Olimpiadi 2024: la boxer Imane Khelif al centro di un caso sportivo e politico
Nelle ultime ore si è scatenata un'enorme polemica sull'autorizzazione a combattere per l'algerina Imane Khelif, generando un caso più politico che sportivo.
Non finiscono le polemiche per le Olimpiadi di Parigi 2024, e stavolta ad essere coinvolta è, indirettamente, anche l'Italia. Ad essere al centro della disputa è la boxer algerina Imane Khelif, che oggi ha affrontato l'italiana Angela Carini. Fin qui nulla di strano, eppure già negli anni precedenti Khelif era stata esclusa dalle competizioni per una situazione alquanto controversa.
I dubbi sul genere
Facciamo un passo indietro di un anno, quando l'International Boxing Association (IBA) aveva squalificato dalle competizioni proprio Khelif e la taiwanese Lin Yu-ting, a causa di un test del DNA che aveva rilevato la presenza di cromosomi sessuali XY, propri del sesso maschile. Per l'IBA, ciò dimostrava e spiegava il motivo di un'elevata percentuale di testosterone presente nel sangue delle due boxer che, ricordiamo, gareggiano rispettivamente nei 66 kg e 57 kg femminili.
Nel corso di un anno, tuttavia, molto è mutato all'interno della commissione olimpica. L'IBA, infatti, a causa di scandali per corruzione relativi ai rapporti tra il presidente Kremlev e il governo russo, oltre che con la multinazionale Gazprom, principale finanziatrice dell'associazione, è stata bandita dal presiedere l'attuale edizione delle Olimpiadi. La categoria boxe è ora nelle mani della IOC che, rivalutando le decisioni della precedente organizzazione, ha deciso di riammettere le due atlete, in quanto su di loro vi è stato un sostanziale fraintendimento.
Transgender o Intersex?
Difatti, Khelif soffrirebbe in realtà di una particolare condizione, chiamata ovaio policistico, che determinerebbe una concentrazione di testosterone molto maggiore della media femminile. Per il Comitato Internazionale Olimpico (CIO), Khelif non starebbe violando alcuna norma, in quanto rientrerebbe nei parametri di testosterone fissati per la categoria femminile, il cui tetto massimo è pari a 10 nmol/L, unico parametro preso in considerazione dal Comitato, che non basa le proprie valutazioni né sugli organi genitali né sulla combinazione cromosomica. Anche se non ufficializzato dall'atleta, in questo caso si tratterebbe di una donna intersessuale, affetta da iperandrogenismo, e non, come erroneamente diffuso, transgender. Il portavoce del CIO Mark Adams ha affermato che Khelif non avrebbe dunque nessun vantaggio rispetto alle avversarie.
Intersessualità: fenomeno che si manifesta con la coesistenza in uno stesso individuo (intersessuale) di caratteri maschili e femminili più o meno intermedi fra i due. [...] Nella intersessualità, invece, tutte le cellule del corpo hanno il corredo cromosomico di un sesso, ma durante lo sviluppo avviene un’inversione per cui l’individuo, che aveva incominciato a svilupparsi come maschio, continua il suo sviluppo nel sesso femminile e viceversa. L’intersessualità è determinata da cause genetiche o fisiologiche (fenotipiche).
Enciclopedia Treccani
Il precedente
Nella storia delle Olimpiadi, vi è un unico precedente di questo tipo, quello di Caster Semenya. L'atleta sudafricana nel 2019 era stata obbligata ad un trattamento farmacologico per la riduzione dei livelli di testosterone nel sangue, al fine di rientrare nel limite di 5 nmol/L imposti per la sua disciplina, l'atletica leggera, pena l'esclusione dalle gare. Semenya, anch'essa affetta da iperandrogenismo, ha deciso di opporsi a quella che i media hanno definito la "regola del testosterone", appellandosi alla Corte europea dei diritti dell'uomo che, solo nel 2023, le ha dato ragione. Un precedente che, nel caso attuale di Khelif, non sembra aver fatto storia.

Tra preoccupazioni e complotti
La notizia ha, naturalmente, scatenato l'opinione pubblica, e la disinformazione al riguardo non ha di certo aiutato. Difatti, grande è stata l'indignazione anche a causa della pericolosità della disciplina, che potrebbe essere in alcuni casi mortale se messi a confronto sono due atleti con prestazioni fisiche nettamente differenti, come possono essere una donna ed un uomo. Già l'anno precedente, invece, l'atleta algerina aveva gridato alla cospirazione, in quanto aveva visto negata la propria medaglia d'oro nella finale del campionato mondiale. Le decisioni attuali del CIO, tuttavia, confutano entrambe le tesi, e a favore della propria scelta il Comitato ha messo in risalto anche i dati relativi ai risultati sportivi: Khelif ha infatti ottenuto tre vittorie ed una sconfitta, proprio come la sua avversaria italiana.
Le reazioni
Pareri negativi sono giunti dal ministero italiano, come nel caso dei ministri Andrea Abodi (sport) e Orazio Schillaci (salute) che hanno sollevato non pochi dubbi sull'equità della scelta da parte del CIO. Come affermato da Abodi:
In questo caso assistiamo a un'interpretazione del concetto di inclusività che non tiene conto di fattori primari e irrinunciabili.
Il ritiro
Se nella giornata di ieri Angela Carini aveva dichiarato di accettare ed adeguarsi alla decisione del CIO, sul ring, dopo 46 secondi ed un destro incassato al volto, l'atleta italiana ha deciso di ritirarsi, reputando troppo forte il colpo al naso ricevuto dall'algerina. Dopo l'ufficializzazione della sua decisione Carini si è inginocchiata in lacrime, lasciando quanto più aperto il caso. E intanto la pugile napoletana ha già ricevuto solidarietà da parte del governo Meloni.

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