L’onestà e il mondo delle influencer, due rette parallele o qualcosa che può incontrarsi?

Dall'ultima polemica Tiktok nata da Eleonora Arcidiacono, ci soffermiamo sul mondo patinato del social. Quanto ci si può fidare di quello che vediamo online? Il mondo delle influencer combacia sempre con onestà?

Negli ultimi giorni, TikTok è stato teatro di un acceso dibattito che ha sollevato una questione scottante: quanto possiamo fidarci delle influencer che seguiamo? Il tutto è nato da un video della influencer Eleonora Arcidiacono che ha scatenato un acceso dibattito sul social, puntando i riflettori su una realtà scomoda del mondo social: l’onestà o la sua mancanza, negli eventi organizzati dai brand a cui sono invitate le influencer.

Dal semplice storytime al bullismo gratuito

Video polemica © Eleonora Arcidiacono

Al video della ragazza, in cui raccontava in uno “storytime” il suo primo evento da influencer a cui era stata invitata, molti suoi colleghi hanno scelto di rispondere con dei contenuti sulla piattaforma Tiktok. 

Sebbene la ragazza non abbia mai usato toni sgarbati nei confronti della categoria in cui lei stessa lavora, affermando come nessuno quel giorno l’avesse realmente considerata e fatta sentire a suo agio, in risposta le sono arrivati diversi video in cui veniva accusata di essere stata lei il problema. 

Da qui il social si è diviso in due parti, chi la sostiene e chi, invece, la critica. La prima influencer a fare il video è stata proprio Carlotta Fiasella, che ha difeso l’ambiente e la sua categoria attaccando Eleonora. Tra i creator che le sono andati contro, come Rocco TNL, Sasy e altri, anche chi le ha dato ragione comprendendo a pieno il suo pensiero privo di offese. Gaia Bianchi, sempre in un video, le ha risposto che anche lei, più volte, si è trovata nella situazione di Eleonora e criticando proprio la finzione della categoria. 

Carlotta, vedendo molti membri della community esprimere dissenso verso il suo comportamento, si è scusata in una storia IG, affermando di non aver davvero compreso il suo discorso e il suo disappunto fosse per l’intro del video: «Ma quindi gli eventi degli influencer sono così terribili come tutti dicono? Sì».

Influencer e onestà, possono combaciare?

L’onestà non è sempre posta sul piano caratteriale come l’ultima vicenda di Eleonora, che ha affermato come molte figure famose su tiktok di persona fossero l'opposto, sfiorando spesso anche la maleducazione.

È invece con i prodotti sponsorizzati, a volte anche con l’omissione di #adv, che vengono spacciati come il miglior prodotto del secolo che l’onestà rasenta i minimi storici. È sempre così? 

Sebbene nessuno stia affermando che chi fa il video, in questo caso un influencer con molti seguaci che viene pagato per sponsorizzare un prodotto, non l’abbia prima testato sulla propria pelle, il punto è che non sempre ciò accade. Che sia un prodotto skin care, per capelli o - peggio ancora - ingeribile, questo non sempre viene testato dalla figura social che seguiamo. 

Semplicemente viene postato per invogliare i propri follower a comprarlo, decantando grandi benefici, solo perché il brand ha pagato una somma per la pubblicità. 

La pubblicità è una strategia marketing vecchia, ancora prima che questo lavoro sui social nascesse, quindi non c’è da stupirsi che aziende famose paghino queste influencer per sponsorizzare un prodotto; è l’onestà che vogliono far credere di avere che non è sempre messa in primo piano. 

Ed è qui che compaiono figure come l’Influencer Onesta, famosa su Tiktok o l’Influencer Povera che comprano prodotti a loro spese - su richiesta della community - e li provano per capire se quello che viene sponsorizzato o “consigliato” sia davvero valido o sia stato fatto solo per un compenso monetario.

Cosa ne pensa l’influencer onesta?

In foto influencer onesta

Andreea, il nome dietro il nick Influencer Onesta, è stata ospite al podcast Tavolo Parcheggio di Gianmarco Zagato e Nicole Pallado. Qui, oltre a raccontare la sua storia e come le è venuta per la prima volta l’idea di sfatare il mito dietro un prodotto, ha spiegato perché ama tutelare gli acquirenti.

«Io ce l'ho con chi sponsorizza in modo aggressivo, non ce l'ho neanche tanto con i prodotti perché bene o male i prodotti sono lì, c'è una fascia di prezzo, di qualità. È quando urlano al miracolo, ma anche quando dicono “schifo”, non fa schifo nulla se non starebbe da Sephora».

«Io penso veramente alle persone, c'è chi dice vabbè ma per un rossetto di sette euro, ma per molti sono tanti e sperano più di quanto speriamo noi, che per noi sette euro sono niente, di avere un risultato come promesso e quindi io, enfatizzando la loro enfatizzazione, voglio far notare che stanno sbagliando nel mostrare tutto perfetto».

Si è anche lasciata andare ad una confessione: non ha mai accettato nessuna sponsorizzazione di brand, nonostante a volte avesse avuto il pensiero di farlo. Ha ammesso, infatti, che su TikTok non si viene pagati tanto da poterci vivere, a meno che non vengano accettate le offerte di pubblicità. 

Fermo restando che lei abbia un lavoro, spesso ha pensato di non vedere ripagato il suo tempo, anche pratico, di montaggio video e di acquisto dei prodotti. 

Molti brand, racconta, l’hanno chiamata anche per ringraziarla della sua onesta opinione, come la presentatrice del podcast Nicole Pallado. Con la sua semplice onestà, ha fatto incrementare le vendite di un prodotto, in quanto non sempre si esprime negativamente ma presenta il prodotto per quello che è, senza edulcorazioni.

Selvaggia Lucarelli e il minimo sindacale di onestà richiesta

Andreea non è l’unica che la pensa in questo modo, nel suo piccolo. Selvaggia Lucarelli, giornalista, opinionista e scrittrice del libro su Chiara Ferragni e l’indagine Balocco, è stata ospite al podcast Pianetab12. Qui, parlando della sua inchiesta sulla vicenda Ferragni, ha espresso la sua opinione in merito alla figura dell’influencer.

«L’unica cosa che ti chiedo è un minimo minimo sindacale di onestà. Per onestà non intendo genuinità, non mi aspetto che ci sia genuinità sui social, non so neanche io genuina».

«I social sono dei mezzi che prevedono una serie di filtri, i filtri nel senso di selezioni a monte di un contenuto che alterano la realtà. Io invece di essere genuini, chiederei onestà che per me significa palesare i propri intenti.» ha poi continuato la Lucarelli «Se mi stai vendendo qualcosa mi dici che mi stai vendendo qualcosa, se mi stai mi stai dando la tua opinione genuina, slegata da qualsiasi interesse commerciale, è un altro discorso. Però devi palesare le tue intenzioni a monte».

Che il mondo delle influencer sia spesso patinato e poco veritiero non è una novità, quello che preoccupa è la mancanza di onestà intellettuale, oltre al mostrarsi diversi da ciò che si è come nel caso di Eleonora. Molti dei follower sul social TikTok sono anche minorenni e non comprendono appieno la differenza di una “marchettata”. Seguono e idolatrano persone che, in realtà, sono come tutte e commettono errori. 




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