Orbiting: l’analisi del fenomeno

L'Orbiting è un fenomeno in espansione sui social. Cosa nasconde dietro di sé questa tecnica manipolatoria?

Mettere un punto a una relazione non è mai semplice, perché anche se si stanno vivendo situazioni scomode col proprio partner questi resta sempre una persona con cui abbiamo condiviso momenti molto felici.

Sarà forse per questo che si è sviluppato il fenomeno dell’”Orbiting”?

 

Orbiting: il fenomeno social

 

Come spiega la parola stessa, dopo la fine di una storia si continua a “orbitare” attorno alla vita del proprio ex partner. Insomma, far sentire la propria presenza tramite dei like ai post, delle visualizzazioni alle storie Instagram, senza mantenere un vero e proprio legame affettivo.

Tramite quella che potremmo definire “strategia di evitamento” ai tempi dei social, una delle due persone fa fatica ad andare avanti e lasciarsi il passato alle spalle, se il proprio ex spunta su tutte le piattaforme sottoforma di like o commento.

Banalmente, questo tipo di azioni genera delle notifiche che arrivano sul telefono del diretto interessato, facendo percepire l’ex partner come una presenza imposta, senza che vi si possa fare molto. Anzi, a dirla tutta, silenziando le notifiche relative a questa persona significa comunque che, almeno in quel momento, la si sta pensando e si sta facendo qualcosa per lei.

Quindi, in ogni caso, la strategia dell’orbiters (colui o colei che orbita attorno alla vita dell’ex) può dirsi riuscita.

 

Gli effetti

 

Sebbene a primo impatto sembri un comportamento innocente adottato da chiunque abbia un social, sono le intenzioni che si celano dietro a dare al fenomeno l’accezione negativa.

Il fatto che una persona continui ad orbitare attorno alla vita dell’ex partner, potrebbe far credere a quest’ultimo che ci sia ancora un interesse nei suoi confronti – “Mi mette like, sicuro gli piaccio ancora”.

Questo, apparirebbe anche come un tentativo di recuperare la relazione senza dover scrivere al diretto interessato. 


L’impatto sulle vittime

 

In un articolo di Luca Pancani e Paolo Riva, professori presso il Dipartimento di Psicologia all’Università di Milano Bicocca, e Nicholas Aureli, dottorando di ricerca, vengono analizzate le conseguenze psicologiche di pratiche come l’orbiting.

Il potere, in questa pratica, è totalmente in mano dell’orbiters, perché è lui che decide quando e come interagire con l’ex, mentre quest’ultimo non può far altro che restare a guardare.

L’orbitees – l’ex che viene tenuto d’occhio – si sentirà quindi uno spettatore della sua stessa vita, contornato da un sentimento di impotenza e di confusione.

Solitamente l’orbiting avviene dopo una rottura, ma a ben vedere si palesa come una normale dimostrazione d’interesse attraverso i social; perciò, all’orbitees appare come un “tira e molla” tecnologico: ci siamo lasciati, ma ti metto like alla storia. Non ti scrivo, però reposto un video su TikTok che funge da frecciata.

Ma perché non si riesce a lasciar andare il proprio ex?

La psicologa dello sviluppo Federica Arnaboldi ci spiega: «Parlare d’amore in questi casi è un po’ complesso, si tratta per lo più di un attaccamento disfunzionale che ha come scopo quello di nutrire un proprio bisogno, ovvero quello di sentirsi indispensabile per qualcuno. Il suo orbitare, va a soddisfare la necessità del carnefice di avere il controllo sull’altra persona, senza essere sottoposto ad alcun vincolo».

 

Le cause dell’orbiting

 

Che cosa spinge una persona a continuare a seguire da lontano il proprio ex? 

«Spesso chi la mette in pratica è proprio colui o colei che ha deciso di porre fine alla relazione, incatenando a sé virtualmente l’altra persona attraverso i social network: questo fenomeno è più un bisogno personale del “carnefice”, che continua ad imporre la propria presenza […] in modo da non permettere all’ex partner di porre un punto definitivo alla loro storia. Spesso questo fenomeno viene utilizzato da chi non è ancora pronto ad avere una vera e propria relazione, ma che giova del fatto di poter avere il controllo sull’altro», conclude la psicologa Arnaboldi.

Sapere di essere stati insieme a quella persona, di averne conosciuto certi aspetti, fa sentire le persone nella posizione di poter restare aggiornati sulla vita dell’ex. Come a continuare a voler conoscere la personalità di colui o colei con cui si è stati insieme.

Questa tendenza a manipolare l’ex, solitamente, è attuata da personalità narcisistiche o che hanno subìto degli abbandoni nella loro vita, specifica la psicoterapeuta Giulia Giorgi intervistata dal quotidiano Il Mattino.

 

La paura del cambiamento

 

Si potrebbe ipotizzare che le manie di controllo, esercitate da chi fa orbiting, nascano anche dalla paura del cambiamento.

Dopo una rottura, le persone coinvolte inevitabilmente cambiano. Che sia perché mettere fine a una relazione tossica gli porti una ventata d’aria fresca o perché proprio questa fine gli metta tristezza, un seppur piccolo cambiamento avviene.

La stessa parola indica un qualcosa di nuovo, che non si conosce; perciò, molte persone lo vivono come un “salto nel vuoto”, innescando una paura per l’ignoto poiché non si sa come comportarsi, in una situazione nuova.

Gli schemi mentali adottati diventano molto rigidi col passare del tempo, soprattutto in una relazione, quando si impara a conoscere la propria metà e a relazionarcisi. 

Post rottura, in sostanza, potremmo assistere a un cambiamento dell’ex partner e ciò potrebbe non andarci particolarmente a genio, poiché non lo conosciamo più.

Gravitargli attorno, tenerlo d’occhio sui social e, ogni tanto, buttare una briciola, aiuta il manipolatore a ricordare all’uccellino da dove arriva il cibo.

 

Le relazioni interpersonali sui social

 

I social network hanno rivoluzionato gli equilibri delle relazioni tra gli individui. I like, i commenti o i repost su TikTok sono alcuni dei modi per dimostrare interesse verso una persona. Che sia meglio o peggio, a seconda del punto di vista con cui si guarda la situazione, ciò non toglie che la realtà, almeno ad oggi, sia questa.

In un articolo degli psicoterapeuti Stefano Eleuteri e Paola Primavera, possiamo evincere alcune conseguenze che l’uso di internet in età adolescenziale ha sulle relazioni.

L’adolescenza è il periodo in cui si forma l’identità degli individui, ma i social potrebbero portare al frammentarla. 

Su Instagram o TikTok siamo abituati a propinare la nostra versione migliore, sia in termini di aspetto che di stile di vita. Ciò porterebbe l’adolescente a problemi di autostima e ansia poiché ricercherebbe sempre l’aspettativa (irreale) dell’Io-social.

Una scarsa autostima di sé porta importanti conseguenze nelle relazioni interpersonali: se nell’ambiente circostante ci dovessero essere dei rimandi positivi, l’individuo si sentirebbe non meritevole di riceverli. Inoltre, ciò porta a una costante ricerca di conferme nel partner o negli amici, per colmare il senso di vuoto che si avverte.

 

L’orbiting è una pratica all’apparenza innocua ma che dietro di sé nasconde un mondo di manipolazione e insicurezze. 

Sarebbe un po’ difficile eliminare il fenomeno perché oggi, i social, sono la parte focale della nostra vita e la relazione tra orbiting e azioni social è strettissima - i like, che spesso mettiamo quasi in automatico, in questo contesto possono avere un duplice significato.

Eliminare e tagliare i ponti con l’ex partner potrebbe essere una soluzione. Sì, stiamo facendo qualcosa per lui o lei, in quel momento lo stiamo pensando, ma ne beneficeremo in futuro in salute mentale.

Le foto presenti in questo articolo provengono da internet e si ritengono di libero utilizzo. Se un’immagine pubblicata risulta essere protetta da copyright, il legittimo proprietario può contattare lo staff scrivendo all’indirizzo email riportato nella sezione “Contatti” del sito: l’immagine sarà rimossa o accompagnata dalla firma dell’autore.

Mi piace: 0

Commenti: 0

Phone Mockup

Collaborare con i giovani non è solo figo, è ESSENZIALE

Curioso di saperne di più?
Phone Mockup