Come ci si prepara e si effettua un salvataggio in mare, il caso di Life Support di Emergency
Esercitazioni, riunioni, primo soccorso e accoglienza. Tutto quello che non si vede e che c'è da sapere sul lavoro delle ONG prima e dopo il salvataggio in mare.
Mi trovo sulla nave Life Support di Emergency, operativa sulla rotta del Mediterraneo Centrale dal dicembre del 2022. Ci siamo imbarcati, mercoledì 6 novembre, dal porto di Livorno. Era infatti quello il POS (il porto sicuro) che era stato assegnato come destinazione finale della precedente rotazione, la venticinquesima, che ha visto la Life Support protagonista dei due salvataggi nella zona SAR maltese, con 72 persone soccorse.
Life Support Emergency: che cosa sono le zone SAR?
Il Mediterraneo centrale è suddiviso in quattro zone SAR (aree di Ricerca e Soccorso in mare - Search and Rescue). Sono aree geografiche marittime, nelle quali un determinato Stato è responsabile delle operazioni di ricerca e soccorso. La loro creazione era stata pensata, nel 1979, per garantire un sistema globale tempestivo ed efficiente di coordinamento e assistenza delle persone in difficoltà in mare, nelle acque internazionali. Dalla costa, le prime 12 miglia nautiche sono acque territoriali, dove un preciso Stato esercita la sua piena sovranità; da questo punto in poi iniziano le acque internazionali, dove sono state istituite le zone SAR.
In questo momento, le acque internazionali del Mediterraneo Centrale sono suddivise in quattro zone SAR: italiana, maltese, libica e tunisina. L'Italia ha stabilito un Centro di Coordinamento del Soccorso Marittimo (MRCC), che coordina le operazioni di salvataggio. Malta ha una sua zona SAR più piccola e sovrapposta parzialmente a quella italiana e tunisina. Spesso, però, Malta non coordina le operazioni di ricerca e soccorso. La Libia ha dichiarato una sua zona SAR, dal 2017; mentre quella tunisina è stata formalmente riconosciuta a seguito del Memorandum con l’Italia del 2023. Le ong operano in acque internazionali, quindi nelle diverse zone SAR del Mediterraneo centrale.
Tutto quello che avviene prima

Dati quindi i lunghi giorni di navigazione prima di poter tornare sulla rotta del Mediterraneo Centrale, lo staff di Emergency si prepara, con un serrato programma giornaliero, alla prossima missione di ricerca e soccorso. Al mattino, durante il general meeting, a cui tutto lo staff partecipa, si monitora la situazione attuale del mare e si espone il programma della giornata. Dopo aver quindi visionato dove siano disposte le altre ong, e se vi siano asset aerei che controllano dall’alto eventuali barche in distress, in difficoltà, e la situazione attuale riguardo venti e correnti, si passa al programma della giornata. Per quasi tutti i giorni che stanno accompagnando il nostro arrivo in Sicilia, le giornate sono cadenzate da lezioni di teoria ed esercitazioni pratiche. Vi sono lezioni sul primo soccorso, su come usare la radio, stile walkie-talkie, che dev’essere sempre con noi e che ci permette di comunicare, sintonizzandoci su vari canali da tenere sempre a mente. I giornalisti sono parte attiva dello staff della nave: partecipano a tutti i turni di pulizia, sono obbligati a seguire le esercitazioni che prevedono la loro presenza e a seguire le lezioni come tutti gli altri membri.
Esercitazioni sulla nave, il caso Life Support Emergency
Una delle esercitazioni che abbiamo ripetuto più di una volta, in questi giorni di navigazione, è quella definita di “Reception”. Viene simulato il momento in cui le persone soccorse nel Rhib, (gommone), iniziano ad essere sbarcate sulla nave. Tutto avviene in poco tempo, quindi i ruoli e le posizioni da tenere devono essere chiare e precise. Come una piccola catena di montaggio, la persona soccorsa passa da un membro all’altro del team, per effettuare un primo triage, con il team medico. Dopo aver ottenuto un braccialetto e aver superato il controllo di sicurezza, che verifica non abbiano oggetti pericolosi con sé, i naufraghi che non hanno bisogno di un soccorso immediato vengono accompagnati al piano di sotto, nella cosiddetta zona “shelter”, rifugio, che sarà l’area in cui passeranno la maggior parte del loro tempo.
Le esercitazioni in mare
Tra le tante esercitazioni, vi è anche quella in mare aperto. Lo staff di Emergency e la crew della nave si allenano per affinare al meglio le operazioni di soccorso, tramite delle simulazioni di salvataggio. Dopo l’avviso comunicato tramite la radiolina, tutti i membri che dovranno salire sul Rhib si preparano per l’operazione: nel minor tempo possibile, indossano la corretta attrezzatura e si presentano sul ponte della nave. Anche i giornalisti che vogliono testimoniare l’intero soccorso, e che quindi andranno sul Rhib per documentare, devono partecipare alle esercitazioni.
A questo punto viene calato in acqua il primo Rhib, che sarà quello che si recherà subito al barchino in difficoltà. Nel frattempo, anche il secondo Rhib verrà calato in acqua, per raggiungerlo. Devono essere presenti entrambi, per assicurare una continua presenza vicino alle persone da soccorrere, che non verranno mai lasciate sole: durante il soccorso, un Rhib rimarrà sempre vicino, mentre l’altro inizierà a imbarcare persone per farle sbarcare sulla Life Support.
Tutte le esercitazioni vengono fatte per ogni rotazione, per ogni missione, sia di giorno e sia al buio. Ogni volta vengono simulati diversi scenari possibili, per vedere come rispondere ad ogni possibile situazione. L’allenamento continuo permette allo staff e alla crew di migliorarsi ogni volta, cercando di rendere una situazione, di per sé necessariamente instabile, più sicura possibile, tramite una procedura di salvataggio sempre più definita. Dopodiché bisogna essere pronti a tutto, sempre.
In questo momento, è iniziata la ventiseiesima missione della Life Support di Emergency, che sta per entrare nel cuore del mar Mediterraneo Centrale.
“Get ready for rescue”
Nella mattina di martedì 12 novembre, viene segnalato alla Life Support un barchino in difficoltà, nella zona SAR maltese. Mentre la nave di Emergency vi si stava dirigendo, tramite Sea-Bird, aereo di ricognizione di Sea-Watch, è stato testimoniato l’arrivo della cosiddetta guardia costiera libica sul posto, che ha intercettato i migranti, per riportarli in Libia. Nonostante non si fosse arrivati all’obiettivo, lo staff ha continuato le ricerche di ulteriori casi.
Alle ore 16:25, è stato lanciato il comando di preparazione al rescue. Dalla radio è stato annunciato: “All Emergency Staff; All Emergency Staff; All Emergency Staff; get ready for rescue; get ready for rescue; get ready for rescue.”
Durante l’attività di ricerca, dal ponte di comando, un membro della crew ha avvistato un barchino in distress, con il binocolo. Alle ore 16:30 la parte del gruppo di Emergency che doveva operare nel soccorso in acqua, si trovava sul ponte, con l’attrezzatura adatta per entrare in azione. È stato quindi fatto calare il primo Rhib, che subito si è recato dal barchino in difficoltà, per portare i salvagenti e informare i naufraghi che sarebbero stati soccorsi. Nel frattempo, anche il secondo Rhib è partito dalla nave per raggiungerli. Nell’arco di circa un’ora dall’avvistamento, lo staff di Emergency ha fatto sbarcare sulla nave 49 persone: con tre casi medici da controllare; sei donne e sei minori non accompagnati. Durante l’operazione di soccorso marittimo, dalla nave due componenti della squadra medica (una dottoressa e un’infermiera) mantenevano le comunicazioni via radio con l’infermiere imbarcato sul Rhib, in modo da poter efficientare al massimo il primo soccorso. I naufraghi erano partiti verso l’una di notte, da Al Zawiya, in Libia.
Il barchino in distress si trovava nelle acque della zona Sar maltese: era un barchino in vetroresina, con due motori, uno di questi completamente rotto, che stava imbarcando acqua. La principale nazionalità dei naufraghi è quella siriana; vi sono poi egiziani e bangladesi. «Dopo 50 km che eravamo partiti, il motore ha smesso di funzionare. Credevamo di non farcela. Quando vi abbiamo visto non potevamo credere ai nostri occhi. Eravamo troppo felici».
Life Support Emergency: Reception & Hospitality
L’area a bordo destinata ai migranti è l'area “shelter”, che come abbiamo già detto significa significa rifugio. Al loro arrivo, vengono dati loro alcuni kit di benvenuto: al loro interno, possono trovare una bottiglia d’acqua, una coperta, delle ciabatte, un cambio e uno spazzolino. Nel frattempo, il medico lavora dalla clinica, presente nella stessa area, e accoglie le persone che potrebbero aver bisogno di una visita più approfondita. Da questo momento fino allo sbarco nel porto sicuro, in questo caso il porto di Ancona, i migranti saranno costantemente supportati dallo staff di Emergency. Con diversi turni, viene assicurata la presenza continua dello staff, giorno e notte. Se non fossero di turno, almeno un mediatore culturale e un membro della squadra medica sono sempre reperibili e pronti a intervenire in caso di necessità. La giornata viene quindi scandita da orari precisi per i tre pasti e dalle attività del mattino e del pomeriggio. Vi sono quindi momenti di gioco per i bambini, lezioni di italiano e la visione di alcuni cartoni animati. Un momento particolarmente importante della loro permanenza è avvenuto due giorni dopo il soccorso, quando i mediatori culturali hanno spiegato come fare richiesta di protezione internazionale e i loro diritti nel paese ospitante, in questo caso l’Italia.Molti, però, non vogliono rimanere in Italia, ma raggiungere familiari e conoscenti verso il nord, spesso in Germania.
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