"Disarmiamo il Patriarcato", il corteo transfemminista a Roma
In occasione della Giornata contro la Violenza sulle donne, si è tenuta a Roma la manifestazione del collettivo Non Una di Meno
Oggi a Roma si è svolta la manifestazione contro la violenza maschile sulle donne, organizzata dal collettivo "Non Una di Meno", denominata “Disarmiamo il Patriarcato”.
Migliaia di persone si sono incontrate a Piazzale Ostiense, dove alle 14:30 è partito il corteo arrivato fino a Piazza Vittorio Emanuele II.
Lo scopo di "Non Una di Meno" è ricordare la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, che sarà il 25 novembre. Ciò alla luce dei 104 femminicidi, transicidi e lesbicidi avvenuti nel 2024, secondo l’Osservatorio del collettivo.
Le parole di Valditara
Fortemente criticato è stato il Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, che il 18 novembre, in un videomessaggio mostrato per la presentazione della Fondazione Giulia Cecchettin (a un anno dalla morte, e quando manca poco alla sentenza del processo di omicidio per Filippo Turetta), ha negato l’attuale esistenza del patriarcato, dichiarando:
«La visione ideologica vorrebbe risolvere la questione femminile lottando contro il patriarcato. Ma come fenomeno giuridico è finito con la riforma del diritto di famiglia del 1975, che ha sostituito alla famiglia fondata sulla gerarchia la famiglia fondata sulla eguaglianza. Ci sono ancora residui di maschilismo, di machismo, che vanno combattuti e che portano a considerare la donna come un oggetto».
Il Ministro ha poi continuato, collegando alla violenza l’immigrazione illegale: «Deve essere chiara a ogni nuovo venuto la portata della nostra Costituzione, che non ammette discriminazioni fondate sul sesso. Occorre non far finta di non vedere che l'incremento dei fenomeni di violenza sessuale è legato anche a forme di marginalità e di devianza in qualche modo discendenti da una immigrazione illegale».
A queste parole ha risposto Gino Cecchettin, padre di Giulia, in un’intervista al Corriere della Sera:
«Non è che se neghi una cosa questa non esiste. Il ministro ha parlato di soprusi, di violenze, di prevaricazione. È esattamente quello il patriarcato ed è tutto ciò che viene descritto nei manuali. Mi sembra solo una questione di nomenclatura. È la parola, oggi, che mette paura: “patriarcato” spaventa più di “guerra”».
«È un problema sociale, non ideologico. Quando ci riapproprieremo tutti del significato di questa parola, vorrà dire che avremmo fatto metà della strada».
Ha poi proseguito: «Vorrei dire al ministro che chi ha portato via mia figlia è italiano. La violenza è violenza, indipendentemente da dove essa arrivi. Non ne farei un tema di colore, ma di azione. Di concetto».
L’attacco al Governo Meloni
Sono state fortemente criticate anche diverse decisioni dell’attuale governo, considerato strumento della violenza strutturale del patriarcato. A essere oggetto di discussione sono stati ad esempio il taglio del 70% dei fondi destinati ai centri antiviolenza, ma anche la scelta di rendere la gestazione per altri (o GPA) reato universale.
Questa misura, pubblicata pochi giorni fa in Gazzetta Ufficiale, e quindi presto in vigore, è considerata dal collettivo omotransfobica. La legge prevede che la maternità surrogata, già illegale se compiuta in Italia, sia reato anche se fatta in un paese in cui è permessa, come la Gran Bretagna. Restano forti dubbi anche sulla reale efficacia della norma, considerata da diversi giuristi inattuabile.
Anche la decisione del governo di far entrare le associazioni pro-vita nei consultori per l’Interruzione Volontaria di Gravidanza ha scatenato diverse proteste, vista come un’imposizione sulla libera scelta della donna. A questo si aggiunge che il report annuale sull’aborto, che il governo avrebbe dovuto presentare a febbraio, ancora non è stato mostrato alle Camere, dopo 9 mesi dalla scadenza.
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