Lutto: è possibile provarlo nelle piccole cose?

Associamo generalmente il termine lutto al sentimento che si prova a seguito della scomparsa di una persona cara che, soprattutto quando la perdita è significativa, alcune persone si portano dietro…

Associamo generalmente il termine lutto al sentimento che si prova a seguito della scomparsa di una persona cara che, soprattutto quando la perdita è significativa, alcune persone si portano dietro per tutta la vita. Tuttavia, il lutto è un sentimento che tende a confondersi facilmente con tanti altri stati emotivi, tale da presentarsi anche nella vita quotidiana, per tutti quegli avvenimenti che ci portano, in un certo senso, a soffrire una perdita, reale o figurata che sia.

Quando ci sentiamo “in lutto”?

Partiamo dal presupposto che provare un senso di profonda tristezza e vuoto a seguito di importanti eventi negativi è del tutto normale, come lo è il chiedere aiuto e supporto per affrontare al meglio le difficoltà. Infatti, moltissime persone possono sperimentare un sentimento di lutto nei confronti di una perdita istituzionale, come l’estinzione di un organo su cui si erano proiettate aspettative, speranze e ideologie, ma anche la perdita di abilità a seguito di incidenti, fino ad arrivare a fenomeni più comuni come una rottura sentimentale o un periodo finanziariamente difficile.

La prospettiva freudiana

Sigmund Freud, già nel 1917 aveva affrontato questo tema, con il saggio Lutto e melanconia. In esso, Freud compiva una distinizione fondamentale, attribuendo il nome “melanconia” proprio a ciò di cui stiamo parlando. Per il fondatore della psicoanalisi, infatti, la melanconia è un sentimento di lutto non relativo alla morte, e che si distingue sostanzialmente dal primo. Se infatti il lutto è frutto di un disinvestimento pulsionale nei confronti della persona scomparsa, e per questo temporaneo, la melanconia risulta essere particolarmente profonda e duratura in quanto riguarda l’Io.

lutto

L’aspetto fondamentale di questa distinzione è che, dunque, se nel lutto a “svuotarsi” è il mondo esterno, nella melanconia vi è un totale vuotamento del mondo interno, che Freud chiamava Io. Per esempio, la perdita dell’amore porta, secondo Freud, ad identificare il proprio Io nella persona perduta, ed ecco che osserviamo un comportamento di generale avvilimento di sé stessi da parte dei melanconici, che porta a stati di abulìa, ovvero profondo scoraggiamento, anedonìa, cioè incapacità di amare, perdita di interesse nel mondo esterno e inibizione. Uno stato, insomma, che è intuitivamente correlato alla depressione così come la intendiamo oggi.

Come affrontare questi stati emotivi?

Come anticipato, riuscire a chiedere aiuto è un primo e importante passo verso la riconquista di uno stato emotivo positivo ed equilibrato. Inoltre, prendere consapevolezza della causa dello stato d’animo e, inoltre, della naturalità degli eventi della vita, permette di sentirsi, in un certo senso, meno soli e “condannati”. Utile in tal senso è anche associare attività positive alla “perdita”, soprattutto se amorosa, costruendo così un proprio “rituale“.


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