Nudità, sesso e la necessità degli intimacy coordinators nei film
Al contrario di quanto avvenisse decenni fa, nel panorama audiovisivo di oggi sono sempre più presenti scene di nudo e di sesso, tanto da richiedere sui set la presenza dei cosiddetti intimacy coordinators. Chi sono? E a cosa è dovuto il fenomeno?
Il rapporto tra il nudo e l’arte
Che il nudo riservi un ruolo importante, se non fondamentale, nella storia dell’arte è innegabile. Attraverso il genio di scultori e pittori già l’età antica ha donato all’umanità rappresentazioni pure del corpo umano, in tutta la sua bellezza e naturalità. E, se nei secoli scorsi si è cercato di nascondere, per moralismo, questo “lato” dell’arte, l’invenzione della fotografia prima, e del cinema poi, ha permesso la diffusione in massa di immagini dirette, catturate dall’essenza del reale.
Tra esaltazione e strumentalizzazione
Il ruolo ricoperto dal nudo e dalle scene di sesso nel corso della, seppur relativamente breve, storia del cinema e delle serie TV è alquanto controverso. Difatti, sono innumerevoli i casi in cui grandi produttori esigevano la presenza di scene che attirassero, stimolando l’interesse sessuale inconscio, numerosi spettatori (e non pochi sono stati i conflitti con i registi). Risulta chiaro, infatti, che la presenza di contenuti più o meno espliciti spinga ognuno di noi anche solo a dare uno sguardo al contenuto, che questo comporti poi una fruizione più completa o una semplice e fugace occhiata. E, naturalmente, sceneggiatori e produttori lo sanno, attuando un processo di vera e propria strumentalizzazione del nudo e del sesso che, come spesso accade nei film e nelle serie TV, caratterizzano sequenze del tutto superflue ai fini della trama. Discorso a parte andrebbe riservato invece all’industria pornografica, da sempre avvolta da diversi interrogativi riguardo l’etica lavorativa e sul trattamento riservato alle attrici e agli attori coinvolti.
Chiaramente, tutto ciò non è sempre vero: altrettanto numerosi sono i casi in cui una scena di sesso risulti narrativamente significativa, così come le rappresentazioni artistiche “senza veli”. Alcuni registi, infatti, decidono di arricchire il film di elementi che possano esaltarne la bellezza, come nel caso di un corpo mostrato (e non volgarizzato), e come scene che permettono allo spettatore di comprendere l’evoluzione, per esempio, della storia d’amore tra due personaggi.
Gli intimacy coordinators
Ed è stata proprio al necessità di regolamentare queste scene che ha spinto le produzioni ad esigere sul set la presenza degli intimacy coordinators, consulenti assunti con lo scopo di definire linee guida e regole per girare in totale consenso e “sicurezza” queste scene, spesso mettendo in campo strategie per rendere la scena tanto realistica quanto non imbarazzante per gli attori che ne prendono parte. Inoltre, il ruolo ricoperto da queste figure permette di evitare spiacevoli vicende, come spesso, purtroppo, successo in passato: basti pensare al caso che vide coinvolta l’attrice Maria Schneider sul set di Ultimo tango a Parigi (1972).

Un fenomeno in crescita?
Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una vera esplosione del fenomeno serie TV, tale che le big dello streaming hanno iniziato a produrre, si può dire su scala industriale, sempre più contenuti, tra novità e sequel. Ciò, come molti hanno notato, ha comportato un sostanziale calo qualitativo dei prodotti offerti che, unito alla necessità di dare al pubblico un prodotto con determinati standard di durata, ha spinto sempre più sceneggiatori ad utilizzare quello che nell’animazione è chiamato filler, ovvero un contenuto inserito per aumentare la durata dell’opera che si sta creando. E quale miglior filler di una scena spinta che, come già spiegato in precedenza, assicura l’attenzione dello spettatore, facendo leva sui suoi istinti?
Resta tuttavia da chiedersi se valga davvero la pena fruire prodotti che hanno bisogno di strategie per “corrompere” l’interesse del pubblico.
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