Gabriele D'Annunzio: cosa dire all'orale e possibili collegamenti

Maturità 2025: cosa dire all'orale su D'Annunzio? Vi regaliamo piccolo riassunto e dei consigli per collegarlo con altre materie!

Gabriele D’Annunzio: chi è?

Gabriele D’Annunzio (1863-1938) è il protagonista assoluto del Decadentismo italiano. Un artista totale: poeta, romanziere, drammaturgo, politico, militare, figura pubblica. Vive secondo l’idea che la vita debba diventare un capolavoro. La sua immagine, le sue parole, la sua casa, i suoi amori: tutto è spettacolo. Non c’è separazione tra opera e vita.

La vita di D'Annunzio

  • Nasce a Pescara il 12 marzo 1863, studia al liceo e prosegue alla facoltà di Lettere senza laurearsi. A Roma diventa collaboratore di alcuni periodici come critico ed entra a far parte dell’aristocrazia romana.
  • Alimenta i pettegolezzi sulla sua vita sentimentale movimentata; scrive nel 1882 raccolte di versi ispirati dal sentimento. Il primo successo era arrivato nel 1879 con la raccolta Primo Vere.
  • Dal 1891 al 1893 vive a Napoli. Influenzato dalla scrittura di Nietzsche e dalla musica di Wagner, nel 1894 scrive Il trionfo della morte. Il 1894 è l’anno di svolta: incontra Eleonora Duse e, con lei, a causa dei debiti, si trasferisce a Firenze fino al 1910. Qui compone i primi tre libri delle Laudi del cielo, della terra, del mare e degli eroi: Maia, Elettra, Alcyone.
  • Scrive Il fuoco e La figlia di Iorio, una delle sue opere più fortunate per il teatro, assieme a La nave. Nel 1907 inizia la sua vita politica: si fa eleggere deputato nell’ala destra.
  • Dal 1910 al 1915, a causa dei debiti, si trasferisce in Francia, dove scrive il quarto libro delle Laudi, Merope. Rimane qui in esilio volontario, circondato da numerosi ammiratori.
  • Collabora con Il Corriere della Sera in Italia.
  • Nel 1915, scoppiata la guerra, torna in Italia schierandosi con gli interventisti.
  • Perde l’occhio destro in un incidente aereo e compone, nel periodo di infermità, le prose del Notturno.
  • Occupa la città di Fiume nel 1919, istituendovi un governo militare; dopo pochi mesi è costretto dalle truppe governative ad abbandonarla.
  • Si ritira nel 1921 al Vittoriale sul Lago di Garda. Questa villa diventerà un museo a lui dedicato. Vive qui in disparte, curando l’edizione nazionale delle proprie opere, sino alla sua morte nel 1938.

Il panismo del superuomo

D’Annunzio volle essere ideologo e politico, intervenendo su questioni strategiche della vita nazionale e impegnandosi in Parlamento.

La sua ideologia nazionalistica influì sul suo atteggiamento interventista verso la guerra; esprime concetti individualistici e dichiara apertamente concetti di razzismo.

Riduce l’io a puro istinto e soddisfazione naturale; dopo le letture di Nietzsche evidenzia in sé il concetto di superuomo.

Il suo panismo esprime il rifiuto della storia nel tentativo di un’identificazione totale con la natura.

D’Annunzio vede il bello nella poesia; la bellezza è sinonimo di superiorità e quindi carattere privilegiato per una classe aristocratica (visione decadente). Reagisce alla mercificazione e borghesizzazione dell’arte: la bellezza è al di sopra di tutto.

D’Annunzio ricerca popolarità nella massa, che però disprezza, comportandosi da aristocratico e vivendo di valori estetici.

L’idea di superuomo è ripresa da Nietzsche, che vedeva in esso una figura umana futura, libera dalle superstizioni e dalle religioni. Essa sarà rivalutata e rivista in chiave nazionalistica e razzista dal nazismo.

La produzione poetica tra il 1879 e il 1898 - Periodo romano

D’Annunzio esordisce a sedici anni con la raccolta di poesie Primo Vere. Successivamente si apre il periodo romano, che dura circa un decennio e vede la pubblicazione di opere importanti come Canto novo e Intermezzo di rime. Nel 1882 esce il secondo libro del Canto novo, dove D’Annunzio scopre il panismo.

L’amore è un tema centrale e viene rappresentato come forza animalesca e primitiva. Con le Odi navali del 1893 passa da tematiche erotiche a tematiche militari.

Nel 1893 si definisce anche la “fase della bontà”, dove prevarranno tematiche intime e familiari (Poema paradisiaco).

Primi tre libri delle Laudi e la produzione poetica successiva

D’Annunzio si limita alla riscrittura dei testi fino al 1899, quando inizia a scrivere le Laudi. Le Laudi del cielo, della terra, del mare e degli eroi erano progettate per essere sette, ognuna chiamata come una stella delle Pleiadi: Alcyone, Maia, Elettra, Merope, Asterope, Celeno, Taigete. Verranno completate solo le prime quattro; Merope sarà scritta in un periodo successivo.

Il tema dominante è quello del viaggio; il luogo di riferimento è la Grecia mitologica, ispirazione che nasce da un viaggio compiuto realmente dall’autore. Il viaggio introduce il concetto di trasformazione interiore, verso qualcosa di nuovo e sconosciuto.

Nelle Laudi si sperimentano innovazioni metriche, soprattutto in Alcyone, dove – oltre all’uso del sonetto e della canzone – si ricorre spesso al verso libero.

  • Maia si ispira a una visione pagana della vita: al superuomo è affidata la responsabilità di trasmettere un nuovo ideale di vita eroica, fuso con la natura. Il poema si apre con la celebrazione di Ulisse e la resurrezione del dio Pan. Vengono descritti tre viaggi in cui il poeta ritrova se stesso: Grecia antica, Cappella Sistina, deserto.
  • Elettra è una raccolta di 57 liriche. È introdotta da testi celebrativi, ad esempio sull’impresa dei Mille, e fa riferimento a figure eroiche da seguire come esempio. Le città del silenzio ripercorre la storia delle città italiane, elogiandone i valori e annunciando la futura rinascita dell’ideale nazionale.
  • Alcyone è considerato il capolavoro di D’Annunzio: raccoglie 88 liriche. Vuole essere una tregua rispetto agli ideali eroici e civili di Elettra e Maia. Il proemio è infatti intitolato La tregua: non si tratta di una tregua dal superuomo, ma del superuomo, che ora si dedica alla natura e abbraccia il panismo come fusione estatica con l’universo.

Le tre Laudi, pur diverse tra loro, hanno un filo conduttore comune. Merope, invece, scritta successivamente, è lontana da questo clima.

  • Merope (1912) è suddivisa in 10 canzoni rivolte a celebrare l’impresa coloniale italiana in Libia. La debolezza artistica dell’opera testimonia una decadenza poetica di D’Annunzio e giustifica il suo silenzio letterario nei periodi successivi.

Le prose: dalle novelle abruzzesi al Notturno

Le opere in prosa di D’Annunzio comprendono romanzi, racconti, lettere, scritti giornalistici e appunti.

Nelle novelle abruzzesi emerge un sentimento animalesco dell’uomo e un determinismo spietato che ne regola i comportamenti.

In Terra vergine la natura è ridotta all’esigenza sessuale: l’autore esalta una verginità primitiva.

I racconti successivi, ispirati ad autori francesi come Zola e Flaubert, sono contrassegnati da scene di violenza primordiale. I conflitti si risolvono solo con l’eliminazione totale dell’altro. Questi racconti confluiranno nelle Novelle della Pescara.

Dopo il 1910 la prosa cambia: si passa dalle novelle a prose d’arte, componimenti più brevi (Faville del maglio).

  • Il Notturno è una raccolta scritta durante la convalescenza successiva all’incidente aereo. Composto da frammenti di memoria, racconta episodi di guerra e riflessioni intime. Le tematiche civili vengono abbandonate per lasciare spazio a un taglio molto più personale e introspettivo.

Il piacere, romanzo dell’estetismo decadente

Pubblicato nel 1889, è il primo romanzo dannunziano: emerge in Italia la nuova cultura decadente.

Andrea Sperelli è alter ego dell’autore, eroe dell’estetismo; per Andrea l’arte è valore assoluto, la vita stessa è concepita come arte.

Andrea si afferma a Roma, che diventa per lui il centro della propria raffinatezza. La guarda come città del piacere di vivere e della corruzione spirituale.

Vive una vita mondana, ma fa sempre riferimento a una figura femminile importante: Elena Muti, che però fuggirà da Roma e sposerà un ricco e perverso marchese.

Ricerca la vita mondana, minacciato però da un’inquietudine, finché non resta ferito in uno scontro con un marito offeso dalla sua intraprendenza. Inizia così un periodo di convalescenza in una villa di campagna presso la cugina, dove riflette su valori interiori e recupera i suoi interessi letterari.

Qui compare Maria Ferres, ben diversa da Elena, con la quale stabilirà un rapporto d’intimità e vivrà una storia d’amore una volta tornati a Roma. Andrea però continua a rivedere Elena e rimane infastidito dalla vita che conduce, diventando anche geloso di una nuova relazione. Questa situazione ambivalente verso le due donne lo porterà a pronunciare il nome di Elena durante un gesto intimo con Maria, che lo lascerà.

Il romanzo si conclude con il fallimento del progetto estetico del protagonista.

Alcyone

L’opera tratta una vicenda stagionale legata all’arrivo, al trascorrere e alla fine dell’estate: è la fusione tra uomo e natura, il panismo.

Alcyone è divisibile in cinque sezioni, per un totale di 88 testi. Le sezioni sono distinte da specificità tematiche e fanno riferimento a un momento stagionale e a uno stato d’animo. La tregua fa da prologo e ha la funzione di legare il testo alle due Laudi precedenti.

Prima sezione: attesa dell’estate, ambientata nel paesaggio agreste tra Fiesole e Firenze nel mese di giugno. I sette testi che la compongono sono lodi di luoghi, piante e diverse ore del giorno, con una visione pagana della natura. Ne fanno parte Lungo l’Affrico e La sera fiesolana.

Seconda sezione: arrivo dell’estate, ambientazione in Versilia (1–8 luglio). Si realizza la prima celebrazione del rapporto panico con la natura, con cui il soggetto tende a identificarsi. Si esplicitano le radici naturali e paniche della poesia dannunziana.

Terza sezione: estate al culmine. Il superuomo ha potere panico e si vuole dare solidità all’esperienza individuale attraverso il mito classico attualizzato in chiave esistenziale.

Quarta sezione: primi presagi autunnali, tramonto del superuomo. Ambientata tra fine agosto e inizio settembre: al tramonto dell’estate corrisponde quello del mito, simbolo di ricchezza e privilegio perduti.

Quinta sezione: fine dell’estate. Ambientata a settembre, esprime l’impossibilità di resuscitare il mito nel mondo moderno.

La pioggia nel pineto, da Alcyone

La poesia rappresenta lo sciogliersi del soggetto nel paesaggio attraverso un incantesimo sonoro.

Al di là della prova di bravura formale, il testo esprime la fusione con il dato naturale, fino alla vegetalizzazione dell’umano: massima espressione del panismo.

La selva è composta da cespugli fitti, mirti, tamerici, e la pioggia cade con intensità diversa a seconda della densità degli alberi. Si sente arrivare la pioggia, che bagna i protagonisti e li rende un tutt’uno con l’ambiente circostante. I volti diventano silvani, poi ebri, poi simili alle foglie.

Il componimento è costituito da quattro strofe lunghe di trentadue versi ciascuna. I versi brevi o brevissimi conferiscono notevole musicalità.

I temi

I temi affrontati sono pochi, ripetuti e riproposti sotto diversi punti di vista.

  • Le figure femminili sono accostate a quelle dei miti.
  • Le avventure del protagonista si sovrappongono ai modelli classici che le ispirano.
  • I luoghi della Toscana sono travestiti da Grecia classica e arcaica.

Temi fondamentali:

  • Scambio tra naturale e umano: il superuomo non è superiore alla natura, ma sa fondersi con essa.
  • Riattualizzazione del mito: unica via per restituire verginità alla natura.
  • Esaltazione della parola e della poesia: l’unico mezzo per fondersi intimamente con la natura.

I pastori

Il primo verso è tra i più immortali della nostra poesia: "Settembre, andiamo. È tempo di migrare". Il mese è simbolo di cambiamento e nostalgia. I pastori si muovono tra terra e mare, tra Adriatico e monti. Anche il poeta è coinvolto in questo passaggio.

Il componimento è pieno di contrasti: acqua e terra, sorgenti e cuore, isciacquìo e calpestio. Alcuni critici parlano di comunione con la natura, altri del divenire eracliteo: tutto scorre. Il poeta guarda con invidia i pastori, capaci di fondersi con la natura senza comprenderla davvero.

Verso conclusivo: "Ah perché non son io co’ miei pastori?"

Nella belletta

Spunto: osservazione di una palude che trasmette sensazioni di disfacimento e morte. Anche la morte, per l’esteta, è bella. Effetti sonori e silenzio finale creano una palude sensoriale.

O falce di luna calante

Poesia giovanile. Esalta la gioia di vivere attraverso il piacere e la sensualità. La natura è immersa nel chiarore lunare. Alta musicalità.

Metro: tre strofe di quattro versi, ciascuna composta da due novenari e due dodecasillabi tronchi.

Ideologia e poetica: superomismo e simbolismo

Tra il 1899 e il 1903 Nietzsche influenza la poetica dannunziana. Temi: immersione nella natura, cancellazione della storia, esaltazione della bellezza, aggressività imperialistica, rivendicazione del privilegio sociale del poeta, eroismo. Il superuomo vive ogni esperienza al massimo del coinvolgimento.

D’Annunzio utilizza il simbolismo per evidenziare analogie tra uomo e natura.

Mito e la sua perdita

L’estate ha valore simbolico: rappresenta giovinezza e pienezza artistica, minacciate dalla decadenza. L’autunno rappresenta la fine del mito e il fallimento della fusione tra arte e vita nel mondo moderno.

Stile, lingua e metrica

Il libro è sperimentale. Accanto a metri e forme classiche, troviamo innovazioni stilistiche e metriche.

  • Ricerca dell’effetto, sorpresa, soluzione imprevista.
  • Vitalità, energia, rapporto sensuale col mondo.
  • Retorica abbondante: anafore, parallelismi.
  • Lessico ricco: letterario, regionale, tecnico-specialistico.
  • Affermazione del verso libero, grande musicalità del testo.

Collegamenti possibili da usare all’orale

Storia

  • Impresa di Fiume (1919-1920): gesto simbolico e rivoluzionario, anticipa il fascismo.
  • Prima guerra mondiale: interventismo, culto dell’eroe, propaganda.

Filosofia

  • Nietzsche: superuomo, morte di Dio, rifiuto della morale tradizionale.
  • Estetismo: il bello sopra tutto, anche sopra il bene.

Frasi d’effetto per stupire la commissione

  • "D’Annunzio è il primo influencer della letteratura italiana"
  • "Non è l’artista a essere al servizio della società, ma la società al servizio del poeta".

Collegamento con Pascoli

Entrambi decadentisti ma diversissimi:

  • Pascoli: intimista, chiuso nel nido, poesia del quotidiano.
  • D’Annunzio: mondano, teatrale, poesia dell’eroe e della natura come spettacolo.

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