Vuitton e Prada non contan nada, alle firme preferiamo il Quiet Luxury
La Gen Z non ama il lusso e i marchi ben visibili. Opta, invece, per il Quiet Luxury o "lusso nascosto". Da TikTok il trend che colpisce la nuova generazione.
Il lusso del low profile attira sempre di più tra colori a tinta unita e nessun logo esposto. Virgil Abloh - direttore creativo del reparto uomo di Louis Vuitton prima, e fondatore di OFF-White dopo, nel 2019 aveva posto una semplice domanda: «Quante t-shirt possiamo avere? Quante felpe e quante sneakers?».
Da questa semplice domanda posta durante l’intervista a Dazed, lo stilista aveva già messo in conto che da lì a qualche anno, non solo sarebbe “caduto” lo stile “street”, ma che sarebbe andato sempre più di moda un abbigliamento minimal. Quello che, forse, non aveva previsto era l’iniziatore del movimento, che proprio la Gen Z si sarebbe interessata al Quiet Luxury.
Cosa è il Quiet Luxury?
Il Quiet Luxury è un movimento che inizia negli Stati Uniti in seguito all’uscita della famosa serie targata HBO, “Succession”. Nella serie, i protagonisti, nonostante la provenienza da famiglie ricche, scelgono un abbigliamento molto sobrio, con modelli dal taglio minimal e colori neutri.
Dal “pilot” della serie, i look dei protagonisti sono diventati l’esempio perfetto di quello che, oltreoceano, viene chiamato lusso rilassato (Quiet Luxury) o benessere nascosto (Stealth Wealth).
Negli Stati Uniti, le ricerche su brand di lusso con linee sobrie e marchi nascosti come Loro Piana, Bottega Veneta o Brunello Cucinelli sono aumentate del 13000% in soli 5 anni. Dati di cui, noi italiani, non dovremmo stupirci se, proprio negli USA, viene soprannominato “il vestire italiano”.
La generazione del Less Is More, non serve il logo

Dall’hashtag #quietluxury su TikTok ad un vero e proprio stile di vita. La generazione TikTok colpisce ancora, rendendo un trend uscito da una serie tv in un proprio modello da seguire.
E quindi è così che spopola la concezione “old money” del vivere e vestire. Si concedono vacanze sempre meno movida per preferire serata tranquille in compagnia, magari in barca, con un bicchiere di vino e abiti di lino. È stata questa l’estate 2024, e hanno tutti meno di 30 anni.
Secondo quanto leggiamo su un articolo di Marco Caruccio, sull’Oxford Dictionary per oldmoney si intende una ricchezza ereditata e non guadagnata. Barche a vela e yacht in Costa Azzurra (sud Francia), casa nelle Alpi Svizzere e un armadio di abiti timeless e perfetti per ogni occasione. Mix tra weekend Kennedy nella sede estiva dell’Upper East Side (Hamptons) e Principato di Monaco.
E sebbene sul social cinese come modello da seguire per questo stile ci siano colossi come Hermès, Max Mara, Ralph Lauren, Céline, Loewe e Cucinelli, è davvero importante il brand?
Oltre a “no logo”, spopola il reselling e il second hand
La risposta alla domanda precedente è sicuramente no. Non importa realmente il brand per seguire uno stile che ci piace. È per questo che molti brand meno lussuosi propongono capi che si avvicinano al modello originale, Zara, Imperial, Calliope e molti altri ne sono l’esempio lampante.
Se si vuole a tutti i costi un brand, nei giovani spopola anche il concetto di sostenibilità.
Il reselling e il second hand sono due concetti di pari passo a quello di “quiet luxury”.
Si optano per capi firmati, minimal e di lusso, ma di seconda mano e in ottime condizioni.
In questo modo si ottiene il capo dei sogni ad un prezzo minore e, in più, si aiuta anche l’ambiente. Il tutto grazie a piattaforme che permettono ciò in completa sicurezza, controllando i capi in modo impeccabile.
Ne è l’esempio anche la recente serie tv Emily in Paris che, nella quarta stagione, “sponsorizza” la piattaforma Vestiaire Collective.
In conclusione
Grazie a questo trend che, ormai, è sempre più un modello reale nella vita quotidiana di giovani, brand come Versace, Moschino e Dolce & Gabbana hanno optato per ridefinire le loro collezioni. Hanno optato, infatti, per linee molto più formali e semplici assecondando la crescente richiesta del mercato.
Che sia la fine dello streetwear e del lusso stucchevole?
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