Meloni, Europee e Gaza: il punto della settimana
Giorgia Meloni ha annunciato che sarà candidata in tutte le circoscrizioni per le Europee: si delinea il quadro in vista delle elezioni. Guerra in Medio Oriente: progressi nelle trattative tra…
Giorgia Meloni ha annunciato che sarà candidata in tutte le circoscrizioni per le Europee: si delinea il quadro in vista delle elezioni. Guerra in Medio Oriente: progressi nelle trattative tra Israele e Hamas.
Meloni si candida alle Europee, come lei Tajani, Schlein, Calenda e Bonino
Il 28 aprile – in occasione dell’assemblea programmatica di FdI a Pescara- la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato la propria candidatura alle elezioni Europee. «Ho deciso di scendere in campo di scendere in campo per guidare Fratelli d’Italia in tutte le circoscrizioni elettorali, se sopravvivo», le parole della leader di FdI.
Meloni ha invitato il suo elettorato a scrivere soltanto il suo «nome di battesimo» – “Giorgia” – sulle schede. Un omaggio della presidente alle sue «radici popolari», rivendicate durante il comizio.
«Io sono stata derisa per anni per le mie radici popolari, mi hanno chiamata pesciarola, borgatara… Ma io sono fiera di essere una persona del popolo. Se volete dirmi che ancora credete in me scrivete sulla scheda Giorgia», ha detto Meloni.
Quella di candidarsi alle elezioni Europee dell’8 e del 9 giugno è una scelta che – anche se spesso criticata, vedasi le parole di Romano Prodi per Elly Schlein – è abbastanza popolare tra i leader nostrani.
Oltre a Meloni, hanno annunciato la propria candidatura il ministro degli Esteri e leader di Forza Italia Antonio Tajani, Elly Schelin (PD), Emma Bonino (Più Europa) e Carlo Calenda (Azione).
Le candidature-spot e l’incompatibilità

Le critiche a questa pratica riguardano l’incompatibilità tra i ruoli di parlamentare o membro del governo e quello di eurodeputato. Infatti, i leader che scelgono di candidarsi per il Parlamento europeo sono consapevoli che in caso elezione dovrebbero rinunciare ad una delle due cariche. In genere, questa scelta è predeterminata e consiste nel dare subito le dimissioni dalla carica di eurodeputato a favore di altri candidati non eletti e meno noti.
«Nessuno può appartenere contemporaneamente a un Consiglio o a una Giunta regionale e ad una delle Camere del Parlamento, ad un altro Consiglio o ad altra Giunta regionale, ovvero al Parlamento europeo»
Art. 122 della Costituzione italiana
La candidatura viene considerata così uno strumento per attirare maggior consenso durante le elezioni, sfruttando la visibilità del leader di partito. Si tratta di una candidatura-spot, che da molti viene etichettata come un atto di disonestà verso gli elettori.
Un altro fattore riguarda le candidature in più circoscrizioni elettorali. Molti politici scelgono di candidarsi in molte – o tutte (5) – circoscrizioni elettorali, pur potendo essere eletti in solo una di queste. Ne risulta un altro esempio di candidatura fittizia, con la carica di eurodeputato che passa ai candidati che seguono nella lista.
Proprio citando questi elementi Giuseppe Conte, leader del M5s, ha spiegato il suo rifiuto di candidarsi. «Nella nostra comunità non è pensabile che uno esibisce il nome sulla scheda e poi non è conseguente. Per noi è una presa in giro dei cittadini», le parole di Conte su Rai Tre.
Alle possibili critiche Meloni aveva già risposto durante la conferenza stampa del 4 gennaio, dicendo che «i cittadini che ti votano lo sanno che poi non andrai in Europa, ma se vogliono confermarti il consenso anche questa è democrazia».
Proseguono i negoziati Israele-Hamas, possibile una svolta

Lunedì una delegazione di Hamas si recherà al Cairo per discutere della controproposta di Israele per un cessate il fuoco a Gaza. Ad affermarlo è un funzionario di Hamas, secondo cui che la delegazione sarà guidata da Khalil al-Hayya, braccio destro del leader di Hamas a Gaza, Yahya Sinwar.
Come riportato da Axios, la controproposta di Israele mira al «ripristino di una calma sostenibile» nella Striscia, preceduta dal rilascio di ostaggi per motivi umanitari.
La proposta è frutto dei negoziati tra una delegazione dell’intelligence egiziana – arrivata in Israele venerdì – e membri dello Shin Bet, dell’IDF e del Mossad. Il testo è stato successivamente inoltrato ad Hamas, che ha promesso di rispondere entro martedì.
Secondo Axios, l’offerta israeliana si compone di due fasi. Nella prima è previsto il ritorno dei palestinesi sfollati al nord della Striscia, mentre nella seconda sono gettate le basi per discutere del cessate il fuoco in seguito al rilascio di ostaggi.
Inizialmente Israele avrebbe chiesto il rilascio di 40 ostaggi in cambio di sei settimane di cessate il fuoco e il rilascio di 900 palestinesi detenuti nelle carceri israeliane. Questi ostaggi sarebbero dovuti essere donne, uomini con più di 50 anni e in cattive condizioni di salute, da liberare per motivi umanitari.
Hamas ha negato di poter esaudire questa richiesta, affermando di tenere in ostaggio soltanto 20 persone in grado di rispettare questi criteri.
Nonostante i passi in avanti rispetto allo stallo delle mediazioni guidate dal Qatar, alcune fonti mettono in dubbio un possibile esito positivo dei negoziati. Secondo un leader di Hamas, intervistato sotto anonimato dal quotidiano libanese Al Mayadeen, la proposta israeliana «non riflette un cambiamento fondamentale nella loro posizione. Non fornisce risposte chiare alla questione del ritiro da Gaza e di un cessate il fuoco totale».
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