Il caso Yara: oltre ogni ragionevole dubbio spacca i social

Dopo il film Yara (2021), Netflix ritorna ad occuparsi, attraverso dialoghi e conversazioni inedite, di uno dei casi di cronaca nera più discussi degli ultimi anni, che ha, fin dal…

Dopo il film Yara (2021), Netflix ritorna ad occuparsi, attraverso dialoghi e conversazioni inedite, di uno dei casi di cronaca nera più discussi degli ultimi anni, che ha, fin dal 2010 prima, e nel 2014 poi, diviso l’opinione pubblica.

Bossetti è in realtà innocente?

È questa la domanda a cui si cerca di dare una risposta nei cinque episodi totali che compongono la serie, da circa cinquanta minuti ciascuno. E, per la prima volta, è lo stesso Massimo Bossetti, condannato in via definitiva, a parlare direttamente alle telecamere di Netflix che, con questa serie, ha cercato di andare oltre la formula di “colpevole oltre ogni ragionevole dubbio”. Attraverso immagini (in alcuni casi non adatte ai più sensibili) ed intercettazioni, l’autore Gianluca Neri ha dunque fatto riemergere i dubbi riguardo la vicenda, concentrandosi su piste non percorse dagli inquirenti e sull’incognita del test del DNA, mettendo in risalto un generale “accanimento” nei confronti di Bossetti, su cui è stato costruito, secondo la serie, un mostro.

Social spaccati

La serie Netflix ha polarizzato l’opinione pubblica: c’è chi la reputa un’offesa, in quanto insinua un’innocenza di Bossetti, chi invece la considera un’opportunità di verità, e chi, d’altra parte, rileva un rinnovato dolore per la famiglia Gambirasio, da anni tormentata dalla verità sulla scomparsa di Yara. I social, invece, come spesso accade sono divenuti un tribunale. Sono tre, infatti, le “correnti” createsi, tra innocentisti, che sostengono la tesi di innocenza di Bossetti; colpevolisti, ovvero coloro che restano convinti della decisione dei magistrati; e i complottisti, che vedono in Bossetti un uomo incastrato e condannato ingiustamente.

Naturalmente, è impossibile dedurre una verità soltanto in base ad un prodotto audiovisivo. Per quanto esso possa magari far luce su alcuni aspetti sottovalutati in questi anni, appare chiaro che gli autori abbiano deciso di propugnare una propria visione del caso, avvalendosi dei mezzi messi a disposizione da Netflix per la creazione di quello che, ad oggi, è non solo il documentario più visto sulla piattaforma ma anche uno dei documentari più profondi (dal punto di vista del materiale mostrato) sulla vicenda. Tuttavia, resta un velo di soggettività sulla narrazione che, inevitabilmente, può portare a fraintendimenti di varia natura.


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