Roman Polański: guida introduttiva al regista
Quando si parla di registi che hanno lasciato un segno importante nella storia del cinema, non si può non citare Roman Polański che, al di là delle controversie affrontate nella…
Quando si parla di registi che hanno lasciato un segno importante nella storia del cinema, non si può non citare Roman Polański che, al di là delle controversie affrontate nella sua vita personale (nelle quali non entreremo in merito), è riuscito, con la sua personale idea di cinema, a comporre opere che ancora oggi riescono a rapire completamente lo spettatore. Il regista, nato a Parigi da famiglia polacca, ha compiuto, lo scorso 18 agosto, 90 anni e, anche in occasione dell’uscita del suo ultimo film The Palace, abbiamo deciso di celebrarlo con questa guida introduttiva. Andiamo ora alla scoperta del regista, attraverso le sue opere più importanti.

L’esordio: Il coltello nell’acqua
Siamo nel 1962 e, dopo alcuni anni di cortometraggi che strizzano l’occhio al gusto dell’assurdo, un giovane Polański scrive assieme a Jerzy Skolimowski (sceneggiatore insieme a Poalński anche dell’ultimo film di quest’ultimo) una storia che contiene, in sé, tutti quei caratteri che saranno propri della filmografia del regista franco-polacco. Ne Il coltello nell’acqua, infatti, l’idea di un cinema grottesco, profondo e a tratti “controverso”, definibile claustrofobico, viene fuori in una storia apparentemente semplice, ma che nasconde in sé una critica ben più ampia riguardo l’insofferenza delle nuove generazioni del tempo nei confronti della società. La storia segue una coppia che decide di invitare sulla propria barca un autostoppista. Ne consegue una lotta tra le due figure maschili sempre più intensa, in un ritmo che lascia nello spettatore un turbamento “alleviato” dall’ironia.

Repulsione
In Repulsione, con protagonista una giovane Catherine Deneuve, Polański da sfogo, alla massima potenza, a quel senso di assurdo e di claustrofobia descritto nel paragrafo precedente. È la storia di una giovane donna, la quale vive in un appartamento che diviene ben presto espressione delle sue fobie più recondite. La ragazza, tra la schizofrenia e l’androfobia, porta lo spettatore all’interno della propria mente, in un viaggio con tocco surrealista che abbraccia una profonda critica sull’annullamento dell’individuo nella società. In Repulsione la maestria registica e una straordinaria dote per la scrittura si uniscono per formare quello che può dirsi il primo capolavoro di Polański.

Rosemary’s Baby
Girato negli Stati Uniti, è tratto dal romanzo omonimo di Ira Levin. È il secondo capitolo della cosiddetta “trilogia dell’appartamento”. Il film, girato a colori, segue la storia di Rosemary, vittima di un complotto satanista nei suoi confronti. Anche in questo film Polański pone l’attenzione sulla componente psicologica, cercando di entrare nei disturbi e nelle paure dei suoi protagonisti: ecco che, come in Repulsione (primo capitolo della trilogia), vi è una maggior tendenza all’assenza di dialoghi. Lo spettatore si addentra all’interno di una storia che, con il passare dei minuti, diviene sempre più stretta e opprimente, ma al tempo stesso avvincente.

Chinatown
Da molti considerato il capolavoro del regista, oltre che uno dei migliori film della storia, Chinatown si distingue per una delle migliori sceneggiature di quegli anni (e non solo). Protagonista del film è un iconico Jack Nicholson, nei panni di un investigatore che ha a che fare con la corruzione della politica statunitense. Il film, un neo-noir magistrale, è ormai un cult del cinema statunitense, anche grazie alla reinterpretazione che Polański fa del genere giallo hollywoodiano.

L’inquilino del terzo piano
Ultimo capitolo della sopraccitata” trilogia dell’appartamento”, in questo film troviamo Roman Polański anche come attore protagonista. Seguendo le caratteristiche dei due precedenti film, il regista adatta il romanzo L’inquilino stregato seguendo la storia di un uomo che, trasferitosi in un appartamento, è tormentato dal fantasma della precedente inquilina, morta suicida gettandosi dalla finestra. Anche questo è un film altamente “claustrofobico” in cui si arriva alla fine quasi senza respiro, in un crescendo di immersione psicologica nell’abisso dei tormenti della mente.

Il pianista
Altro capolavoro firmato Polański, Il pianista è considerato da molti tra i migliori film sull’olocausto. Protagonista è Adrien Brody (che per l’interpretazione ha ricevuto l’Oscar al miglior attore protagonista) nei panni del pianista polacco Władysław Szpilman. La storia è basata sull’autobiografia dell’uomo, ma viene arricchita da quelli che sono richiami autobiografici dello stesso regista che, provenendo da una famiglia polacca di origine ebraica, ha vissuto sulla sua pelle gli orrori della persecuzione nazista (la madre ha infatti perso la vita ad Auschwitz). Profondamente accurato risulta dunque la rappresentazione del ghetto ebraico a Cracovia, in cui vennero rinchiuse migliaia di famiglie. Il film risulta profondamente crudo ma altrettanto poetico, anche attraverso la musica di Chopin che accompagna una triste ma meravigliosa storia.

Scritto da Emanuele Fornito
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