Gli USA hanno colpito obiettivi in Siria e Iraq

di Mirko Aufiero
8 Min.

Gli Stati Uniti hanno colpito obiettivi legati alle milizie filoiraniane in risposta all’uccisione di tre soldati americani in Giordania. Biden: «se fai del male a un americano risponderemo»

Venerdì gli Stati Uniti hanno colpito con attacchi aerei più di 85 obiettivi in Siria e Iraq, prendendo di mira le milizie supportate dall’Iran che da ottobre hanno condotto 166 attacchi contro le basi americane nella regione.

L’attacco arriva in risposta a quanto avvenuto in Giordania la scorsa domenica, quando un drone carico di esplosivo ha colpito la base americana Torre 22, provocando 3 morti e 40 feriti. Sulle responsabilità dell’attacco, il portavoce del Consiglio per la sicurezza statunitense John Kirby ha dichiarato:

«Crediamo che l’attacco in Giordania sia stato pianificato, finanziato e facilitato da un gruppo ombrello chiamato Resistenza Islamica in Iraq che include il gruppo militante di Ketaib Hezbollah»

Per il presidente statunitense Joe Biden questi attacchi sono stati i primi di una serie di azioni di ritorsione per quanto avvenuto in Giordania, e la risposta «continuerà nei tempi e nei luoghi da noi scelti». «Gli Stati Uniti non cercano il conflitto in Medio Oriente o in qualsiasi altra parte del mondo», ha aggiunto Biden, che ha lanciato un avvertimento:

«Ma tutti coloro che potrebbero cercare di farci del male sappiano questo: se fai del male a un americano, risponderemo»

La mano di Teheran su Siria e Iraq

Gli attacchi statunitensi sono stati diretti contro la Forza Quds – una componente del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (pasradan) – e contro le milizie ad essa affiliate. L’IRGC è da anni uno strumento in mano a Teheran per gestire i rapporti con le milizie filoiraniane in Medioriente.

Per l’Iran questi gruppi – definiti “asse della resistenza” – rappresentano uno strumento per ampliare la propria influenza regionale ed esercitare pressione sugli Stati Uniti affinché questi si ritirino dal Medioriente. Tra questi gruppi ci sono le milizie irachene (classificate col termine ombrello di Resistenza Islamica in Iraq), piccoli gruppi in Siria, Hezbollah in Libano, gli Houthi in Yemen e Hamas a Gaza.

Secondo un funzionario statunitense, questi gruppi si sarebbero resi responsabili di 166 attacchi contro installazioni militari statunitensi dal 18 ottobre. Di questi, 67 in Iraq e 98 in Siria – escludendo l’azione degli Houthi in Yemen. La loro azione si sarebbe intensificata a partire dalla guerra a Gaza, ritenendo gli Stati Uniti responsabili e complici delle azioni di Israele. Nessuno di questi attacchi tuttavia aveva causato la morte di personale militare statunitense, nonostante i diversi feriti.

Gli Stati Uniti da ottobre hanno risposto con attacchi contro depositi di armi di agenti iraniani in Iraq e Siria, che però non hanno scoraggiato i gruppi sostenuti da Teheran.

Per questo motivo, nei giorni scorsi si era parlato della possibilità che gli Stati Uniti colpissero obiettivi all’interno dell’Iran. Tuttavia, i vertici statunitensi hanno scelto di non colpire il Paese per evitare un’escalation nel conflitto.

Il bilancio degli attacchi

B-1 lancer

Come riportato dal Commando Centrale degli Stati Uniti, l’attacco Usa ha preso di mira 85 obiettivi con numerosi aerei, tra cui bombardieri a lungo raggio (B-1) partiti direttamente dagli Usa .

«Le strutture colpite includevano centri operativi di comando e controllo, centri di intelligence, razzi e missili, depositi di veicoli aerei senza pilota, strutture logistiche e di approvvigionamento di munizioni di gruppi di milizie e dei loro sponsor dell’IRGC che hanno facilitato gli attacchi contro le forze statunitensi e della coalizione», ha dichiarato il CENTECOM su X.

L’attacco Usa si è svolto cinque giorni dopo quanto avvenuto in Giordania e dopo essere stato annunciato pubblicamente da Biden. I pianificatori dell’attacco hanno aspettato che le condizioni meteorologiche nella regione migliorassero, per essere certi di colpire gli obiettivi designati e minimizzare le vittime civili.

Questi fattori hanno dato il tempo ai vertici dell’IRGC di ritirarsi, nonostante l’obiettivo non fosse quello di colpire i miliziani, ma le loro armi per evitare futuri attacchi.

Attualmente il bilancio delle vittime è ancora incompleto, e diverse testate internazionali tra cui la Cnn riportano di non poter verificare le cifre. Secondo il governo iracheno, ci sarebbero state 16 vittime in Iraq – tra militari e civili – e 25 feriti. Qui i bombardamenti americani avrebbero colpito le strutture utilizzate da al Hashd al Shabi – detta anche Unità di mobilitazione popolare (PMU).

Si tratta di un’organizzazione paramilitare vicina all’Iran, riconosciuta come entità governativa dal governo iracheno. All’interno della PMU rientra Kataib Hezbollah. gruppo filoiraniano iracheno ritenuto coinvolto nell’attaco in Giordania. Proprio quest’ultimo ha annunciato di interrompere gli attacchi verso le postazioni statunitensi per evitare di «provocare imbarazzo al governo iracheno».

Altri attacchi sono stati lanciati nella regione orientale della Siria, nei pressi del confine con l’Iraq. Secondo il ministero della Difesa siriano, questi avrebbero provocato «la morte di numerosi civili e soldati, il ferimento di altri, e l’inflizione di danni significativi a proprietà pubbliche e private».

Siria, Iraq e Iran contro gli Usa

Gli attacchi statunitensi sono stati criticati dagli Stati coinvolti, che ritengono tali azioni una violazione della propria sovranità che rischia di alimentare l’instabilità regionale.

Il ministero della Difesa siriano ha dichiarato su Facebook che l’«aggressione delle forze di occupazione americane all’alba di oggi non ha altra giustificazione se non il tentativo di indebolire la capacità dell’Esercito arabo siriano e dei suoi alleati nella lotta al terrorismo».

Il portavoce dell’esercito iracheno Yahya Rasool ha invece detto che le azioni americane «costituiscono una violazione della sovranità irachena e minano gli sforzi del governo iracheno, ponendo una minaccia che porterà l’Iraq e la regione a conseguenze indesiderabili».

Il ministero degli Esteri iraniano considera tali attacchi «una violazione della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Iraq e della Siria, del diritto internazionale e una chiara violazione della Carta delle Nazioni Unite». Secondo Teheran, gli attacchi sono «un’azione avventurosa e un altro errore strategico da parte del governo degli Stati Uniti, che non avrà altro risultato se non quello di intensificare la tensione e l’instabilità nella regione».


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