Catania, festa di Sant’Agata: la terza più importante al mondo
Oggi, 6 Febbraio, si sono conclusi i tre giorni di festa in onore della Santa Patrona di Catania, sant’Agata. Oggi non tesseremo un’agiografia, ma vi racconterò la terza festa religiosa…
Oggi, 6 Febbraio, si sono conclusi i tre giorni di festa in onore della Santa Patrona di Catania, sant’Agata. Oggi non tesseremo un’agiografia, ma vi racconterò la terza festa religiosa più importante al mondo – dopo la Settimana Santa di Siviglia e la Festa del Corpus Domini di Guzco in Perù – la festa di Sant’Agata a Catania, nonché mia citta natale.
Sant’Agata: brevi cenni agiografici

Agata nasce a Catania o – secondo alcune versioni a Palermo – tra il 229 e 235 d. C da famiglia catenese. Sui natali della Santa, infatti, i documenti narrativi relativi al martirio tacciono. Ma tre elementi potrebbero farci tendere verso la prima opzione:u
- nel documento, in versione latina, si sostiene che il martirio avviene a Catania;
- alla domanda di Quinziano (scopriremo fra poco chi è) risponde: «io non solo sono libera di nascita, ma provengo anche da nobile famiglia, come lo attesta tutta la mia parentela»;
- un documento di Papa Urbano II attesta i natali catanesi della santa.
Nel 250 d.C. il proconsole Quinziano con l’intento di far rispettare le leggi imperiali di Decio, mette in atto una feroce persecuzione contro i cristiani.
Agata fugge a Palermo ( altre ipotesi, invece, vogliono che la santa si sia rifugiata nel quartiere catanese di San Giovanni Galermo ) con la famiglia, ma il proconsole li scova e li obbliga a tornare in città. Una volta incrociato lo sguardo di Agata se ne invaghisce. Messo a conoscenza della sua consacrazione, la costringe ad abiurare la fede cristiana, ma la ragazza non cede. Così Quinziano la affida ad Afrodisia, una sacerdotessa, nel tentativo di “correggerla”. Niente da fare. Agata è, quindi, messa sotto processo e convocata al Palazzo Pretorio.
Le sofferenze che mi infliggerai saranno di breve durata, e non attendo altro che sperimentarle perché così come il grano non può essere conservato in granaio se prima il suo guscio non viene aspramente stritolato e ridotto in frantumi, allo stesso modo la mia anima non potrà entrare in paradiso se prima non farai minutamente dilaniare il mio corpo dai tuoi carnefici.
Secondo tradizione le parole pronunciate da Agata alle minacce di morte.
Da questo momento, per la giovane, iniziano le violenze, il carcere (visitabile a Catania) e le torture. Il culmine sicuramente è il taglio delle mammelle.
Empio, crudele e disumano tiranno. Non ti vergogni di strappare ad una donna quello che tu stesso succhiasti dalla madre tua?
Le parole di Sant’Agata dopo il taglio delle mammelle
Durante una delle prime notti di Febbraio del 251 d.C. riceve, secondo tradizione, visita da San Pietro che cura le sue ferite. Il 5 Febbraio viene sottoposta ai carboni ardenti e la notte stessa spira nella sua cella.
Sant’Agata e la leggenda legata all’eruzione dell’Etna
Sant’Agata diviene patrona della città di Catania un anno dopo la sua morte. Nel 252 d.C Catania vive una fortissima eruzione dell’Etna, ma la lava si ferma, miracolosamente, a trecento metri dal Duomo della città. La tradizione vuole che un velo – forse la tunica della stessa martire o, ancora, il tessuto usato per coprire la martire durante il supplizio dei carboni ardenti – esposto durante l’eruzione, abbia fermato la lava. Questo evento favorirà la canonizzazione di Agata.
Sant’Agata: le origini della festa
Ad oggi la festa di Sant’Agata, come già accennato, è la terza festa religiosa più importante e partecipata al mondo con circa un milione di persone che si riversano nella città siciliana tra il 3 e il 5 Febbraio di ogni anno. Ma come si è arrivato a tutto ciò?
Il 17 Agosto 1126 le reliquie tornano in città dopo essere state trafugate dal generale bizantino Giorgio Maniace un secolo prima. Si fa gran festa lungo le strade di Catania, i cittadini escono di casa in camicia da notte. La festa, grande,- ve lo assicuro- dura tutt’ora.
Nel 1376 si costruisce il busto reliquiario dove sono custoditi il torace e la testa della Santa. Ornato da gioielli e pietre preziose donate dai fedeli. All’estremità superiore si trova il volto della giovane patrona. Dal 1576, invece, le reliquie del corpo sono conservate in uno scrigno rettangolare ( ‘A Vara). Dal 1712 i giorni di festa da due divengono tre: dal 3 al 5 Febbraio con rientro in Cattedrale la mattina del 6. Durante la processione le reliquie vengono portate a spalla dai devoti e trascinate con dei cordoni in giro per la città.
Il sacco votivo: “semu tutti devoti tutti”

Semu tutti devoti tutti
Siamo tutti devoti tutti – gridano i devoti e i fedeli.
Come ogni festa religiosa che si rispetti, anche Sant’Agata viene accolta dai suoi devoti in sacco (‘U saccu). Ma vi chiederete:
Perchè il sacco bianco? Perchè il copricapo nero?
Le ipotesi più accreditate sono tre. Vediamole insieme. La prima si rifà agli indumenti indossati dai cittadini catanesi la notte del ritorno delle reliquie in città nel lontanissimo 1126. Tipico abito da notte bianco stretta in vita da un cordoncino e berretto da notte nero.
La seconda ipotesi si lega, invece, al valore simbolico dei colori del sacco votivo. Il bianco, simbolo universale di purezza, della veste e il nero del copricapo, invece, metafora di umiltà e penitenza
Con la Terza e ultima versione, invece, si vuole ricordare il “sak“, veste di stoffa ruvida usata dagli uomini di origina ebraica per auto castigarsi durante i periodi di lutto. Il copricapo nero, invece, ricorderebbe la cenere con cui ci si cospargeva il capo in segno di penitenza.
I 3 giorni di processione
Per facilitare la narrazione suddividerò questo paragrafo in tre sotto paragrafi.
3 Febbraio: l’offerta delle candele
Il 3 Febbraio è dedicato all’offerta della candele.
Tradizione vuole che il cero donato sia di peso o altezza equivalente a quello della persona che chiede la grazia.
Alla processione per la raccolta della cera partecipano le maggiori autorità religiose, civili e militari.
Vengono fatte sfilare, inoltre, due carrozze settecentesche appartenenti un tempo al Senato della Città e undici “candelore”. Grossi ceri rappresentativi di corporazioni professionali o mestieri. La prima giornata si chiude con uno magnifico spettacolo di fuochi pirotecnici in Piazza Duomo
4 Febbraio: il “giro” esterno
Il 4 Febbraio è la giornata più emozionante perchè rappresenta il primo incontro dei fedeli e devoti con la Santa Patrona. Tre chiavi servono per aprire il cancello di ferro dietro cui sono conservate le reliquie in Cattedrale: una custodita dal tesoriere, la seconda dal cerimoniere, la terza dal priore del capitolo della Cattedrale.
Quando la terza chiave toglie l’ultima mandata al cancello della cameretta in cui è custodito il Busto, e il sacello viene aperto, il viso sorridente e sereno di sant’Agata si affaccia dalla cameretta nel crescente tripudio dei fedeli impazienti di rivederla.
Luccicante di oro e di gemme preziose, il busto di sant’Agata viene issato sul fercolo d’argento rinascimentale, foderato di velluto rosso, il colore del sangue del martirio, ma anche il colore dei re. Prima di lasciare la cattedrale per la tradizionale processione lungo le vie della città, Catania dà il benvenuto alla sua patrona con una messa solenne, celebrata dall’arcivescovo. Tra i fragori degli spari a festa, il fercolo viene caricato del prezioso scrigno con le reliquie e portato in processione per la città.
Sito del Comune di Catania
Il “giro” esterno ossia la processione di giorno quattro ripercorre i luoghi simbolici per la vita e il martirio di Agata. Essi sono
Percorsi in fretta, senza soste, quasi a evitare alla santa il rinnovarsi del triste ricordo. Una sosta viene fatta anche alla “ marina ” da cui i catanesi, addolorati e inermi, videro partire le reliquie della santa per Costantinopoli.
Poi una sosta alla colonna della peste, che ricorda il miracolo compiuto da sant’Agata nel 1743, quando la città fu risparmiata dall’epidemia. I “cittadini ” guidano il fercolo tra la folla che si accalca lungo le strade e nelle piazze.
In quattromila o cinquemila trainano la pesante macchina. Tutti rigorosamente indossano il sacco votivo e a piccoli passi tra la folla trascinano il fercolo che, vuoto, pesa 17 quintali, ma, appesantito di Scrigno, Busto e carico di cera, può pesare fino a 30 quintali. A ritmo cadenzato gridano: “ cittadini, viva sant’Agata ”, un’osanna che significa anche: “ sant’Agata è viva ” in mezzo alla folla. Il “giro ” si conclude a notte fonda quando il fercolo ritorna in cattedrale.
Sito del Comune di Catania
5 Febbraio: il “giro” interno

Sul fercolo del 5 Febbraio ai garofani rossi si sostituiscono quelli bianchi, simbolo di purezza. In Cattedrale viene celebrato, nella tarda mattinata, il pontificale e nel tardo pomeriggio Agata intraprende il “giro” interno.
AI tramonto ha inizio la seconda parte della processione che si snoda per le vie del centro di Catania, attraversando anche il “ Borgo ”, il quartiere che accolse i profughi da Misterbianco dopo l’eruzione del 1669.
Il momento più atteso è il passaggio per la via di San Giuliano, che per la pendenza è il punto più pericoloso di tutta la processione. Esso rappresenta una prova di coraggio per i cittadini , ma è interpretato anche – a seconda di come viene superato l’ “ostacolo” – come un segno celeste di buono o cattivo auspicio per l’intero anno.
Sito del Comune di Catania
La processione prosegue per tutta la notte, fino all’alba del 6 Febbraio. Momento in cui il busto si ferma di fronte al cancello del convento di clausura in Via Crociferi. Qui le suore intonano un canto gregoriano. Cala il silenzio in un’atmosfera mistica. Le reliquie, dopo questa sosta, fanno ritorno in cattedrale.
La festa di Sant’Agata e la gastronomia tipica

Durante la festa, il centro di Catania pullula di angoli street food che offrono leccornie agatine. Non esista festa senza quella per la pancia.
Da sgranocchiare – in realtà tutto l’anno – si trovano la frutta secca, la calia (ceci tostati) e la simenza (semi di zucca essiccati) e arachidi.
Tipicamente agatine sono, invece, le olivette, pasta di mandorla zuccherata che assume la forma di un’oliva verde. Questo dolce di lega ad una leggenda. Inseguita dagli uomini di Quinziano, Agata trova un nascondiglio dietro un ulivo apparso proprio nel momento in cui, nella corsa, si ferma ad allacciarsi le scarpe.
Non è festa senza le “minnuzze di Sant’Agata“. Cassatelle alla ricotta a forma di seni. Che ricordano la tortura del taglio delle mammelle.
E che fai ti privi del Torrone di Sant’Agata? Pasta reale, frutta secca e canditi. Leggero no?
La festa di Sant’Agata: vi racconto l’atmosfera con i miei occhi
Catania dal 3 al 6 Febbraio si ferma – o meglio si muove, fermenta– in funzione della Festa di Sant’Agata. Migliaia di persone in sacco bianco, e non, si riversano lungo le strade.
Così tante che si fatica a respirare. Letteralmente. I cittadini e le cittadine lo sanno e arrivano in centro ore prima dei momenti cruciali per guadagnarsi una porzione di ossigeno. L’inizio del giro esterno di giorno 4, ad esempio, è preceduto dalla celebre messa dell’Aurora celebrata in Cattedrale verso le 6 del mattino. I fedeli, però, li trovi lì, instancabili, anche dall’una di notte.
Ricordo da piccola – ed è una delle memorie che mi emoziona di più – un manto bianco che grida e agita i fazzoletti bianchi al passaggio del busto reliquiario
Semu tutti devoti tutti. Cittadini evviva Sant’Agata.
Si Lei che condensa l’orgoglio dei catanesi – credenti e non – ci si rivolge come se fosse in vita.
Sei appena arrivato in centro e non sai a che punto della processione si è? Fermi una tua concittadina e le chiedi:
Unni è ghiunta ‘a Santa?
Dove è giunta la Santa?
O semplicemente: – unni è ghiunta? – perchè ,in ogni caso, lo sapete entrambi che vi state riferendo alla stessa persona.
Vedere Sant’Agata dopo un anno – per i catanesi – è vedere un’amica dopo un anno. E’ corrergli incontro in aeroporto.
Per Lei non c’è fatica che tenga: tiro dei cordoni, ceri sulle spalle. urla di devozione in due giorni e mezzo di processione per accompagnarla ogni anno tra i suoi concittadini.
Le feste popolari – si sa – sono rumorose, ma c’è un momento in cui sembra di essere atterrati in un mondo parallelo: il canto delle suore di clausura in Via Crociferi prima del rientro definitivo in Cattedrale. Lì, in quel momento, scende un silenzio spontaneo, coordinato e assoluto. E nell’aria si spande solo il canto gregoriano. Attimi gentili, misurati e suggestivi.
Attimi in cui mi piace pensare ad Agata come una donna che ha detto di no. E ha pagato con il martirio il bisogno di autodeterminarsi. Perchè Sant’Agata non è solo religiosamente pura e vergine. Ma è una ragazza che ha pagato il voler scegliere, con la vita, sul proprio corpo e la propria anima. E ritrovo in quella violenza la stessa matrice attuale: il sistema patriarcale. Ed abbiamo il dovere, per tale motivo, di percepire nella storia il nostro presente.
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