Perché godiamo quando abbiamo un orgasmo?

Vi siete mai domandati perché l’orgasmo rappresenti il punto di massimo piacere sessuale? Beh, molti lo hanno fatto, tanto che la frase “perché godiamo quando veniamo?” risulta tra le più ricercate su Google. E oggi lo scopriremo insieme.

L’importanza della curiosità

La sessualità, lo sappiamo, è un aspetto fondamentale della vita di tutti noi, e non sempre risulta di facile interpretazione. Anzi, la vastità di ogni sessualità individuale porta quest’ultima ad essere fraintesa, complici anche i tabù che ancora imperversano su questo argomento. Eppure, soprattutto le nuove generazioni hanno manifestato (e manifestano) grande curiosità per un argomento nascosto per secoli, e su cui è importante ampliare la propria conoscenza al fine di riuscire ad avere un approccio più sicuro ed efficace nel rispetto di sé stessi e degli altri.

Quando parliamo di sessualità, infatti, possiamo riferirci sia a quella personale, che a quella condivisa, ed entrambe condividono un punto cardine che le accomuna, ovvero il piacere, che trova massima espressione nell’orgasmo


Orgasmo: che cos’è?

Per molti rappresenta l’obiettivo di ogni atto sessuale (solitario o condiviso che sia), per altri è invece una meta spesso irraggiungibile o fonte di ansie di vario tipo. Ma che cos’è l’orgasmo? In termini semplici potremmo definirlo, appunto, come l’apice del piacere sessuale, ma questa risulta una definizione alquanto incompleta. Per comprendere meglio cosa sia a livello organico un orgasmo, partiamo con il tracciare il percorso che ci porta ad esso.


Il ciclo sessuale

Difatti, quando coinvolti in un’attività sessuale, ognuno di noi attraversa quello che gli studiosi hanno definito “ciclo sessuale[1], composto generalmente in quattro fasi: quella di eccitamento, caratterizzata da stimolazione fisica e psicologica, quella di plateau, termine con cui ci si riferisce ad un innalzamento dell’eccitazione sessuale che precede l’orgasmo, la fase orgasmica, in cui si manifestano numerosi fenomeni (come aumentata lubrificazione, contrazioni muscolari e, nel caso del genere maschile, spesso eiaculazione), e la fase di risoluzione, in cui vi è una sostanziale inibizione dell’eccitamento sessuale.


La neurofisiologia della sessualità

Ma cosa accade nel nostro cervello quando attraversiamo questo ciclo? Tenetevi forte, perché la risposta non è semplice come immaginate.

Quando viviamo un eccitamento sessuale, vi è una diretta comunicazione tra i ricettori che rivestono la zona genitale, e il cervello. In particolare, ad essere coinvolte sono le due grandi strutture cerebrali che controllano i comportamenti motivati: il sistema limbico e l’ipotalamo (quest’ultimo facente parte del diencefalo). Al livello di queste due strutture, infatti, sono presenti specifici componenti cerebrali responsabili del rilascio di neurotrasmettitori e neuropeptidi, che, viaggiando attraverso il midollo spinale, provocano un eccitamento o inibizione del comportamento sessuale. Ad esempio, nel sistema limbico è presente il nucleus accumbens, fondamentale nella risposta dopaminergica (che non riguarda soltanto il comportamento sessuale).

Dunque, la nostra attività sessuale dipende proprio dall’attivazione ed inibizione di queste aree.[1]

© Percorsi cerebrali del sistema di ricompensa


E l’orgasmo?

Naturalmente, l’orgasmo è strettamente coinvolto nei processi appena descritti, ed è generato grazie alla presenza di particolari cellule del talamo (presente, con l’ipotalamo, nel diencefalo): le cellule lombari spinotalamiche. Queste, infatti, sono le principali responsabili della comunicazione input/output generata tramite la stimolazione sessuale. 

Nel corso dell’atto sessuale, le cellule lombari spinotalamiche ricevono un gran numero di risposte eccitatorie e inibitorie da parte dei nervi pelvici e genitali, conducendo ad altrettante contrazioni delle aree interessate. E quando la differenza tra input eccitatori e input inibitori raggiunge una specifica soglia, queste cellule rispondono con quello che noi identifichiamo come orgasmo[2]

Per farla semplice, queste cellule, predisposte a provocare contrazioni delle aree genitali quando ricevono delle sollecitazioni nervose (generate dalla stimolazione descritta nella fase di eccitamento), nel momento in cui raggiungono un determinato livello di input eccitatori, danno una risposta nervosa così forte da provocare un senso di estremo piacere che, per noi, è appunto l’apice, ovvero il massimo livello raggiungibile, di esso (piacere che, tuttavia, non è sempre uguale: la sua intensità può variare per circostanze, dedizione e per motivi soggettivi). Ma, dunque, perché proviamo piacere?


Una questione aperta

No, la risposta non si cela soltanto dietro le abilità del partner: sono innumerevoli le teorie che cercano di spiegare il motivo per cui determinati comportamenti motivati, come il sesso e la fame, siano strettamente legati al senso di piacere. In generale, si presume che il nostro corpo, attraverso l’azione di specifici neurotrasmettitori e neuropeptidi, abbia sviluppato un complesso sistema di ricompensa per preservare, in un certo senso, quei comportamenti che sono alla base della sopravvivenza, ovvero il nutrimento e la riproduzione[3]. Difatti, a livello evolutivo questi comportamenti risultano essere decisamente “controproducenti”: pensiamo per esempio all’epoca preistorica, in cui procacciare del cibo significava esporsi a pericolosi predatori; o ancora, nella stessa epoca, l’atto sessuale rappresentava un’azione che, oltre a consumare preziose energie, rendeva, in quei momenti, molto vulnerabili (ed è per questo che si pensa si sia sviluppato un comportamento di generale isolamento dell’atto sessuale dalla vita esterna). Alla luce di ciò, il piacere ha dunque giocato un ruolo fondamentale nel perseguimento di comportamenti sì “pericolosi” ma necessari

Insomma, sembra che l’evoluzione abbia compreso un “punto debole” dell’uomo (e non a caso gli stessi sistemi che controllano la sessualità e la fame sono anche coinvolti nelle dipendenze) per raggiungere l’obiettivo della preservazione e continuità della specie. 



Bibliografia

[1] Argiolas, A., & Melis, M. R. (2003). The neurophysiology of the sexual cycle. Journal of endocrinological investigation, 26(3 Suppl), 20–22.


[2] McKenna K. E. (2022). What Is the Trigger for Sexual Climax?. Archives of sexual behavior, 51(1), 383–390. https://doi.org/10.1007/s10508-021-02164-9


[3] Boul, L., Hallam-Jones, R., & Wylie, K. R. (2009). Sexual pleasure and motivation. Journal of sex & marital therapy, 35(1), 25–39. https://doi.org/10.1080/00926230802525620

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