tutta, non ci stupiremmo affatto se oggi fosse così! La società danese, infatti, è una delle poche che riesce ad affrontare il tema della sessualità con una naturalezza che mette a tacere ogni tabù. Senza paura o repressione, i danesi sono riusciti (e continuano a farlo) a costruire un dialogo aperto e onesto su questi temi, persino con i più piccoli.

Stati Uniti: la "Porn Valley" e il mercato dell’intrattenimento per adulti

Negli Stati Uniti, la pornografia è al centro di un acceso dibattito: da una parte, c'è una vasta fetta della popolazione che vede la pornografia come parte della libertà di espressione garantita dal Primo Emendamento; dall'altra ci sono gruppi conservatori che la considerano una minaccia per i valori familiari e il benessere sociale. 

La società americana è profondamente divisa su questo tema, con alcuni che denunciano gli effetti negativi della pornografia, mentre altri ne difendono la legittimità. Insomma, questa “divisione in due” sembra rispecchiare piuttosto bene la condizione politica del Paese... dove, a quanto pare, mettersi d’accordo su qualcosa è sempre un'impresa e le chance sono sempre e solo due e spesso estreme.  

Nonostante la pornografia sia quindi protetta dal Primo Emendamento (che ne garantisce la libertà di espressione), è comunque regolamentata a livello statale e federale, soprattutto per proteggere i minori (ad esempio con il Child Online Protection Act).

La Porn Valley, dove si produce la maggior parte della pornografia 

Negli USA, la San Fernando Valley in California, nota come "San Pornando Valley" o "Capitale pornografica mondiale", è il centro di produzione della maggior parte dei contenuti pornografici. Qui l'industria del porno è una grande economia che genera miliardi di dollari l'anno.

USA: Pornhub spegne tutto in segno di protesta

A gennaio di quest’anno, Pornhub ha bloccato l'accesso al proprio sito in due stati americani: North Carolina e Montana. La ragione dietro questa decisione? Una protesta contro le nuove leggi che richiedono la verifica dell’età per accedere ai contenuti per adulti, come si sta verificando in Europa. Ma non è una mossa inedita: Pornhub aveva già adottato lo stesso provvedimento in stati come Mississippi, Virginia, Arkansas e Utah.

Le normative legate sulla verifica dell’identità e dunque all’età nascono dall’idea (e studi a supporto a riguardo, come vi abbiamo anticipato sopra nella questione italiana) che la pornografia possa avere effetti negativi sulla salute mentale, specialmente tra i giovani, e che quindi sia necessario regolare l'accesso in maniera più severa.

Per i “pro-porno”, invece, non si tratta solo di bloccare o verificare l’età, ma in ballo ci sono questioni molto più ampie che riguardano la privacy degli utenti, la sicurezza online, e la libertà di espressione. Insomma, secondo loro, è una forma molto vicina al proibizionismo.

Ma gli USA non erano uno stato liberale?

Sì, gli Stati Uniti sono spesso visti come un simbolo di “libertà”, ma la realtà è più sfumata. Nonostante questa forte tradizione, c’è una crescente pressione per regolare i contenuti pornografici, soprattutto in Stati più conservatori. La spaccatura tra stati liberali e stati conservatori è evidente: ciò che in posti come California o New York viene considerato parte della libertà individuale, in Paesi come Mississippi, Utah e North Carolina viene percepito come una minaccia alla salute mentale e ai valori familiari.

La pornografia viene vista in generale come un settore controverso. Da una parte, è considerata una forma legittima di espressione e un enorme business, dall'altra è spesso al centro di dibattiti sociali e morali. L'industria pornografica americana ha anche influenzato profondamente la cultura pop, con volti noti del mondo del porno che diventano celebrità.


Pornografia nel mondo: libertà o controllo sociale?

La regolamentazione del porno fa riflettere su qualcosa di più profondo: il controllo sociale. Decidere chi ha accesso alla pornografia e in che modo diventa uno strumento di potere. Nei Paesi più permissivi, la pornografia viene presentata come un'espressione della libertà individuale ed emblema di progresso sociale; in quelli più conservatori viene invece utilizzata per riaffermare valori tradizionali.

Ma chi decide cosa è giusto e cosa no?

Ci sono persone che hanno più o meno diritto di esplorare la propria sessualità o come questa debba essere vissuta? Forse la domanda che dovremmo porci non è solo se la pornografia debba essere regolamentata, ma da chi e con quali obiettivi. Ogni legge o restrizione ci racconta molto su come un Paese vuole gestire la libertà e il controllo (sociale o morale che sia) che vuole esercitare sui propri cittadini.

Una cosa è certa: mentre la scienza continua a indagare sugli effetti della pornografia, soprattutto sul lungo termine, forse sarebbe meglio auto-porsi qualche limite.

Nel frattempo, potrebbe essere inutile imporre limiti se non vengono accompagnati da un’educazione sessuale per formare cittadini consapevoli capaci di gestire in modo responsabile la propria libertà.


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