Diss Gacha, un po' di colore in una scena all black

Scopri chi c’è dietro a Diss Gacha e il suo universo musicale in ‘Cultura Italiana Pt.2’. Un'intervista esclusiva con il rapper che unisce gospel, USA e italianità.

Per noi di Nxwss, la musica non è soltanto un sottofondo da ascoltare in macchina o in metro. È una dimensione, una colonna sonora che colora il nostro mondo, talvolta troppo ordinario. A scuotere il nostro, questa settimana, è l’universo di Diss Gacha, che ci fa da interprete per ‘captare’(*) meglio la sua di dimensione, portandoci in una hall di Milano trasformata in un moderno garage urbano per il listening party di Cultura Italiana Pt. 2, il suo nuovo album. Luci al neon, proiezioni artistiche, stampanti 3D e banchi di scuola in un’atmosfera che fonde intimità e avanguardia, con un pubblico variegato che si muove tra familiari, amici e curiosi. Al centro del visual si distingue tra la folla il volto di Gabriele Pastero, in arte Diss Gacha, rapper italiano cresciuto nel torinese, ad Alpignano, classe 2001 — sì raga, parla la nostra lingua.

Chi è Diss Gacha e la sua musica?

Ci sono artisti che entrano nell’attuale scena musicale italiana con la disinvoltura di chi trova la chiave e si accomoda nel salotto. Poi c’è Diss Gacha, che assieme a Sala — il suo socio più che il suo producer — non solo ha trovato le chiavi, ma decide anche di ridipingere i muri della sua stanza con un colore tutto nuovo, e soprattutto, tutto suo. E non parliamo di titoli vuoti: collaborazioni internazionali (Wiz Khalifa in testa), visual visionari, un team solido e un immaginario che segue un progetto che unisce tradizione e periferia di una grande città con l’ambizione globale di chi guarda oltre l’oceano e sa che alla fine, il mondo è anche un posto piccolo. Sì, parliamo di Cultura Italiana pt.2 , l’ultima uscita di Gabriele Pastero. Il progetto è arricchito da nuove collaborazioni (Nayt, Clara, Nicky Savage) e da un glossario delle "sporche", il ‘Lessico’ delle linee guida dei Ballas(*). Parliamo di un linguaggio inventato dall'artista, che gioca con suoni, onomatopee e parole per definire una nuova cultura musicale.

Promoter di un lifestyle sobrio – ha persino creato la sua acqua, ‘Cultura’, da distribuire ai fan durante i live – dietro agli occhiali che qualcuno liquiderebbe subito come ‘goofy’ si nasconde un’identità energica e solida, ma non compatta e definita, bensì in una continua evoluzione. Sì, perché ‘cultura ripaga, ripagheràma nel frattempo ‘Correre Corsa’(*) direbbe Gacha, perché lo spirito è chiaro anche per gli altri media: «qualcuno che non ha mai avuto bisogno di seguire trend» racconta GQ, e come conseguenza, crea il suo. Billboard riprende lo stesso schema dicendo che «sa raccontare con una potenza evocativa fuori dal comune». Noi aggiungiamo “occhi svegli da chi assorbe il mondo come una spugna, e poi ce lo racconta tramite la sua lente”. (Oltre ad essere sicuramente l’amico che i tuoi genitori vogliono che tu abbia).

Chi è Diss Gacha, alias Gabriele Pastero, il rapporto con i fan, la creatività, l’asse Italia/Stati Uniti e molto altro, ce lo facciamo raccontare direttamente da lui.

(*) CORRERE CORSA - Mettere tutte le proprie forze nel conseguire un obiettivo, credere in qualcosa con particolare convinzione. “Ora correre corsa duecento percento ci crediamo davvero, figli dell’impegno”.

Il sound della fusione: Gospel, USA e italianità

'Quando hai capito che non dovevi scegliere tra mondi diversi ma potevi fonderli per creare il tuo?'

«Ho capito che cosa intendi. Abbiamo pensato che il coro gospel era stiloso da inserire nei nostri pezzi, ma più di tutto ci è venuto naturale. Mi viene in mente un episodio preciso, eravamo in America, negli Stati Uniti (Los Angeles) per fare musica. Dovevamo chiudere un pezzo ‘Gabbana x3’, del EP di CULTURA’. E ricordo che in studio ci siamo detti ‘dobbiamo capire come chiudere questo brano’ perché la seconda strofa non ci convinceva troppo. Scrivo quindi al ragazzo che solitamente lavora con noi, negli USA, e gli abbiamo detto sarebbe figo fare qualcosa con un coro gospel. E lui fa ‘Sì, sì tranquillo, ci penso io. Ho un amico’. Il giorno dopo, nello studio, è andata esattamente così e abbiamo chiuso il brano». Spoiler: il ragazzo è Stef Moro, italiano trapiantato negli States nelle vesti di ingegnere del suono che arriva a produrre Big del calibro di Kanye West e Ty Dolla Sign, che lo stesso Diss Gacha riprende come inspo nei suoi testi».

'Io e i miei ballas(*) come Dolla e Kanye West'

(*) BALLAS - . Che fa parte del team di Diss Gacha, che crede in Gacha. Può essere chi lavora con lui, ma anche chi non ha mai smesso di pensare che un giorno la musica di Diss Gacha l'avrebbero ascoltata ovunque

Diss Gacha: l’asse Italia & Los Angeles/Atlanta

Scavando verso l’epicentro del progetto, Diss Gacha spiega meglio il focus del suo repertorio artistico e come l’influenza americana (Los Angeles & Atlanta) può essere la benzina misurata in galloni di un progetto che inghiotte creatività senza tradire l'identità. Infatti, «noi, come progetto, abbiamo una grande particolarità, vale a dire l'Italia legata agli USA, ma in maniera autentica e vera. Ad esempio, la prima parte del disco Cultura italiana contiene all'interno ‘Mississippi Drive’, il featuring con Wiz Khalifa, ed è la traccia che ha performato di più. In nessun altro album italiano il feat americano è quello che va di più - ci fa riflettere Gabriele. Anzi, di solito non è affatto così. Questa cosa mi ha fatto capire che all'interno del nostro progetto l'America è essenziale ed è importante. Se mi chiedessi un sogno da realizzare, anche adesso ti direi subito gli Stati Uniti».

Il rapporto di Diss Gacha con i fan

Per Diss Gacha, il rapporto con i fan è sempre stato uno dei pilastri fondamentali della sua carriera e anche della sua identità. No, non parliamo di interazioni superficiali, ma di un legame che ristora energie per entrambe le parti. È un concetto che va oltre la musica e aiuta a colmare lo spazio che separa l’artista, fin spesso troppo distante, e il fan.

«Per me l’importante è proprio questo: il rapporto 1 a 1 con il fan. Regalare un'esperienza unica, autentica, memorabile. Sopra la lavagnetta di ‘Cultura Italiana’ — l’ultima cosa che Diss Gacha ‘arreda’ prima di parlarci — c'è scritto ‘per chi ci crede, mica per la massa’. Facendo sempre musica, per chi ci crede, riusciremo a raggruppare una grande community. Mi capita sai, che anche qualcuno di più grande, persone di 40 o 50 anni magari, mi dicano ‘hai spaccato'. Questo significa tanto per me, perché so che persona ha davvero capito l’energia che voglio trasmettere, ha percepito il nostro ritmo e ci si è sintonizzato. È una cosa che ti tocca».

'Costruendo qualcosa di solido, per chi ci crede mica per la massa'

'E i tuoi genitori sono fan?'

«I miei genitori ci credono a priori — Diss Gacha è il secondogenito di tre fratelli — , perché ci hanno sempre ripetuto che ‘l’importante è che siate felici voi. Giorno per giorno, tutti i giorni’. Mi spiego meglio, in casa si respira un’atmosfera molto libera, il che ti mette a tuo agio anche nella posizione di poter sbagliare. Una spinta che dice ‘vai, prendi, magari non appena finisci la scuola non è subito lavoro, lavoro, lavoro (9/5). ‘Vuoi forse un anno sabbatico?’ ‘Vuoi imparare cosa ti piace, vuoi capire cosa ti piace?’ 'Fallo’». La mela non cade lontano dall’albero e infatti, continua qui Gabriele più che Diss Gacha, «anch'io, come i miei genitori, con i miei figli spero di avere lo stesso atteggiamento. Mi impegnerò per essere come loro. Perché comunque i miei ci hanno lasciato dietro tantissime cose e si sono sacrificati tantissimo per noi».

Andando avanti, l’intervista si trasforma presto in una chiacchierata tra coetanei, il terreno di gioco preferito di Diss Gacha: una disarmante naturalezza. Ed è proprio per questo che, di "emergente", in lui è rimasto ormai ben poco. E a proposito di emergenti…

'Cosa pensi della nostra generazione e della scena emergente italiana?'

«Credo che la nostra generazione abbia un potenziale incredibile. Guardaci -- guardandosi intorno trova la risposta più adatta --, ci diamo da fare, siamo dei creativi. Vale lo stesso per i brand emergenti presenti in Italia. Il mio armadio, per esempio, è pieno di brand nuovi, perché credo proprio che in Italia ci sia un mondo nascosto che merita più attenzione. Lo stesso vale per la musica: ci sono artisti emergenti che spaccano e che meritano spazio». A tal proposito, continua Diss Gacha, «Tante volte un artista non lo capisci subito. Magari basta una canzone che tocca un tema importante per te in quel momento e tutto cambia. Io voglio fare una carriera lunga, non un successo di sei mesi. La nostra è una maratona, non uno sprint. Restando fedele a ciò in cui credo sono sicuro che avrò modo prima o poi di poter prendermi tutti facendolo sempre come c'è scritto lì dietro sulla lavagna».

l'arte non ha classifica
non si parla di Spotify o Instagram
Se c'è un numero, io non lo indosso
Il valore non rispecchia la cifra

Cultura Italiana: il sound

Se nel suo primo disco lo vediamo palleggiare con Rosa Chemical e avvolgersi nel flow che scorre tra Izi & Vegas, Wiz Khalifa e Bresh, in Cultura Italiana pt.2 lo vediamo nell’estensione del suo primo vero ‘prime’. Anche con questo disco, Diss Gacha sfida i confini dell’Italia e di una cultura italiana che va reinterpetata. Come? Fondendo flow e metriche con la spinta innovativa e internazionale che richiama l’impatto evocativo di un linguaggio nuovo senza scordarsi del congiuntivo obv. Perché termine come ‘Blessed’ e ‘Grateful’ non sono ancora traducibili in maniera coerente, ma sono completamente applicabili alla personalità di Diss Gacha.

Tra la Pt.1 e 2 le ispirazioni sono chiare: Kanye West, Lil Baby, Gunna, A$AP Ferg. All’appello possiamo citare persino i ‘The Whispers’ e giusto per ricordarci quanto stia svanendo il confine tra generi il brano ‘Opera’ riprende un eterno classico musicale: ‘Dance of the Knights - Sergei Prokofiev Romeo & Juliet’. Non mancano nemmeno i chiari riferimenti a 2pac, Eazy E, Dr. Dre e l’evidente impatto della scena west-coast americana che si incolla sulla Gabriele già dalla prima infanzia. ‘Padrino di questo swag’ Diss Gacha si rivela essere davvero un ponte culturale tra la musica statunitense e quello che manca all’asfittico rap italiano.

‘Faccio musica, quella che ascolto
Mica quella che ascoltano gli altri’

Oltre lo 'starter pack' del solito rapper

Se nell’800 Manzoni sciacquava i panni della lingua italiana nell’Arno, nel 2024 Treccani celebra Diss Gacha come pioniere del “Fonosimbolismo italiano”. Una miscela, quindi, che va oltre ‘l’essere artista’, e lo rende un valido interprete della nostra attualità. Diss Gacha, we got you! Baby face, credibilità & visione, Gabriele Pastero incarna anche una generazione (e non solo) che sa guardare oltre i confini — fisici e astratti —, e si ritaglia il proprio spazio, a modo proprio. In questo caso, andando oltre la solita formula - ormai esascerbante - del classico inventario rap. Il suo 'starter pack' è fatto di un'energia radiante, outifit colorati e uno stile tutto italiano con nuove declinazioni. Sì, il locale diventa globale e il singolare incarna l'universale. Cultura Italiana Pt.1 e Pt.2 non si aggrappa a miti né si perde in trend, e questo lo rende pericoloso — non tanto per chi lo ascolta, ma per un sistema che fatica a etichettarci. 

Wake up, wake up, culture

TRACKLIST “Cultura Italiana parte 2”

1 San Fierro

2 America (feat.Clara)

3 Gacha

4 Verità nel mezzo

5 8 PM (feat.Nayt)

6 14


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