Scena muta all’orale: come funziona la meritocrazia in Italia?
Sono 4 gli studenti che in Italia hanno protestato contro i voti scolastici. Come funziona la meritocrazia in Italia? E’ veramente un buon metodo di valutazione?
La meritocrazia è un concetto che viene spesso associato all’ambiente lavorativo e scolastico. Per alcuni rappresenta il giusto sistema di ricompensa per una società equa, mentre per altri limita alcune delle principali capacità delle persone.
Questo concetto può essere applicato al sistema scolastico italiano?
Scena muta all’orale: una protesta contro la meritocrazia?
Negli ultimi giorni i principali siti di informazione hanno diffuso le notizie di 4 studenti, tra Veneto e Toscana, che si sarebbero rifiutati di sostenere l’esame orale della maturità come protesta contro un sistema scolastico ingiusto.
Il primo studente ad aver preso la decisione di fare scena muta, Gianmaria Favaretto, si è espresso contro il sistema di votazione scolastico italiano: il voto non rifletterebbe appieno le capacità di uno studente ma anzi, inciterebbe solo a una competizione tra compagni di scuola. La scuola italiana si concentrerebbe solo sul nozionismo, senza promuovere abbastanza attività che sviluppino le capacità degli studenti.
Dopo di lui altri 3 ragazzi si sono accodati alla protesta, forti del fatto di aver già raggiunto i crediti necessari alla promozione.
Le conseguenze del gesto: cosa ne pensa l’opinione pubblica?
Non sono di certo mancate le critiche alla protesta inscenata dai ragazzi dei licei. Primo fra tutti, il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha specificato che la nuova riforma di legge prevederà la bocciatura nel caso in cui lo studente si rifiutasse di sostenere l’esame di maturità per un proprio boicottaggio.
Altrettanti non hanno visto di buon occhio la scelta di fare scena muta all’orale, ritenendo che il ‘nozionismo’ che viene insegnato sia in realtà necessario per costruire il proprio bagaglio culturale. Ciò che l’opinione pubblica ha criticato è anche la “coda di paglia” degli studenti, che hanno protestato solo dopo aver appreso il punteggio - sufficiente - col quale si sarebbero diplomati.

La meritocrazia
Nel sistema scolastico italiano e, più in generale, nella società, dovrebbe applicarsi la meritocrazia. Questo principio prevede che il potere o i risultati derivino dal merito. Una promozione al lavoro o la buona riuscita di un esame, se la meritocrazia fosse applicata correttamente, dovrebbe derivare solo ed esclusivamente dal proprio impegno.
È questa l’interpretazione che possiamo trovare nell’articolo dell’economista Stefano Zamagni.
Il termine “meritocrazia” è stato creato dal sociologo Michael Young nel 1958 e da allora il merito viene misurato sommando il quoziente intellettivo e lo sforzo nel raggiungere un obiettivo.
È curioso come, nel suo saggio del ‘58, Young criticasse duramente questo modello di organizzazione sociale, in quanto basato in parte su una dote naturale - il quoziente intellettivo appunto. Gli studiosi a seguire hanno invece preso questo modello e ne hanno fatto le basi principali della nostra società, non tenendo conto di alcuni fattori fondamentali che per loro natura rendono difficile applicare la meritocrazia.
Meglio la meritorietà?
Il quoziente intellettivo di cui tiene conto la meritocrazia è frutto di più elementi: giocano il loro ruolo anche il contesto socio-economico in cui si cresce o l’educazione. Lo sforzo viene giudicato positivamente in base al riconoscimento sociale che la società di appartenenza valuta come meritevole. Chi ha buone basi parte, quindi, già avvantaggiato, rendendo più difficile per gli altri raggiungere i suoi stessi traguardi.
Ma ciò significherebbe discriminare chi parte da un contesto favorevole da chi ha avuto meno fortuna: nessuno di noi può permettersi di scegliere il contesto socio-economico in cui nascere e crescere, perciò il merito su cui questo modello dovrebbe basarsi sostanzialmente porterebbe al potere chi è più fortunato.
Il concetto di meritorietà, dall’altra parte, utilizza il merito come criterio di verifica delle abilità delle persone, non come criterio di selezione tra le persone.
In questo frangente, chi merita di più ottiene di più, ma il criterio di merito viene inserito in fase preliminare, ossia a partire già dalla creazione della ricchezza, in modo da assicurare a tutti le stesse possibilità, partendo quindi dallo stesso livello. Nella meritocrazia le disuguaglianze sociali ponevano in vantaggio o svantaggio le persone già dalla partenza, con una scalata al potere più o meno lunga, in cui chi era nato sotto una buona stella poteva già considerarsi arrivato.
In quest’ottica, la meritocrazia non adempierebbe per niente ai principi della democrazia.

Perché la meritocrazia non funziona?
In un mondo in cui siamo tutti uguali e abbiamo la stessa accessibilità alle risorse di cui si dispone, la meritocrazia potrebbe anche funzionare.
Ma non è questo il caso.
La società in cui viviamo è formata da persone diverse, ognuna col proprio bagaglio culturale e background sociale, la propria mente e le proprie idee. Selezionare la popolazione di un certo sistema attraverso un voto farebbe ottenere l’effetto opposto: vengono scartate tutte le variabili che possono incidere su una cattiva performance.
Uno studente che ha studiato molto per una materia ma ha difficoltà a esporsi per la sua forte timidezza, potrebbe essere penalizzato rispetto a chi non ha studiato ma è molto bravo con le parole. Il primo non è però necessariamente meno preparato del secondo.
La teoria della riproduzione sociale del sociologo Pierre Bordieu spiega come la divisione in classi sociali della società causi le disuguaglianze che vengono poi trasmesse anche attraverso l’educazione e l’istruzione, questo perché chi appartiene a classi sociali elevate ha tutto l’interesse di conservare i propri principi.
Ciò che gli studenti lamentano è la naturale discriminazione che nasce dall’applicazione della meritocrazia. Il background famigliare incide sin dall’infanzia sul bambino: se lo studente cresce in una realtà dove la cultura e l’intelletto vengono premiati e incoraggiati, parte automaticamente avvantaggiato. Per quanto lo Stato possa fornire aiuti economici ai meno abbienti, i genitori e i figli stessi investono in maniere differenti le proprie energie nell’istruzione e nello studio.
Le conseguenze sull’autostima e sul rendimento scolastico
Secondo uno studio della psicologa Chiara Palmas dell’Università degli studi di Milano-Bicocca insieme ad altre ricercatrici, si nota una differenza di livelli di autostima tra ragazzi e ragazze. In particolare, le ragazze sembrerebbero soffrire di più il rendimento scolastico, derivante da problemi di autostima che nascono con la pubertà e da disturbi di ansia.
Ciò che influenza il rendimento scolastico degli studenti è anche il riconoscimento dei propri risultati da parte dei genitori e degli insegnanti.
Se gli insegnanti premiano i più avvantaggiati, è chiaro che questo riconoscimento verrà meno e si instaurerà un regime di ansia e competizione.

E nel sistema scolastico italiano?
Il sistema scolastico italiano, la cui istruzione obbligatoria è prevista dai 6 ai 16 anni, attribuisce agli studenti una votazione espressa in decimi, dove il voto 6 rappresenta la sufficienza e il 10 il massimo, l’eccellenza.
Il voto viene visto come espressione della meritocrazia, in quanto dovrebbe rispecchiare la performance degli studenti in ambito accademico. Spesso, invece, capitano spiacevoli episodi in cui la votazione viene contaminata da altri fattori: la simpatia o antipatia di un professore verso uno studente o il famoso “6 politico”.
Molti studenti lamentano proprio questo fatto, poiché la meritocrazia verrebbe applicata male, fermo restando che molti sono contro questo sistema.
È da questa discrepanza che nasce la sfrenata competizione che si trova tra i banchi di scuola: chi si affanna per raggiungere gli stessi risultati di studenti graziati da questo sistema.
I risultati positivi, a volte, vengono gonfiati da favoritismi o nepotismi e sono elementi che indicano la soggettività che inevitabilmente c’è nella valutazione.
Il contrasto della meritocrazia sta qui: da una parte le assegnazioni di risultati soggettivi da parte di chi deve valutare, poiché restare imparziali può risultare alle volte difficile, dall’altra un voto che deve apparire come oggettivo.
La protesta instaurata da alcuni studenti italiani durante la Maturità 2025 aveva come scopo quello di portare alla luce alcune lacune del sistema scolastico italiano. Un sistema basato su una meritocrazia traballante, in cui i favoritismi o l’appartenenza sociale influenzano il percorso scolastico degli studenti, che diventa ancora più precario quando si scatena la competizione al migliore.
La meritocrazia potrebbe essere buona in teoria ma, come sosteneva Young, non può essere applicabile in una società dove ognuno di noi ha qualcosa di diverso da offrire.
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