It’s time to be real, for real? | Cosa vuol dire essere ‘RAW’?
L’ascesa del nuovo anti-trend "Raw" sui social media. Il punto di vista di Leonie Felicia sui retroscena della condivisione social, in un viaggio in bilico tra autenticità e paradossi, con la Gen Z in prima linea.
Intro
Siamo abituati a sentirci dire che i social media sono il nemico numero uno del nostro equilibrio mentale, specialmente per i giovani. Exploit di dopamina, FOMO, Dismorfofobia & Company le lasciamo da parte, questa volta. Li conosciamo fin troppo bene. Ti sorprenderà forse scoprire che i social possono anche avere effetti positivi? No? Poco male, perché oggi ti portiamo qualcosa che non ti aspetti: il concetto del ‘Raw’. Sotto certi punti di vista, la realtà sui social media è più limpida di quanto sembri.
Partiamo da questo presupposto. Ogni ambiente ha le sue regole: la scuola, la banca, persino la chat di gruppo in cui condividi meme discutibili. E i social? Da anni, hanno propagandato la perfezione come biglietto da visita. E ammettiamolo: quante volte hai selezionato la "settima foto" perché sembrava la più "genuina"? Ironico, vero? Eppure, cerchiamo sempre quel delicato equilibrio tra il mostrarci per come siamo e l’aderire ai canoni. Ecco dove si colloca il concetto di "raw", ovviamente intriso di plurime sfaccettature.

Un po’ di contesto: l’ascesa del Raw tra paradossi e perfezione
Facciamo quindi un passo avanti. Qualcosa sembra essere cambiato. Noi siamo cambiati. Vogliamo essere visti, ma senza strafare. Vogliamo essere autentici, ma nei limiti di ciò che è collettivamente accettabile. Vogliamo sfidare l’opinione pubblica, ma solo se ne vale la pena – no, tranquilli, non stiamo parlando della frecciatina per gli ex. Siamo una generazione (la Generazione Z) che ha iniziato a stufarsi di tutto quello che ci è stato propinato sotto forma di “Abbiamo sempre fatto così!”. E come risultato, siamo diventati più ‘sofisticati’ e abbiamo affinato il nostro modo di utilizzare quello che più ci appartiene: l’uso dei social. Infatti, 1 creator su 3 è gen Z. Ricerchiamo un costante equilibrio tra l’essere e l’apparire, spesso e volentieri in maniera del tutto inconscia – senza neanche aver visto ‘Persona’ di Bergman, ma forse avendo ascoltato l’album di Marracash.
Quale occasione migliore per parlare di un tema tanto ampio, se non attraverso gli occhi chi questa realtà la vive davvero? E no, questa volta non abbiamo cercato il solito "esperto" con gli occhiali e l’aria saccente. Niente contro, sia chiaro! No, stavolta vi presentiamo Leonie ‘Felicia’ Buechegger: una giovane donna di 21 anni che viaggia da sola da quando ne aveva 18. Fa scatti mozzafiato (non scherziamo, tutte le foto di questo articolo sono state fatte da lei) e condivide le sue passioni sui social, senza preoccuparsi di accontentare nessuno — se non forse il suo bambino interiore.
Uno dei volti “Raw” che piace alla Gen Z
Leonie riflette su questa dualità con un approccio disarmante.
«Il motivo per cui entro in contatto con le persone ha a che fare con il motivo per cui sto facendo social media. Ho viaggiato per tre anni e ho iniziato a lavorare sui social media nel dicembre del 2022. Per me, il mondo online offre enormi possibilità. Ci sono tante cose buone su internet, anche se, ovviamente, ci sono anche aspetti negativi. Si tratta di trovare un equilibrio tra i due. Ma la cosa più preziosa, secondo me, è riuscire a prendere ciò che trovi di positivo online e portarlo nel mondo reale».
«Mi spiego meglio. Le cose positive, o parte di esse sono per me gli esseri umani. Mi piace tanto incontrare persone, far parte di un ampio network, fare cose nuove e avere interazioni così, anche casual. Trovo che siano un fattore importante nel mio percorso di crescita. Per me ogni nuovo ‘fellow’ è così interessante e, inoltre, ha una storia unica dietro. Banalmente ci sono persone che mi dicono: “Oh mio Dio, sto prendendo la mia bicicletta e sto cantando sulla pista ciclabile, grazie Leonie”. O persone che scrivono: “Sì, sono cresciuta in cinque paesi diversi. Quindi se ti serve qualcosa qui, fammelo sapere».
E io penso: «Posso imparare così tanto dagli altri e faccio il tifo per quello che fanno. È iniziato questo ciclo di persone che vogliono contattarmi perché credo che sentano qualcosa che fa pensare: “Penso che potremmo bere un tè e andare d'accordo”. E poi mi ripeto: sono così fortunata perché ricevo così tanti messaggi di persone incredibili e fantastiche, e lo stesso vale per il viaggio vero e proprio, se vogliamo collegarci a questo».

Essere Raw: un nuovo paradigma
Essere "raw" non significa abbandonare del tutto la cura dell'immagine che si proietta, ma reinterpretarla tramite la lente della propria visione del mondo. Pensiamoci un’attimo. La tecnologia, è ormai al centro dei nostri processi decisionali. E sì, è altrettanto vero che in tutte le epoche le generazioni più giovani hanno sempre cercato di plasmare la realtà che li circonda. Eppure, i ragazzi e le ragazze dell’attuale Gen Z lo stanno facendo con una rapidità e una incisività mai vista prima, resa possibile sia da azioni individuali che collettive, esercitate in particolar modo attraverso il “comportamento digitale”.
La superficialità è ben gradita – se necessaria. Ci piace anche l’aria di mistero che adorna certi contenuti. Ci piace persino “to relate” verso chi consideriamo simile a noi. Ma abbiamo anche sviluppato un fiuto per quello che a noi sembra essere "fuffa". Lo si sente da chilometri di distanza e in meno di un frangente di secondo (un grazie anche ai finti Guru di Dubai finalmente lo dobbiamo, ndr). Ma cosa significa davvero questa nuova visione dove si apprezza una realtà più ‘raw’? E soprattutto, dove ci sta portando?
Quindi, cosa significa essere 'raw'?
Essere "raw" non significa rifiutare ogni filtro o cura dell'immagine. È una forma di autenticità consapevole. Mostriamo ciò che siamo, ma lo facciamo a modo nostro e quando lo vogliamo. La "rawness" è una scelta attiva: selezioniamo cosa condividere non per conformarci, ma per esprimere chi siamo davvero. È il contrario dell'apparenza artefatta, un equilibrio tra realtà e percezione, tra essere autentici e navigare in un mondo che sappiamo che, silenziosamente, osserva.
«In ogni caso, – si racconta Leonie - tutto ciò che condivido è deciso da me, che mi sento a mio agio nel condividerlo indipendentemente da ciò che la gente ne farà. Se si tratta di qualcosa di estremamente personale per me, semplicemente non lo condivido. Per me è una linea e una sensazione molto chiara e so esattamente se una cosa è qualcosa che voglio dare a me stessa, oppure no».
«Quando inizi a condividere le tue esperienze online, inevitabilmente ti apri e diventi parzialmente vulnerabile. Apri la porta all'opinione degli altri, ed è davvero un'arma a doppio taglio. Alcune persone diranno: 'Wow, è fantastica perché è spontanea' mentre altre penseranno: 'È completamente pazza.' Ma, a un certo punto, devi lasciar andare il controllo." Come se nella vita non accadessero cose del genere. E in quell'istante, è come se rinunciassi definitivamente: è proprio il punto preciso in cui rinuncio al controllo. Se lo faccio, posso accettare sia i feedback positivi, sia quelli negativi. Non sto cercando di accontentare nessuno».
«Mi prendo la responsabilità di dire: “Ok, se pubblico questo post, cosa voglio condividere e qual è il mio scopo nel condividere questo post?” “Perché lo faccio?” Qual è il mio obiettivo?" Per me, si tratta di connessione umana, di incontrare nuove persone e di essere avvolta nel flow delle cose. So che a volte susciterà delle polemiche, per alcune norme sociali. Soprattutto se pubblico qualcosa come donna, sai?
Raw: state of Mind
Se volete ci fermiamo un attimo, perché ora c’è un elefante nella stanza. Ecco a voi il punto centrale: nel mondo ‘raw’, non devi sempre piacere. Non devi sempre spiegarti. E se scegli di farlo, è sempre tramite la tua lente – sempre se sei a tuo agio con i voiceover o con lo storytelling. Puoi vivere la tua realtà social senza dover per forza ricevere apprezzamento. Essere senza dover apparire. Semplicemente, vivi e ti limiti a portare la tua presenza nel mondo, che sia essa passiva, attiva o… entrambe.
Se questa dichiarazione d’intenti fosse pronunciata ad alta voce, sul labiale potremmo intravedere le sillabe di una frase come "questa volta si fa a modo mio", in un progressivo rifiuto collettivo di una società che ha imposto standard irraggiungibili. È proprio qui il cuore del trend/anti-trend "Raw": esporre la propria realtà senza filtri, abbracciando l'imperfezione che ne deriva. Nel mondo 'raw', sei libero di esistere senza la costante pressione del giudizio altrui, che a costo dei primi burnout sociali, lotta contro l’imposizione del "perfetto a tutti i costi”.
Le storie a cui ora siamo legati, sono storie crude. Reali. Autentiche. Ispirazionali. Genuine. Vere.- Abbiamo reso l’idea, vero? Maybe it’s time to be real, for real?

La tecnologia e la Gen Z: Un legame digitale
Sembra contraddittorio, ma il punto non è essere sempre genuini, quanto esserlo, se, e quando ne sentiamo la necessità. La verità è che la nostra generazione è un insieme di contraddizioni. E ad oggi, rappresentiamo circa il 32% dei consumatori a livello globale. Siamo la generazione più numerosa, nonché la più multietnica dell’intero Pianeta. Dunque è normale che ci sia un po’ di caos, non trovate? La tecnologia è al centro dei nostri processi decisionali e, secondo un ricercatore sociale, Anthony Turner, questa generazione ha un "legame digitale con la rete”.
E questo legame si riflette in una serie di paradossi. Leonie, ad esempio, sa che condividere aspetti della propria vita sui social media la espone all'opinione pubblica, sia positiva che negativa. È selettiva e intenzionale, ma è anche accessibile e casuale. Sceglie di condividere solo ciò che la fa sentire a proprio agio, accettando anche la possibilità di essere criticata. La sua vulnerabilità non è un segno di debolezza, ma una scelta consapevole, così come i suoi momenti di spontaneità e di gioia.
Non è che improvvisamente siamo tutti genuini, sia chiaro. Il mondo, sebbene la “cultura dei like” e delle "views" influenzi ancora il modo di consumare, e approvare o meno un contenuto, vede il "raw" aprire una breccia nel muro della perfezione di plastica.
Leonie sui retroscena della condivisione
«Ad esempio, se pubblico un post in cui viaggio con due ragazzi, so che qualcuno dirà: "Ha fatto questo viaggio solo perché è andata a letto con loro”, ma questo è proprio un tipo di preconcetto che voglio sfidare. A volte mi piace evocare questo tipo di reazioni perché sono così .. stupide. So che, postando certe cose, riceverò feedback diversi rispetto a quelli di un post convenzionale. Ecco perché dico: "Faccio quello che voglio." Non bado troppo ai commenti; la gente può odiare quanto vuole. Mi chiedo sempre: "Sto bene con quello che sto condividendo?" Se la risposta è sì, allora mi va bene se le persone non sono d'accordo o mi criticano. In caso contrario, se qualcosa è troppo personale, non la condivido affatto. Traccio una linea molto chiara tra ciò che scelgo di tenere per me e ciò che sono disposta a condividere con il mondo. La mia immagine online è solo una parte di me. Se un giorno dovessi sentire il bisogno di fermarmi e fare qualcos'altro, lo farò senza esitazione. Il mio profilo non riguarda solo il viaggio, riguarda me. Se cambio, il mio profilo cambierà con me. Non permetterò mai ai social media, ai magazine di dettare chi sono o cosa faccio. È importante fare le proprie regole».
«Voglio ispirare le persone, ma non solo a viaggiare. Voglio che trovino la loro passione, qualunque essa sia. Forse è diventare dottori, o finalmente completare un progetto artistico, o anche trasferirsi in una nuova città. La chiave è seguire ciò che risuona davvero dentro di te. Ciò che conta è seguire la propria strada, indipendentemente da ciò che gli altri pensano. Io vivo il presente. Se domani decido di cambiare direzione, va bene così. Non mi preoccupo di quello che gli altri ora si aspettano da me. Sono fortunata ad avere persone incredibili che mi seguono e che condividono le loro storie con me. Ogni persona ha qualcosa da insegnarmi e da cui imparare. Questo è ciò che rende tutto così speciale: non si tratta solo di me, ma della connessione umana che anche il digitale può creare».
Dati alla Mano - La realtà del Raw
I numeri sono sempre piuttosto eloquenti. A partire dal 2024, il 62,3% della popolazione mondiale fa uso dei social media. È un incremento dell'8%, anno dopo anno, che non sembra volersi fermare. Ma come possiamo collegare questi numeri alla nostra realtà? In un sondaggio del 2021 effettuato da ThePullAgency, il 71% della Gen Z ha detto che preferirebbe "sentirsi sempre bene" piuttosto che "avere sempre un bell'aspetto". E la generazione che vorrebbe di più "avere sempre un bell'aspetto"?
Non ve lo diremo, perché non siamo qui per fare paragoni.
Se la Gen Z sta cambiando persino le regole del mercato, non è per fare un favore agli algoritmi, ma per farlo a se stessa. In merito citiamo il lavoro di Alessandro Donetti, docente presso il POLIMI Graduate School of Management, con alle spalle oltre 3 decenni di esperienza come advisor di brand globali.
Nel suo articolo, pubblicato su Forbes nel 2023, egli ci spiega come i Creatori digitali (di tutte le età) abbiano a cuore desideri più importanti che riescono a soddisfare attraverso la loro attività creativa. Le percentuali maggiori sono state, l’espressione di sé (49%), il divertimento (46%), la passione (42%) e la sfida (32%). Mentre il “fare soldi” ha raccolto solo il 29% di risposte. Nel caso dei Creator appartenenti alla Gen Z, l’ordine di importanza presenta una sola differenza rispetto all’intera popolazione di creatori: il primo desiderio è infatti il divertimento mentre il secondo è rappresentato dall’espressione di sé.

Quindi, Raw o No?
Un autentico ritorno alla realtà? Non è detto. La linea tra il vero sé e quello performativo è talmente sottile da essere, a volte, inesistente. Se il rischio di cadere nella trappola del "raw performativo" è presente, è altrettanto impossibile non notarne i meriti. Il Raw sta portando in superficie il bisogno di un confronto più sincero con la nostra realtà, che semplicemente deve essere mediata tramite la nostra lente per poter essere presentata al mondo.
A primo avviso sembrerebbe una prima quiete dopo la tempesta – ripetiamo, a costo dei primi burnout social – lotta contro tantissimi schemi pre-concettuali. Dal “follow-up” alla pagina che ti piace davvero, alla storia che pubblichi sugli amici verdi che va oltre le citazioni prefabbricate da 140 caratteri e offre un vero punto di vista. Lo senti anche tu? Avviene persino con i like, e in quel caso, anche qualche consiglio non richiesto può sempre essere utile per il futuro, se presentato in una forma corretta.
Per rispondere alla domanda iniziale
Sì, people! I social possono anche portare effetti positivi sul benessere mentale. Lo hanno dimostrato anche ad Harvard. Uno studio ha rilevato che anche l'uso abituale dei social media può avere effetti positivi sulla salute mentale, come un maggiore benessere sociale. Sempre – e ovviamente – se usato in modo consapevole. La dipendenza emotiva dai social media, come la paura di perdere qualcosa, è correlata a risultati negativi. L'impatto varia a seconda delle fasce demografiche. Ma quello che si evince è che gli utenti più giovani e più istruiti vedono spesso maggiori benefici, mentre gli individui più anziani e meno istruiti possono subire maggiori danni. Non è neanche un caso che 1 gen Z su 2 vuole frequentare l’università e crede nell’istruzione. I danni, d’altro canto, vengono associati a un'età più avanzata, a una minore istruzione e al far parte di una minoranza razziale. Lo studio suggerisce che il modo in cui le persone utilizzano i social media influenza la salute mentale più della quantità di utilizzo.
Già verso la fine del 2018, le persone hanno iniziato a notare questo cambiamento e all'improvviso siti web, feed di Medium e LinkedIn erano stracolmi di articoli che proclamano la morte dell’aestethic di Instagram. Quindi, concretamente parlando, usa quello che hai e fa ciò che meglio puoi per poter stare a tuo agio con la realtà che ti circonda, che sia essa social o fisica. Confucio direbbe: “lavora con ciò che ami e non lavorerai mai un giorno nella tua vita”. Il raw alla fine è solo un mezzo per dirci che l'autenticità non sta tanto nell'abbandonare la scena, ma nel prendere il controllo del tuo palcoscenico, nel decidere come e quando metterti in gioco.
Un sentito grazie alla protagonista di questo scritto, Leonie, che con il suo contributo prezioso ci ha permesso di arricchire questa discussione con la sua prospettiva ispiratrice. E per voi, lettori cosa significa essere autentici in un mondo digitale?
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