Festival Young Roma: il futuro raccontato da chi lo vive, non da chi lo spiega

Ci siamo abituati a vedere eventi “per giovani” scritti da chi giovane non lo è più. Un po’ di inglesismi buttati a caso, due panel sul futuro del lavoro e una playlist di Spotify in sottofondo. Stop. Festival Young Roma invece prova a cambiare schema.

Ci siamo abituati a vedere eventi “per giovani” scritti da chi giovane non lo è più. Un po’ di inglesismi buttati a caso, due panel sul futuro del lavoro e una playlist di Spotify in sottofondo. Stop.

Festival Young Roma invece prova a cambiare schema: non calare dall’alto un programma, ma costruirlo intorno ai linguaggi della Gen Z, ai suoi interessi veri e alle domande che ci portiamo dietro ogni giorno.

Organizzato da Roma Capitale con il supporto di Zètema Cultura, il festival nasce per unire l’utile al dilettevole: riflessione e intrattenimento, discussione e musica, città e comunità.

Talk e panel: dai social alla salute mentale

Il cuore dell'evento è fatto di panel, e non di quelli che sembrano conferenze universitarie.

Il primo, che noi di Nxwss avremo il piacere di moderare, è dedicato a un tema che ci riguarda da vicino: come cambia l’informazione nell’era dei social media. Tra fake news, creator che diventano fonti e giornalisti che devono reinventarsi, il punto è uno: come si informa davvero la Gen Z? Non solo rischi, ma anche nuove possibilità di comunità e di dialogo.


Il secondo panel mette al centro un tema che ci tocca nel profondo: salute mentale e disturbi dell’alimentazione. Con ospiti come Aurora Caporossi (Animenta), si parlerà di ansie, fragilità e stigmi, ma anche di come possiamo costruire reti di supporto tra pari. Non un discorso distante, ma una conversazione che riguarda le vite di tanti ragazzi e ragazze in platea. A rendere il tutto più interattivo ci saranno i quiz Kahoot: domande veloci, risposte dal pubblico, e i dati raccolti usati subito dai relatori per lanciare la discussione. Una formula che rompe il classico schema palco-platea e rende il pubblico parte attiva.

Speech, interviste e monologhi: un palinsesto a misura di Gen Z

Non solo panel: il programma di Festival Young Roma è pensato come un mosaico.

Dopo i primi talk, si alternano speech ispirazionali e interviste con personaggi del mondo sportivo, culturale e creativo.

  • Alessandro Tommasi (Fondatore di Will) porta un’intervista sul coraggio e sul futuro.
  • Riccardo Camarda condivide uno speech motivazionale a metà tra ispirazione e racconto personale.
  • Matteo Restivo, campione di nuoto, si racconta in un’intervista legata allo sport e ai valori che porta con sé.
  • Alessandro Sterpa dedica un monologo al rapporto tra Costituzione e giovani, per ricordarci che i diritti non sono solo una materia di studio ma strumenti quotidiani.
  • Vittorio Pettinato e Raffaello Corti mischiano invece comicità e magia, perché parlare di futuro non deve significare prendersi sempre troppo sul serio.
  • Alessandro Sorrentino e Ludwig raccontano la loro esperienza tra sport e musica, aprendo spazi di dialogo che la Gen Z conosce bene: quelli dell’energia e della creatività.

Tutto è cucito da piccoli intermezzi e quiz sociali che rendono il ritmo dinamico, vicino ai format che i ragazzi già vivono ogni giorno online.

Musica live e dj set: la chiusura in festa

Perché un festival non può finire solo a parole. Il pomeriggio e la sera di Festival Young si aprono alla musica dal vivo, con concerti e dj set che trasformano l’evento in uno spazio di incontro e comunità.

Un modo per dire: la Gen Z non è solo consumatrice di contenuti, ma generatrice di cultura, suoni, stili di vita.

Festival Young: non un evento, ma un esperimento

Il vero punto non è la scaletta (che è ricca e varia), ma l’approccio: prendere sul serio i giovani. Non come target, ma come persone. Non come pubblico da raggiungere, ma come protagonisti da ascoltare.

Festival Young non sarà perfetto, nessun evento lo è. Ma ha un merito: prova a ribaltare l’idea che la Gen Z sia fragile, pigra, superficiale. La racconta invece come generazione che cerca spazi, vuole voce, e ha molto più da dire di quanto spesso le venga riconosciuto.

E se Roma riesce a parlare davvero questa lingua, senza paternalismi e senza traduzioni sbagliate, allora Festival Young può diventare molto più di un evento. Può essere l’inizio di un nuovo dialogo tra città e giovani.

Un dialogo che non si esaurisce in un giorno, ma che apre la strada a un futuro in cui i ragazzi non vengono solo invitati, ma messi davvero al centro.


PS: inutile leggerne soltanto, molto meglio viverlo.

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