Psichiatri ed esorcisti: può esistere un dialogo?
Secondo i regolamenti della chiesa cattolica quando si parla di “possessione demoniaca presunta” è necessario interpellare uno psichiatra: è etica questa collaborazione tra esorcisti e medici?
Esiste una vera e propria Associazione Internazionale Esorcisti (AIE). I sacerdoti autorizzati, quelli che secondo la chiesa vengono delineati come casi di possessione demoniaca, possono praticare dei rituali di esorcismo.
Prima di poter svolgere tale rito è necessario “essere certi che si tratti di possessione”. Per farlo, ci si avvale della figura professionale dello psichiatra, il quale dovrà escludere disturbi mentali gravi.
Tuttavia, la Chiesa sceglie quali psichiatri sono quelli indicati per approvare un esorcismo: uno psichiatra credente, cattolico e possibilmente iscritto all’Associazione Internazionale Esorcisti.
L’esorcismo: che cos’è?
Secondo il vademecum per il collegio degli esorcisti, per la Chiesa l’esorcismo è «l’invocazione del nome di Dio fatta al fine di allontanare il demonio» da cose, animali, persone o luoghi e può essere pubblico o privato. Gli esorcismi pubblici riconosciuti dalla tradizione cristiana si dividono a loro volta in:
- semplici: fanno parte di riti ordinari della Chiesa, come il catecumenato (il percorso di preparazione al battesimo) e il battesimo stesso; possono essere pronunciati da qualsiasi ministro della Chiesa che abbia l'autorità per celebrare il rito specifico. Ad esempio, un sacerdote o un diacono che celebra il battesimo può includere queste preghiere come parte del rito. Hanno uno scopo “preventivo”.
- solenni o maggiori: sono usati solo in casi specifici di ossessione (quando il demonio esercita un’influenza esterna, impedendo in modo permanente o significativo le azioni dell’individuo) o possessione diabolica (quando il demonio opera dall’interno del corpo della persona assumendo più o meno controllo fisico o psicologico); in questi casi i rituali possono essere celebrati esclusivamente da un esorcista autorizzato, cioè un sacerdote che ha ricevuto un mandato specifico dal vescovo. Qui lo scopo è scacciare il demonio e liberare l’individuo.
In questo “rito solenne”, la Chiesa richiede esplicitamente una valutazione medico-psichiatrica, per escludere cause naturali come:
- Disturbi mentali (come schizofrenia, disturbo dissociativo della personalità, psicosi, isteria, ecc.);
- Epilessia o altre condizioni neurologiche;
- Credenze culturali e suggestioni che portano a comportamenti anomali.
Rapporto tra esorcista e psichiatra
Sia l’esorcista (colui che compie il rituale dell’esorcismo) che lo psichiatra (medico che si occupa dello studio sperimentale, della prevenzione, della cura e della riabilitazione dei disturbi mentali) che viene interpellato sono entrambi fedeli o appartenenti all’Associazione Internazionale Esorcisti (AIE) perché l’esorcista deve collaborare con medici e psichiatri esperti, preferibilmente aperti alla comprensione delle dinamiche spirituali, per discernere correttamente tra condizioni naturali e fenomeni soprannaturali.
Recentemente dall’AIE è stato pubblicato un vademecum per praticare gli esorcismi, delineando i casi in cui si tratterebbe di possessione, distinguendoli dalla malattia mentale, esplicitando che la collaborazione tra teologici, psichiatri e medici è importante per garantire che ogni caso venga esaminato con attenzione e rispetto per la persona.
Isteria, schizofrenia, epilessia, delirio: possessione o psichiatria?
Quando si analizzano casi di presunta possessione, la distinzione tra fenomeni soprannaturali e disturbi psichiatrici è spesso complessa e delicata. Condizioni come isteria, schizofrenia, epilessia e deliri psicotici possono presentare sintomi che, a una prima osservazione, potrebbero essere interpretati come manifestazioni di una possessione.
La scienza medica, tuttavia, offre spiegazioni per molti di questi fenomeni, spesso riconducibili a disfunzioni neurologiche o psicologiche.
Ad esempio, alcuni esempi di come la scienza interpreta queste condizioni sono:
- Isteria o disturbo di conversione: è un disturbo psicologico caratterizzato da sintomi fisici (come paralisi, cecità, o convulsioni) che non hanno una causa medica identificabile. Le manifestazioni di isteria possono essere interpretate come possessione, soprattutto in contesti culturali o religiosi che attribuiscono a influenze soprannaturali questi comportamenti.
- Schizofrenia: è una malattia mentale grave che può includere allucinazioni uditive o visive, convinzioni deliranti (ad esempio, credere di essere posseduti o perseguitati da forze invisibili) e comportamenti disorganizzati. Le persone con schizofrenia possono mostrare un’avversione verso oggetti sacri se questi sono percepiti come minacciosi a causa delle loro convinzioni deliranti.
- Epilessia del lobo temporale: questa forma di epilessia può causare esperienze mistiche o soprannaturali, come visioni, sensazioni di presenza di una forza estranea o stati di coscienza alterata. Durante le crisi, la persona può presentare comportamenti inconsueti, apparentemente "anomali", che potrebbero essere scambiati per possessione in contesti religiosi.
- Deliri psicotici: Disturbi come il disturbo delirante o il disturbo bipolare in fase maniacale possono includere idee di grandezza o paranoia, che talvolta assumono connotazioni spirituali. La persona può credere di essere posseduta, oppure di avere una missione divina o demoniaca, e può reagire in modo ostile verso figure religiose o simboli sacri

Il confine tra scienza e spiritualità
Mentre i criteri principali per “diagnosticare” una possessione includerebbero questi fenomeni considerati “inspiegabili”, tra cui:
- Forza sovrumana: spesso interpretata come un segno distintivo di possessione (ma può essere spiegata scientificamente attraverso reazioni fisiologiche estreme, come quelle indotte dall’adrenalina in situazioni di forte stress).
- Conoscenza di lingue sconosciute: che però in psicologia fenomeni di questo tipo possono essere attribuiti al fenomeno della criptomnesia, in cui la persona ricorda inconsapevolmente parole o frasi apprese in passato.
- Avversione verso oggetti sacri: questo può essere correlato a disturbi deliranti, perché, come anticipato prima, l’oggetto sacro è percepito come una minaccia o un simbolo negativo.
- Leggi anche: Malocchio e crocifisso: tra credenza e credo
La possessione e il cinema: come si fa un esorcismo?
Gli esorcismi, il diavolo, la possessione demoniaca: sono tutti temi ricorrenti in numerosi prodotti cinematografici, spesso rappresentati in modalità romanzate e distanti dalla realtà storica o rituale. Il modo in cui il “Male” e la sua liberazione vengono messi in scena è frequentemente impreciso e adattato per scopi narrativi. Nessun esorcismo, infatti, viene eseguito nei modi spettacolari e drammatici catturati dalla cinepresa.
Storicamente, il rito di esorcismo si è evoluto in diverse forme:
- Nel passato, pratiche simili venivano condotte con l’imposizione delle mani e l’uso di formule per allontanare spiriti maligni dal corpo.
- Durante il Medioevo, era comune invocare l’intercessione di santi come parte del rito.
- Nel Basso Medioevo si diffusero preghiere personali che venivano utilizzate come forme di auto-esorcismo, spesso legate al tentativo di contrastare credenze considerate eretiche o pericolose.
Ciò che viene rappresentato nei film, dunque, è un prodotto artistico creato per evocare emozioni intense, giocando sull’angoscia e sul turbamento dello spettatore, amplificati da musica e scenografie suggestive. L'esorcismo cinematografico non è che una reinterpretazione simbolica, lontana dalla pratica reale: il rito si svolge in maniera sobria e prevede preghiere specifiche, come la Preghiera di Liberazione e invocazioni a Dio, accompagnate dall’uso di simboli sacri come la croce, l’acqua benedetta e la Bibbia.
L’obiettivo principale è chiedere l'intervento divino per liberare la persona da presunte influenze maligne.

L’esorcismo e la possessione nel mondo
A fine 2023, gli iscritti all’AIE - Associazione Internazionale Esorcisti ammontano a 905. Ad occupare il gradino più alto del podio per numero di soci c’è l’Italia con 483 soci, rappresentando il 70% del totale. Seguono gli Stati Uniti e il Messico. Immediatamente sotto, il Brasile, la Cina e il Taiwan. Anche il continente africano registra qualche iscritto, per un numero totale di 13.
Il fattore culturale è il maggior responsabile del posizionamento in classifica.
Per l’Occidente il “Demonio” ha una connotazione esclusivamente negativa, e va quindi allontanato. È colui che fa “cadere in perdizione annebbiando la vista” e “distrae dalla rettitudine”: possiede, cambia, degenera.
Il male esiste, secondo la teologia cristiana, ed è assenza di bene (privatio boni). Il male è per l’Occidente l’antagonista, il nemico in agguato, l’altra faccia della medaglia dell’esistenza umana. È l’Angelo di Dio che lo tradisce, tramando contro di Lui, e che viene punito. Tuttavia, questa visione non è universalmente condivisa: la visione cosmogonica del mondo oltre l’Occidente, non vincola il concetto di spirito alla sola accezione negativa. Questo può essere infatti anche benigno, e avere addirittura finalità terapeutica. Utile non solo al singolo, ma anche alla collettività. In particolari occasioni rituali in cui viene evocato o rappresentato, la sua manifestazione si traduce con la volontà di esorcizzarne la paura. Con maschere, con canti, danze, pozioni: del male si parla perché fa parte del reale e del sistema di conoscenze popolari.
Ma quindi, uno psichiatra cattolico può essere imparziale?
Discernere tra fede e medicina è il ruolo dello psichiatra cattolico chiamato a collaborare con l'esorcista. È legittimo chiedersi però se uno specialista con una fede religiosa possa mantenere un approccio imparziale e scientifico, senza lasciarsi influenzare dalle sue credenze spirituali.
La fede dello psichiatra può non interferire con la sua capacità di analizzare i fenomeni con rigore scientifico e la deontologia nel momento in cui questa si integra in un approccio che tiene conto delle credenze profonde della persona in cura.
Insomma, alla fine a contare è il ruolo delle convinzioni personali nel successo di un esorcismo: è stato osservato che l’efficacia del rito dipende, in buona parte, dalla fede della persona coinvolta, nel rito stesso o nella capacità di liberarsi dalla condizione percepita come possessione.
Da un punto di vista psicologico, l'esorcismo può essere visto come una forma di terapia simbolica, in cui il rito funge da “fattore accelerante” per il cambiamento, perché si radica nelle credenze profonde del soggetto.
Se la persona attribuisce alla possessione una causa soprannaturale, l’atto di compiere un rito sacro per scacciare il male può generare un potente effetto psicologico, simile a quello del placebo in ambito medico.
In altre parole:
- Il rito diventa uno strumento per riconoscere e affrontare il problema in modo che sia coerente con il sistema di credenze del soggetto.
- La convinzione che il rito sia efficace può attivare processi psicologici o fisiologici che portano a un miglioramento, sia a livello mentale che fisico.
Il ruolo dello psichiatra nell’esorcismo
Nel contesto del rito dell’esorcismo possiamo affermare che il ruolo dello psichiatra:
- Non si limita a "credere" o "non credere" nella possessione, ma comprende quanto le credenze del paziente influenzino la sua percezione del problema.
- Lo psichiatra può collaborare con l'esorcista per costruire un intervento che integri l'approccio clinico con quello spirituale, rispettando la visione del paziente.
- Uno psichiatra attento può aiutare a evitare effetti collaterali negativi del rito, come il rischio di suggestionabilità o di esacerbare stati di ansia e paura.
L’imparzialità dello psichiatra cattolico, dunque, si fonda sulla sua capacità di navigare tra scienza e fede, utilizzando il rito dell'esorcismo non come un dogma, ma come un possibile strumento terapeutico per persone il cui sistema di credenze lo rende significativo. Questa integrazione, lungi dal minare la scienza, dimostra come la comprensione delle credenze personali possa essere parte di un approccio clinico senza contrastare la deontologia.
In collaborazione con Giorgia Campus, Chief Strategy Officer di Nxwss
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