Luigi Pirandello: cosa dire all'orale e quali collegamenti fare

Maturità 2025: cosa dire all'orale su Pirandello? Qui trovate un piccolo riassunto e dei consigli per collegarlo con altre materie!

Luigi Pirandello: Vita, Poetica e Opere del Grande Umorista

Vita di Luigi Pirandello

Luigi Pirandello nasce ad Agrigento nel 1867. Trascorre i primi vent'anni della sua vita in Sicilia, per poi trasferirsi in Germania nel 1889 per laurearsi. Successivamente, nel 1892, si reca a Roma, dove rimarrà fino alla sua morte nel 1936. Questi ultimi due ambienti, quello romano e quello tedesco, influenzeranno profondamente il suo percorso intellettuale.

Ad Agrigento, la sua formazione è permeata dai sentimenti del Patriottismo e dallo stile del Risorgimento. Studia a Palermo, dove entra in contatto con studenti anarchici che influenzeranno il suo pensiero. Nonostante ciò, la sua posizione politica sarà conservatrice e non si opporrà al fascismo; Pirandello vedeva il fascismo come un movimento di giovani, un qualcosa di rivoluzionario contro le regole stabilite.

Pirandello ha un difficile rapporto col padre, vivendo un sentimento di frustrazione che farà emergere il tema dell'inetto nella società. A Roma, apprende le teorie relativistiche, che saranno fondamentali per la sua poetica.

Nel 1903 vive una grave situazione economica simile a quella di Svevo: affronta un dissesto economico causato dal padre e la moglie viene colpita da una grave malattia mentale. Per sopravvivere, Pirandello inizia a dare lezioni private.

Fasi della Poetica Pirandelliana

La produzione di Pirandello può essere suddivisa in diverse fasi principali:

  • 1904-1915: Periodo della narrativa umoristica. In questa fase, Pirandello non si occupa prevalentemente di teatro, ma di novelle e romanzi, elaborando la sua poetica. Scrive nel 1904 "Il Fu Mattia Pascal", un romanzo in cui subisce una sorta di perdita dell'identità durante la scrittura stessa. Nel 1908 scrive il celebre saggio "L'Umorismo".
  • 1916-1925: Sviluppo delle opere teatrali umoristiche. Il teatro di questo periodo viene definito Teatro del Grottesco, seguito dalla fase del Teatro nel Teatro (o metateatro), in cui vengono messe in scena opere che trattano il rapporto tra attori, pubblico e regista. Pirandello si iscrive al Fascismo perché attratto dall'energia vitale del movimento, considerandolo una svolta verso l'anarchia. Tra le opere di questo periodo si annoverano: "Così è (se vi pare)" (1917), "Il gioco delle Parti" (1918), "Sei personaggi in cerca d'autore" (1921, la prima opera di teatro nel teatro), "Enrico IV" (1922), "Vestire gli ignudi" (1922), "Ciascuno a modo suo" (opera di metateatro, 1924). Scrive anche "Uno, Nessuno, Centomila" (1925) durante il periodo del Surrealismo, opera in cui c'è una rivalutazione dell'elemento dell'inconscio (l'inconscio prevale su tutto), ed è presente un maggiore ottimismo verso la vita.
  • 1925-1936: Fase del Nobel e Morte. Ottiene nel 1934 il Premio Nobel per la Letteratura. Muore nel 1936 a causa di una polmonite. Non volle funerali di stato, desiderando invece essere sepolto ad Agrigento con una pietra grezza.

La Poetica Pirandelliana

La poetica di Pirandello è incentrata su una visione dinamica e complessa dell'esistenza. La vita è come il magma, caotica, informe, dinamica, ma ad un certo punto si solidifica, assumendo definitivamente una certa forma. L'uomo è il magma, poiché a un certo punto della sua vita prende una forma, diventa un "personaggio" e vive con falsità, indossando una "maschera".

Quando l'uomo smette di vivere nel flusso naturale delle cose, si mette una maschera e smette di vivere autenticamente. Questa è la crisi dell'IO, che si frantuma; è una crisi di identità che annienta la personalità, e l'uomo diventa tanti personaggi. La creazione di un personaggio è una trappola in cui l'uomo è costretto a vivere. Le maschere che indossiamo ci rendono meno veri e trasparenti; ognuno ha la sua interpretazione e ci vede in modo diverso, creando differenti "realtà" di noi stessi e incompatibilità tra persone. Questo è il concetto del relativismo: tutto è relativo, l'unica possibilità di evasione è il ritorno al magma solo attraverso l'umorismo. Bisogna denudare le maschere, ci deve essere una fuga nell'irrazionale tramite lo straniamento, ovvero guardare la vita da lontano, non in prima persona. L'uomo tende a cristallizzarsi perché la vita è dolorosa per lui, scegliendo perciò la via più facile: quella di indossare delle maschere.

L'unica via per evadere dalle maschere è l'umorismo, l'unica arte che riesce ad essere adatta perché non propone dei valori è il romanzo. Pirandello distingue tra comicità e umorismo, ovvero tra l'avvertimento del contrario e il sentimento del contrario. Per spiegare questa distinzione, usa un esempio: vediamo una vecchia tutta imbellita; quando una persona la vede, avverte il contrario e perciò viene da ridere. Questa è una risata comica, si avverte una situazione strana ma non ci si pone una riflessione. Se invece, attraverso la riflessione, facciamo un percorso logico arriviamo all'umorismo: avvertiamo il sentimento del contrario e reagiamo con una risata amara, consapevole e sarcastica, la risata umoristica.

Le caratteristiche dell'arte umoristica sono:

  • Grottesco: tutto quello che è diverso dal contesto in cui si trova, è l'opposto di quello che si è, indifferentemente negativo o positivo.
  • La vita non ha né un inizio né una fine, la vita è una struttura.
  • Usa un linguaggio quotidiano, non cerca quello aulico.
  • Non c'è integrità nell'IO, non ci sono forze che spingono nel verso contrario.
  • Contraddizione: l'unica cosa utile a combattere la realtà è la riflessione che avviene con distacco ironico.

L'arte umoristica nasce dalla sensazione e dalla riflessione.

"Il Fu Mattia Pascal" è il romanzo della svolta, dove appaiono i temi principali: la doppiezza dell'identità e l'opposizione alla civiltà moderna. Individuiamo tre passaggi del personaggio nel testo:

  1. Non vive: il tempo è immobile e lo spazio è mobile.
  2. Cambio d'identità: cerca di creare una nuova vita.
  3. Nuovo Pascal: tenta la formazione di una nuova identità, ma in realtà non ha una nuova identità e non può fare scelte, cerca di ritornare alla terra d'origine, dove trova la sua vita sostituita; è senza identità e quindi non esiste.

Il testo è strutturato secondo una narrazione retrospettiva. L'autore non vuole convincere nessuno, avvisa però che ci potrebbero essere delle verità, anche se la verità esatta non esiste: tutto è relativo.

Temi Principali

  • Famiglia: è vista come un nido ma anche come una prigione; coesistono due famiglie, una è quella della madre, con la quale ha un sentimento positivo, l'altra è quella della moglie, una prigione.
  • Gioco d'azzardo: rafforza l'idea del relativismo.
  • Inettitudine: indica colui che non è adatto alla vita.
  • Crisi d'identità.
  • Critica verso il progresso.
  • Specchio: tendenza a vedere la propria vita come uno specchio.
  • Il doppio: il vissuto nella vita si ripropone due volte.

Opere Principali di Luigi Pirandello

Il Treno ha fischiato

Questo brano racconta la storia di un impiegato di nome Belluca, un uomo preciso e mansueto. Belluca conduce una vita monotona che si ripete sempre nelle stesse cose: casa e lavoro. Vive in una casa malridotta insieme alla cieca moglie, alla suocera e alla sorella della suocera che soffrono di cataratta. Le tre donne sono molto crudeli con il povero uomo e pretendono di essere servite e curate proprio come avviene sul posto di lavoro, dove l'uomo è sfruttato. La famiglia è inoltre composta da due figlie vedove con i relativi figli, e Belluca, per mantenerla, lavora anche la notte ricopiando carte.

Una sera, non riuscendo a prendere sonno, sentì il fischio del treno che arrivava da lontano e iniziò a immaginare quanti posti meravigliosi il treno visitava durante il suo viaggio. All'improvviso, in lui cambiò qualcosa e si trasformò in una persona opposta a quella che era prima. Cominciò ad arrivare in ritardo al lavoro, a fare ciò che gli passava per la testa senza più regole, ad ubriacarsi e a ridere continuamente. Un giorno, giunto al lavoro, venne ripreso dal suo capo-ufficio per il pessimo lavoro svolto, e lui, indifferente al rimprovero, reagì nei confronti del capo sorridendo e con aria superficiale, continuando a ripetergli che "il treno aveva fischiato". A quel punto, il capo-ufficio, sbalordito come gli altri impiegati, prese per un braccio Belluca e lo portò in un manicomio, considerandolo folle. Ma in realtà a Belluca si era aperto un nuovo mondo, l'opposto del precedente dove lui era la vittima di tutti. Tutti lo criticavano e lo deridevano, i colleghi andavano a trovarlo con aria di compassione, ma in realtà godevano della sua situazione, considerandolo un malato mentale. La novella si conclude con la comprensione del "caso" di Belluca da parte del narratore, un vicino di casa che lo visita in manicomio e comprende come il fischio del treno abbia agito come una "crepa" nella sua "forma", rivelandogli l'esistenza di un mondo esterno e la possibilità di una fuga, seppur solo mentale, dalla sua oppressiva routine.

Sei personaggi in cerca d'autore

Il dramma si apre su un palcoscenico dove una compagnia di attori sta provando. Improvvisamente, sei "Personaggi" irrompono sulla scena: il Padre, la Madre, la Figliastra, il Figlio, il Giovinetto e la Bambina. Essi affermano di essere stati creati da un autore che non ha mai voluto scrivere la loro storia e chiedono al Capocomico di metterla in scena.

I Personaggi iniziano a raccontare il loro tragico dramma familiare: il Padre, stanco della Madre, l'aveva spinta a legarsi al suo segretario (l'Amante), con cui lei aveva avuto tre figli (la Figliastra, il Giovinetto e la Bambina). Dopo la morte dell'Amante, la Madre e i figli sono caduti in miseria. La Figliastra è costretta a lavorare in una sartoria/casa d'appuntamenti gestita da Madama Pace, dove un giorno il Padre, che non la riconosce, la incontra rischiando un incesto, evitato solo dall'intervento della Madre.

Il conflitto tra i Personaggi e gli Attori si sviluppa attorno all'impossibilità di rappresentare fedelmente la loro "vita vera": i Personaggi vivono la loro tragedia, gli Attori cercano di replicarla con le convenzioni teatrali, ma la verità, secondo Pirandello, è inafferrabile e molteplice. Il dramma culmina in una scena di confusione e orrore: la Bambina affoga in una vasca in giardino e il Giovinetto si suicida sparandosi, mentre il Figlio si mostra sempre più estraneo e ostile. La "finzione" della rappresentazione si confonde con la "realtà" della tragedia dei Personaggi, lasciando il Capocomico e gli attori nello smarrimento e il pubblico nella riflessione sulla natura dell'arte e dell'esistenza.

Uno, Nessuno, Centomila

Il protagonista, Vitangelo Moscarda, è un uomo che ha ereditato da giovane la banca del padre e vive di rendita, affidando a due fidati collaboratori la gestione dell'impresa. Un giorno, tuttavia, in seguito alla rivelazione da parte della moglie di un suo difetto fisico – il naso leggermente pendente a destra – inizia a scoprire che le persone intorno a lui hanno un'immagine della sua persona completamente diversa da quella che lui ha di sé. La consapevolezza di esistere per le persone intorno in centomila forme differenti accende in lui il desiderio di distruggere queste forme a lui estranee.

Inizia così la serie di "pazzie" di Moscarda: prima sfratta un povero squilibrato, Marco di Dio, dalla sua catapecchia, poi, con un improvviso colpo di scena, rivela di aver donato un'altra casa migliore a Di Dio. In seguito, impone agli amministratori di liquidare la banca paterna. A questo punto i due amministratori, la moglie e il suocero, congiurano per farlo interdire. È avvertito da Anna Rosa, un'amica della moglie, ed egli, rivelandole tutte le sue riflessioni sull'inconsistenza della persona, sulle forme che gli altri ci impongono, l'affascina, ma fa anche saltare il suo equilibrio psichico, e la donna, con gesto improvviso e inspiegabile, gli spara, ferendolo gravemente. Moscarda, convinto da un sacerdote, dona tutti i suoi averi per fondare un ospizio ed egli stesso vi viene ricoverato. Alla fine, Vitangelo Moscarda conclude che per raggiungere la "vera vita" non basta cambiare nome, ma bisogna rifiutare ogni nome, inteso come la rappresentazione della forma di una cosa. Dunque, l'unico modo per vivere in ogni istante è vivere attimo per attimo la vita, rinascendo continuamente in modo diverso.

La Carriola

In "La carriola", Pirandello esprime le proprie considerazioni sul mondo degli uomini e sulle crisi a cui gli uomini sono sottoposti. Nel caso de "La carriola", la vittima di questa crisi è l'avvocato. Nella prima sequenza ci viene presentato un "personaggio", apparentemente una donna, che poi scopriremo essere una cagna, sul quale l'avvocato riversa la sua "spaventosa gioia". Infatti, l'avvocato, al ritorno dal suo viaggio in Umbria, è a contatto con l'alienazione che inizia con una stanchezza fisica; gli occhi vedono ma lui sembra non vedere; "non riesce a cogliere la bellezza di quelle campagne umbre". Si ritrova in uno spazio interminabile dove i sensi non hanno valore; dove gli occhi non vedono eppure nella mente dell'avvocato passano immagini di una mente non sua, di una vita che non ha mai vissuto, vita e desideri avuti in questa vita-parallela. Cerca di assaporare questi momenti ma non ci riesce perché non li ha mai vissuti.

Al suo risveglio, il personaggio si ritrova in "tutt'altro animo" questo perché in quel "liquido amniotico" è riuscito a comprendere che la vita che aveva vissuto non era come la desiderava, tutte quelle cariche che gli erano state imposte lui non le aveva desiderate, capisce infine che lui non aveva mai vissuto e che fino ad allora un altro uomo aveva preso il suo posto; un altro uomo "era l'avvocato, il professore", non lui. Arriva a rinnegare a tal punto il passato che vorrebbe andarsene, fuggire (rinnegare tutto: moglie, lavoro, i figli). Ma proprio i figli, che lui prima aveva dichiarato non essere suoi, lo convincono a rientrare, ad accettare la propria vita e i propri doveri. Ma con la consapevolezza che da oggi in poi ogni tanto dovrà concedersi un momento di "spacco", un momento di gioia. Lui se lo concede (facendo fare la carriola alla cagna); perché è l'unico modo per vendicarsi verso quel mondo che lo aveva formato, che lo aveva costruito a suo piacimento.

Ciaula scopre la luna

Ciaula è un povero minatore che lavora tutto il giorno sotto terra ed è ritenuto dagli altri incapace di capire e provare sentimenti umani. La vicenda è ambientata in Sicilia e Cacciagallina, colui che sorveglia il lavoro dei minatori, quando doveva sfogarsi, se la prendeva con Zi' Scarda. Quest'ultimo, a sua volta, se la prendeva con Ciaula. Un giorno Zi' Scarda dice a Ciaula che avrebbero dovuto lavorare tutta la notte, ma lui ha paura del buio. Ha paura del buio da quella volta che il figlio di Zi' Scarda ebbe un grave incidente in seguito allo scoppio di una mina. A quello scoppio tutti avevano smesso di lavorare ed erano andati sul luogo dell'incidente, tutti tranne Ciaula, che atterrito era scappato a ripararsi in un antro noto soltanto a lui. Nella fretta di andare là, gli si era spenta la lumiera che faceva luce e aveva cercato di trovare l'uscita dalla galleria. In quel momento ebbe paura.

Il lavoro con Zi' Scarda cominciò e quella notte, all'uscita dalla galleria, Ciaula vide la luna, o meglio la scopre perché non l'ha mai vista prima: la sua emozione è così grande e intensa che scoppia a piangere. Ciaula rappresenta tutti gli uomini che, oppressi dall'oscurità dell'angoscia, aspirano al chiarore delle certezze e che nella bellezza del mondo cercano il riscatto della loro miseria.

Il Teatro Pirandelliano

Il teatro di Pirandello si evolve attraverso diverse fasi significative:

  1. Fase dialettale e verista (1910-1916): Caratterizzata da un ambiente siciliano e una forte impronta realistica, riprendendo le tematiche e lo stile del Verismo.
  2. Teatro del Grottesco (circa 1916-1920) e Pirandellismo (circa 1920-1936): Nella seconda metà dell’Ottocento nasce, dalla fusione di tragedia e commedia, il dramma borghese, che trattava in chiave seria aspetti della realtà quotidiana. Personaggi e ambienti sono borghesi (con aperture verso il mondo popolare, ad es. in Verga, che scrisse alcuni testi teatrali); anche i temi riguardano questa classe: famiglia (onore, fedeltà, amore; triangolo), denaro (cambiali, debiti, difficoltà economiche). Il rischio (implicito nel Verismo) era quello di creare personaggi scarsamente originali, insistendo sulla rigida consequenzialità causa-effetto, di fare un’analisi psicologica superficiale e cadere nel macchiettismo (o, al contrario, seguendo un tardo-romanticismo ormai logoro, nel patetico e nel sentimentale). Nella sua fase “grottesca” Pirandello porta all’esasperazione i caratteri di tale teatro, mostrandone l’inconsistenza. Il grottesco, la forma che l’arte umoristica assume sulla scena (intima fusione di comico e tragico), è abbinato alle tematiche più caratteristiche di Pirandello: contrasto vita-forma; inconoscibilità della verità; incomunicabilità. I testi più famosi sono: Così è (se vi pare) (1917); Il piacere dell’onestà (1917); Il giuoco delle parti (1918). Con “pirandellismo” si indicano un gruppo di testi in cui sono accentuati i tratti grotteschi e cerebrali (con una evidente ripetitività) dei primi testi.
  3. Teatro nel Teatro (1921-1930): Mentre il teatro del grottesco accetta (mostrandone le contraddizioni) il dramma borghese, in questa fase Pirandello mostra l’impossibilità di rappresentare un testo teatrale (l’arte non è capace di rappresentare la vita; gli attori sono maschere) e sviluppa il tema dell’incomunicabilità (impossibilità di far comprendere le proprie ragioni e di identificarsi con gli altri). Questa fase, rappresentata dai testi Sei personaggi in cerca d’autore (1921), Ciascuno a suo modo (1924), Questa sera si recita a soggetto (1930), si caratterizza anche per la totale rottura delle convenzioni sceniche: viene abbattuta la separazione fra personaggi e attori, fra scena e platea (gli attori entrano nella platea), fra attori e pubblico (vengono coinvolti gli spettatori nella storia rappresentata). Viene inoltre eliminato il principio di verosimiglianza, tipico del teatro, svelando deliberatamente i meccanismi scenici (palcoscenico spoglio, viene rappresentato un testo teatrale). Collegata a questa fase è anche la tragedia Enrico IV (1921), in cui Pirandello riprende gli aspetti tipici della tragedia ottocentesca (“personaggi elevati”, tre unità, “ambientazione storica”) sviluppando però i temi a lui cari dell’estraneità al presente, della follia (è la società che determina la distinzione tra le due condizioni), della distinzione tra illusione e realtà (che è indefinibile).
  4. Teatro dei Miti (1926-1936): Nell’ultimo decennio di vita Pirandello scrive alcune opere (una delle quali, I giganti della montagna, interrotta dalla morte), in cui vengono rifiutati alcuni aspetti caratterizzanti la sua precedente produzione (personaggi umoristici o dolenti, storie paradossali, cerebralismo, critica e dubbio radicali) e proposti valori universali positivi (maternità, religione, natura, arte…). Le opere di questo gruppo hanno trame favolose e sono ambientate in un mondo popolare fantastico e primitivo, mosso da passioni assolute ed esemplari. I testi sono variamente interpretati dalla critica.

Consigli per collegamenti e domande all'orale su Luigi Pirandello

La vastità e la profondità della poetica di Pirandello possono dare davvero infinite possibilità per un orale figo. Vi diamo anche qui alcuni suggerimenti per collegamenti interdisciplinari e possibili domande.

Collegamenti interdisciplinari

  • Italiano:
  • Italo Svevo: Il tema dell'inetto, della crisi dell'identità e della psicoanalisi (Freud). Entrambi autori moderni che analizzano l'interiorità umana.
  • Gabriele D'Annunzio: Il contrasto tra il superomismo dannunziano e la figura dell'inetto pirandelliano. Due risposte diverse alla crisi del '900.
  • Giovanni Verga: Sebbene Verga sia stato un punto di partenza per Pirandello (il Verismo), è fondamentale evidenziare il superamento da parte di Pirandello della concezione positivista e oggettiva di Verga, a favore di una visione più relativistica e soggettiva della realtà. Il passaggio dalla "fiumana del progresso" alla crisi dell'individuo.
  • Decadentismo: I temi della crisi dell'IO, della fragilità della personalità, del senso di smarrimento e dell'incomunicabilità.
  • Poeti crepuscolari (es. Gozzano): L'ironia, il disincanto, la critica alla borghesia e il rifugio nel quotidiano, pur con un tono molto diverso.
  • Futurismo: Il rapporto con l'avanguardia. Pirandello, pur criticando la modernità, riconosce l'energia del cambiamento.
  • Filosofia:
  • Friedrich Nietzsche: Il concetto di "maschera", la critica alla morale tradizionale, la volontà di potenza (anche se in Pirandello l'individuo è debole). La visione della vita come "flusso" può richiamare il divenire eracliteo o la filosofia della vita di Bergson.
  • Henri Bergson: La distinzione tra tempo della scienza (lineare) e tempo della coscienza (durata, flusso vitale). Il concetto di "slancio vitale" e la contrapposizione tra vita e forma.
  • Arthur Schopenhauer: Il velo di Maya, l'illusorietà della realtà, la vita come dolore e la fuga da essa.
  • Sigmund Freud (Psicoanalisi): L'importanza dell'inconscio, i meccanismi di difesa, la repressione e le nevrosi. Il rapporto tra realtà e sogno, conscio e inconscio.
  • Relativismo e Scetticismo: Pirandello come esponente di una visione relativistica della verità e della realtà.
  • Storia:
  • Crisi di fine '800 e primo '900: Il contesto storico-sociale in cui si sviluppa la poetica pirandelliana: le illusioni del Positivismo, la nascita della società di massa, la Prima Guerra Mondiale, l'avvento dei totalitarismi (il suo rapporto con il Fascismo).
  • Società borghese: La critica di Pirandello alla borghesia, ai suoi valori, alle sue convenzioni e all'ipocrisia che la caratterizza. Il ruolo della famiglia e del lavoro.
  • La Grande Guerra: L'impatto psicologico e sociale del conflitto sugli individui e sulla percezione della realtà.
  • Storia dell'Arte:
  • Cubismo: La scomposizione della realtà in molteplici punti di vista, la frammentazione dell'identità (collegamento con "Uno, Nessuno, Centomila").
  • Espressionismo: La deformazione della realtà per esprimere l'angoscia interiore e la visione soggettiva del mondo. Il teatro espressionista e la sua critica alla società.
  • Surrealismo: La valorizzazione dell'inconscio, del sogno, del non-senso, che si ritrova in parte in Pirandello, specialmente nelle fasi più avanzate.
  • Metafisica (De Chirico): Il senso di mistero, di straniamento, le atmosfere sospese e la crisi della razionalità.
  • Scienze Umane/Psicologia:
  • Concetto di "Maschera" e "Persona": Approfondimento psicologico delle dinamiche individuali e sociali dietro l'idea di maschera.
  • Alienazione: Il senso di estraneità dell'individuo rispetto a se stesso, al lavoro, alla società.

Possibili domande all'orale

  1. Come si articola la poetica di Pirandello e quali sono i suoi temi centrali?
  2. Spiega la differenza tra comicità e umorismo, fornendo esempi dalle opere pirandelliane.
  3. Qual è il significato della "maschera" e della "forma" nella visione di Pirandello? Come si manifestano nelle sue opere?
  4. Analizza il concetto di relativismo nella produzione pirandelliana.
  5. Discuti il tema della crisi dell'identità in "Il Fu Mattia Pascal" o "Uno, Nessuno, Centomila".
  6. Quali sono le caratteristiche principali del "Teatro del Grottesco" e del "Teatro nel Teatro"? Fai riferimento a un'opera specifica.
  7. Come si manifesta la critica di Pirandello alla società borghese e al progresso?
  8. Qual è il rapporto di Pirandello con il Verismo di Verga? In che modo Pirandello lo supera o lo rielabora?
  9. Analizza la figura dell'inetto nella produzione di Pirandello e confrontala con figure simili in altri autori.
  10. Il rapporto tra realtà e finzione, illusione e verità nel teatro pirandelliano.


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