Eugenio Montale: cosa dire all'orale e possibili collegamenti
Maturità 2025: cosa dire all'orale su Montale? Ecco qui un piccolo riassunto e qualche consiglio per collegarlo con altre materie!
Possibili collegamenti per cui menzionare Montale
Proprio quest’anno ricorrono 100 anni dalla pubblicazione di “Ossi di seppia” (1925), la sua raccolta poetica più famosa, e 50 anni dal Premio Nobel che gli è stato assegnato nel 1975.
Quindi sì, il 2025 è l’anno montaliano perfetto per portarlo come autore collegato a un tema di letteratura all'orale della Maturità 2025.
Chi era Montale e come raccontarlo all'orale di maturità
Eugenio Montale nasce nel 1896 e muore nel 1981. È un autore che ha attraversato tutte le correnti del ‘900 (simbolismo, ermetismo, avanguardie) senza mai aderire veramente a nessuna.
Ha riformato la poesia italiana: ha mantenuto uno stile alto, ma ha raccontato l’aridità dell’esistenza, la crisi del senso, la solitudine dell’individuo moderno.
Il percorso poetico di Montale in 5 fasi
1. Primo Montale (1896–1926)
Eugenio Montale nasce a Genova da famiglia borghese. Partecipa alla Prima guerra mondiale e vive in Liguria, dove il paesaggio marino influenza profondamente la sua poetica.
Nel 1925 pubblica “Ossi di seppia”, un’opera che racconta il male di vivere e la distanza tra uomo e natura. I suoi versi sono secchi, oggettivi, pieni di immagini spoglie e simboliche. L’unica salvezza possibile è una “divina indifferenza”, simile alla calma della statua o al volo del falco.
Montale usa il correlativo oggettivo: un’emozione non si dice, si fa intuire tramite oggetti e situazioni.
- “Spesso il male di vivere ho incontrato” → 2 quartine, immagini secche di dolore e di distacco.
- “Meriggiare pallido e assorto” → paesaggio estivo ligure come metafora della solitudine e dell’impossibilità di comunicare.
- “La casa dei doganieri” → memoria e solitudine esistenziale, il “varco” come simbolo di un’occasione perduta.
2. Secondo Montale (1927–1948)
Si trasferisce a Firenze e lavora al Gabinetto Vieusseux. Non si iscrive al partito fascista e viene licenziato. In questi anni approfondisce il correlativo oggettivo grazie alla lettura di Eliot.
Pubblica nel 1939 “Le occasioni”, una raccolta più complessa, dove la realtà è frantumata in simboli e oggetti. L’esperienza personale diventa allegoria universale. Dopo la guerra si iscrive al Partito d’Azione, ma si disillude anche della politica.
Durante gli anni a Firenze, Montale conosce Irma Brandeis, una studiosa americana di origine ebraica: per lui diventerà Clizia, una figura chiave entra nella sua poesia come simbolo di salvezza e di luce spirituale in un mondo devastato.
Clizia è come una Beatrice moderna, ma depotenziata, non salvifica nel senso religioso: è una presenza che si oppone al male, che dà senso e verticalità, ma che non può mai essere pienamente raggiunta.
Appare in diverse liriche di Le occasioni e in La bufera e altro, spesso rappresentata con tratti eterei, angelici, ma sempre legata a un senso di assenza, perdita, nostalgia.
- Importanza simbolica: Clizia è un correlativo oggettivo del bisogno di significato.
- Valore storico: Irma/Clizia era ebrea e dovette tornare in America nel 1939 per sfuggire alle leggi razziali... e questo aumenta il valore civile ed etico della sua presenza poetica.
- Clizia = “solare”, “celeste”, ma anche tragica, perché resta irraggiungibile.
Se vuoi usarla per fare un collegamento multidisciplinare:
• Filosofia → Clizia può essere letta alla luce dell’idealismo tradito e dell’esistenzialismo.
• Storia → Clizia è anche testimonianza della tragedia delle leggi razziali e del clima cupo degli anni ’30.
3. Terzo Montale (1948–1964)
Si sposta a Milano e lavora per il Corriere della Sera. Nel 1956 pubblica “La bufera e altro”, segnata dalla delusione per il mondo moderno, la massificazione culturale e la perdita di senso. Dopo quest’opera Montale entra in un lungo silenzio poetico: pensa che la poesia non sia più utile in una società che ha perso la profondità.
4. Quarto Montale (1964–1971)
Nel 1967 diventa senatore a vita. La poesia cambia tono: da lirica alta diventa più prosastica, ironica, diaristica. Nel 1971 esce “Satura”, raccolta che rompe con lo stile passato.
In questa fase, Montale rinuncia appunto alla poesia alta e lirica e adotta uno stile prosastico, più vicino alla realtà. La raccolta Satura segna un cambiamento radicale: i versi diventano più quotidiani, ironici, ma anche profondamente commossi.
La poesia “Ho sceso, dandoti il braccio” è una delle più toccanti: è dedicata a Drusilla Tanzi, la sua compagna di vita, chiamata “Mosca”: è ipovedente.
È una poesia d’amore autentico, vissuto, che racconta l’intimità di un gesto semplice come scendere le scale insieme.
Dopo la sua morte, il poeta si ritrova solo, e il mondo diventa meno chiaro, più confuso.
È una dichiarazione d’amore dolente e bellissima, che mostra il lato più umano di Montale, lontano dagli ideali irraggiungibili di Clizia.
- Clizia = ideale irraggiungibile, visione morale e spirituale.
- Mosca = amore terreno, quotidiano, dolente ma vero.
5. Quinto Montale (1972–1981)
Gli ultimi anni sono quelli delle raccolte “Diario del ’71 e del ’72”, “Quaderno di quattro anni”, e “Altri versi”. È una poesia intima, quotidiana, ancora più semplice. Montale si interroga sul passato, sulla memoria, sull’arte che resiste solo come gesto personale.
- “Forse un mattino” → il tema dell’illusione della realtà. La verità è il nulla, e il poeta sceglie il silenzio.
- “I limoni” → manifesto poetico contro i “poeti laureati”. Montale sceglie la poesia dell’umiltà, delle cose vere.
- “Cigola la carrucola del pozzo” → il ricordo è come l’acqua del pozzo: affiora e poi si dissolve.
Montale è il poeta della crisi, dell’incomunicabilità, dell’impossibilità di salvezza. Nel 1975 riceve il Premio Nobel per la Letteratura proprio per questo: per aver dato voce, con stile e onestà, alla condizione dell’uomo del Novecento, senza mai cercare facili consolazioni.
Bonus altri collegamenti:
STORIA -> fascismo
- Montale è tra i firmatari del Manifesto degli intellettuali antifascisti (1925), promosso da Benedetto Croce [collegalo e parla del fascismo]
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