Lotto, boicotto, sciopero: il corteo transfemminista per l'8 marzo

Tutte le ragioni dietro la manifestazione di oggi a Roma, organizzata dal collettivo femminista Non Una di Meno.

Oggi è l’8 marzo e a Roma si è svolto, in occasione della Giornata Internazionale della Donna, lo “sciopero transfemminista contro la guerra e il governo Meloni”. Organizzata dal collettivo «Non Una di Meno» la protesta ha visto un corteo di oltre 20 mila persone partire da Piazza Vittorio Emanuele e arrivare fino al Circo Massimo, passando per i punti cruciali della Capitale come Piazza del Colosseo e Viale Aventino.

Lotto, Boicotto, Sciopero…

L’essenza della manifestazione emerge soprattutto dallo slogan “Lotto, boicotto, sciopero”. Questa semplice frase, presente in tutte le pubblicità dell’evento, rappresenta la chiave per comprendere il perché di questa mobilitazione. Non Una di Meno, nei post introduttivi all’evento, ha spiegato quali sono gli obiettivi politici che vogliono realizzare.

Il primo cambiamento che viene considerato necessario è la distruzione dell’assetto patriarcale che governa la società attuale. Un esempio riconoscibile di questa disparità è la minore occupazione femminile, soprattutto in Italia rispetto al resto di Europa.

Nel nostro Paese solo il 56% delle donne italiane lavora, a fronte di una media UE del 70%

La situazione è critica nel Sud Italia, dove il tasso di occupazione femminile scende sotto il 40%: meno di una donna su due attiva nel mondo del lavoro (Fonte: Non Una di Meno).

Un altro divario da appianare è quello pensionistico: in media, le pensionate ricevono il 33% in meno dei pensionati. Per il collettivo è necessaria anche una maggiore presenza femminile nelle materie ad alta specializzazione scientifica e tecnologia, come le cosiddette discipline STEM.


…Contro la guerra…

Ma lo sciopero vuole anche criticare aspramente la corsa alle armi e i conflitti che governano l’attualità. Non Una di Meno riconosce «un’escalation bellica esponenziale» nella situazione palestinese, con la guerra che dilaga in tutto il Medio Oriente dal genocidio a Gaza.

Per il collettivo, «la guerra regola il sistema economico per garantire profitti e potere facendo pagare i costi in termini di vite e povertà alla maggioranza della popolazione, sfruttata e divisa».
«Essa sostiene ed è sostenuta da governi autoritari, da politiche nazionaliste e fondamentalismi.

E se lo scopo dei conflitti è il denaro, sono proprio le spese militari ad essere un problema centrale della politica odierna. Il corteo punta il dito sui 32 miliardi di euro spesi nel 2025 dallo Stato, di cui 13 miliardi nelle sole armi.

…E contro il Governo Meloni

L’ultimo fondamentale avversario dello sciopero è il Governo Meloni. Sono diverse le critiche al Consiglio dei Ministri attuale, oltre all’aumento delle spese belliche.

Al centro del dibattito ci sono i tagli del welfare negli ultimi anni, che hanno colpito l’istruzione (quasi 3000 posti di lavoro in meno nella scuola), e la sanità (che è prevista scendere sotto il 6% del PIL nel 2027)(Fonte: Non Una di Meno).

La Presidente del Consiglio Meloni si è espressa su X durante la giornata di oggi: «I numeri parlano chiaro: l'occupazione femminile ha raggiunto il livello più alto di sempre, superando i dieci milioni di donne lavoratrici. Un risultato importante, ma sappiamo che molto resta da fare per una parità piena in ogni ambito». 
Ha proseguito: «Le donne non devono più scegliere tra carriera e vita privata. La parità significa assicurare a tutte le donne le condizioni per realizzarsi pienamente, senza sacrificare né il lavoro né la vita familiare» 
«Come Governo, il nostro impegno è garantire a ogni donna le opportunità per essere protagonista in ogni settore, senza ostacoli» (cit)
Anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha dedicato un discorso all’occasione: «Particolare attenzione va ancora risposta nel fronteggiare la piaga vergognosa e inaccettabile della violenza contro le donne. Ogni femminicidio, ogni discriminazione, ogni maltrattamento, sono un'aggressione all'intera società. Occorre continuare con l'opera di repressione e di prevenzione».
«Contemporaneamente bisogna proseguire con un'azione educativa, a partire dalle generazioni più giovani, che promuova una cultura di effettiva parità sradicando stereotipi, pregiudizi e abitudini consolidate. C'è bisogno, in questa grande battaglia di civiltà, del contributo di tutti, donne e uomini, che devono trasmettere una cultura del rispetto e lo sdegno per parole e azioni discriminatorie e violente».
«Alle donne che lottano per vedersi riconosciuti i più elementari diritti, dalla salute, alla libertà, all'istruzione. Facciamo nostro il loro dolore, ascoltiamo la loro voce. Il mondo sarà migliore con il forte protagonismo della saggezza e dell'equilibrio delle donne. Buon 8 marzo».

Ma come è nato l’8 marzo?

Non una festa, ma una ricorrenza (come la Giornata della Memoria). La Giornata Internazionale della Donna si commemora ogni 8 marzo in onore, probabilmente, di una tragedia avvenuta alla fabbrica Triangle di New York nel 1911. Il 25 marzo di quell’anno infatti, un rogo uccise 123 donne e 23 uomini

Dopo essere stata negli anni successivi adottata da sempre più nazioni, la giornata venne poi ufficializzata universalmente nel 1977 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, con l’obiettivo di fare in modo che le donne diventassero, a tutti gli effetti, parte integrante della vita sociale e civile.

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