Evitare i disastri naturali è in un certo senso possibile
Nel 1908 il terremoto di Messina uccise circa 80.000 persone. In occasione della Giornata per la Riduzione dei Disastri Naturali ci chiediamo: potrebbe succedere di nuovo?
L’uomo e i disastri naturali
Il nostro, si sa, è sì l’unico pianeta da noi conosciuto a ospitare la vita, ma è anche caratterizzato da continui eventi avversi che rappresentano una minaccia per la vita stessa. Terremoti, vulcani, alluvioni e inondazioni sono solo alcuni esempi dei numerosi fenomeni naturali che, per la loro pericolosità, intesa in termini di danni e perdite umane, sono la minaccia più grande per gli esseri umani.
Difatti, l’uomo si è da sempre evoluto per contrastare le avversità della natura, sviluppando le abilità fisiche e intellettive di cui disponiamo oggi. Tuttavia, quelli che conosciamo come disastri naturali sono eventi improvvisi e spesso imprevedibili e, soprattutto, inevitabili.
Il ruolo della mitologia
Proprio per questa natura “misteriosa” dovuta almeno in antichità all'inspiegabilità dei fenomeni, ritroviamo spesso catastrofi naturali nelle mitologie dei popoli.
L’esempio a noi più celebre è, naturalmente, il diluvio universale, un tema ricorrente nelle mitologie antiche, inteso da millenni come la potenza e la punizione di un dio verso gli uomini.
Ma l’interpretazione di un evento naturale avverso come punizione divina è un qualcosa di ancora attuale, che persiste nel folclore popolare, spesso unito alle credenze religiose.
Un po’ di storia
Anche a causa della sua particolare conformazione geologica, nel corso della sua storia la nostra penisola è stata interessata da importanti fenomeni naturali che, purtroppo, hanno causato ingenti danni e vittime.
La storia della misurazione degli eventi naturali, tuttavia, è molto più recente di quanto pensiamo, e risulta così difficile classificare e studiare precisamente questi fenomeni, di cui, in alcuni casi, si è persa addirittura memoria.
Nel 1908, però, in Italia si verificò un evento che, ancora oggi, non ha avuto pari per numero di morti e per intensità: il terremoto-maremoto di Messina e Reggio Calabria.
Il terremoto del 1908: cosa è successo?
Il disastroso evento, considerato tra le più gravi catastrofi della storia italiana, si verificò alle 5:20 del 28 dicembre 1908, con magnitudo 7.1 e un epicentro molto esteso tra le città di Messina e Reggio Calabria. Secondo quanto riportato dal Dipartimento di Protezione Civile, a perdere la vita quella mattina furono circa 80mila persone, anche a causa del fatto che, a quell’ora, la maggioranza delle persone si trovava in casa.
Le conseguenze furono devastanti: la città di Messina fu completamente rasa al suolo e, secondo un articolo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), tra le provincie di Reggio Calabria e Messina a crollare fu una percentuale compresa tra il 70% e il 100% dei fabbricati.

Il maremoto
Le devastazioni del terremoto avvennero nel giro di 48 secondi, tanto quanto durò la forte scossa, ma esse non finirono qui. Difatti, appena cinque o dieci minuti dopo il sisma, lo Stretto di Messina fu colpito da un violento maremoto, il più importante rilevato in Italia[1]. Purtroppo, ad essere colpite stavolta furono le località costiere, mentre a perdere la vita furono i pochi fortunati che pochi minuti prima erano riusciti a scampare al crollo di intere città.
Le cause del disastro
Al di là dei profondi cambiamenti morfologici delle aree colpite, ad interessare è soprattutto un particolare che sarebbe potuto essere determinante nell’evitare la strage. Ancora una volta è l’INGV a sottolineare che i fabbricati tra il messinese e Reggio Calabria furono già fortemente provati da tre eventi sismici di poco precedenti: il primo, nel 1894, colpì la Calabria meridionale e la Sicilia con un magnitudo di 6.0; il secondo interessò la Calabria centrale nel 1905, con un magnitudo compreso tra 6 e 7; il terzo, infine, nel 1907, ancora una volta nella Calabria meridionale e con un magnitudo di 5.9.
A quanto pare fu proprio la negligenza verso la manutenzione degli edifici ad essere stato uno dei fattori determinanti che portarono alla morte di decine di migliaia di persone.
L’importanza della prevenzione
Impedire che eventi del genere accadano, si sa, è impossibile, soprattutto se parliamo di terremoti. L’evento disastroso accaduto nel 1908, però, suscita un’importante riflessione riguardo la prevenzione che può essere compiuta, al fine di ridurre quanto possibile le conseguenze, spesso mortali, di questi fenomeni.
La Giornata Internazionale per la Riduzione dei Disastri
Ed è proprio in quest’ottica che si inserisce la Giornata Internazionale per la Riduzione dei Disastri, istituita nel 1989 al fine di sensibilizzare istituzioni e cittadini riguardo questo tema. Ogni 13 ottobre, infatti, la riflessione andrebbe incentrata su quanto ancora si può fare per prevenire efficacemente le perdite umane in caso di eventi naturali avversi.
Non è un caso se, proprio di recente, molte morti sono state evitate grazie alle norme dettate dalle autorità della Florida nel caso dell'Uragano Milton, che in queste settimane sta colpendo il sud degli Stati Uniti. Lunghe preparazioni e precise indicazioni hanno giocato un ruolo fondamentale nel salvare tante vite anche durante un evento così avverso come può essere un uragano, inizialmente classificato alla categoria 5, la più alta possibile.
Il ruolo delle istituzioni
Alla luce di ciò, ci auguriamo che venga sempre più rafforzato l’ingente lavoro che già oggi viene attuato dalla Protezione Civile, dai volontari e da tutti gli organi competenti che si adoperano nelle operazioni di soccorso in caso di necessità.
In ambito europeo è attivo dal 2002 il Fondo di solidarietà, definito nell’Articolo 175, paragrafo 3, e articolo 212, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), che «permette all'UE di sostenere finanziariamente uno Stato membro, un paese impegnato nei negoziati di adesione o una regione in caso di gravi catastrofi naturali»[2] e che ha già aiutato per 8,1 miliardi di euro i Paesi e le regioni colpite da catastrofi naturali.
Per questo motivo, riuscire a definire linee guida per diminuire l’impatto che questi fenomeni hanno sulle vite umane è il primo passo per raggiungere uno stato di equilibrio anche quando la natura ci è “avversa”. E ciò interessa noi italiani particolarmente.
Il triste primato
Secondo un report portato a termine a ottobre 2022 dal Disaster Risk Management Knowledge Centre, organo della Commissione Europea, è proprio il nostro Paese ad essere più di qualsiasi altro Paese europeo vulnerabile a disastri naturali. In particolare, le regioni più esposte sono proprio la Calabria, la Campania e la Sicilia.
In generale, tuttavia, è l’intera nazione ad essere chiamata ad una maggiore consapevolezza, al fine di evitare le disastrose conseguenze a cui stiamo assistendo negli ultimi anni.
Può ripetersi un evento come quello del 1908?
Nonostante gli strumenti di studio e rilevamento dei fenomeni sismici abbiano vissuto un sostanziale progresso nel corso dei decenni, ad oggi prevedere un terremoto risulta ancora impossibile. Nello specifico, l’Italia è caratterizzata da zone ad alto rischio sismico che la attraversano da Nord a Sud, e negli ultimi anni abbiamo avuto tutti consapevolezza di come le faglie siano ancora in uno stato di attività.

Ma non è soltanto il rischio sismico a rappresentare una minaccia per il Bel Paese.
I fenomeni vulcanici sono infatti classificabili, in termini di pericolosità, al pari di quelli sismici, e la “colpa” non è tutta della natura. Sono numerosi i casi di negligenze umane che, a causa della forte speculazione edilizia vissuta nei decenni passati, ha portato alla costruzione di migliaia di abitazioni in zone ad alto rischio vulcanico, cadendo non solo nell’abusivismo, ma anche in un pericoloso stato di minaccia per gli abitanti.
Basti pensare che la pericolosità che viene attribuita al Vesuvio, in stato di quiescenza da circa 80 anni ma ancora attivo, è proprio dovuta alle circa 700.000 persone[3] che si trovano in quella che la Protezione Civile ha definito come zona rossa.
In caso di eruzione, infatti, non c’è solo un alto rischio di perdite umane, ma anche di conseguenze “collaterali” in termini di piani di evacuazione difficilmente attuabili, proprio a causa dell’alta densità di eventuali sfollati da ricollocare in un territorio già di per sé sovrappopolato.
E a pochi chilometri vi è una situazione speculare, quella dei Campi Flegrei, la cui grande caldera sotterranea è tornata in attività negli ultimi anni.
Naturalmente i rischi non finiscono qui. Oltre alla frequente attività dell’Etna, al Nord troviamo importanti fenomeni avversi. È il caso delle sempre più frequenti alluvioni in Emilia-Romagna, manifestatesi anche quest’anno, o ai terribili terremoti in Centro Italia che, seppur non disastrosi come quello di Messina-Reggio Calabria, hanno strappato migliaia di vite, oltre a provocare centinaia di migliaia di sfollati.
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