Cute aggression: perché vogliamo mordere il nostro partner?
Come il nostro cervello risponde alla forte tenerezza che proviamo per neonati o animali.
Capita spesso, alla vista di bambini o adorabili cuccioli, di sentire l’impulso di stringerli forte, senza che ci sia la volontà di fare alcun male. Lo stesso vale per le persone amate, quando le mordicchiamo dolcemente per trasmettere affetto. E non è nulla di strano.
Infatti, sono impulsi completamente naturali e oggetto di studio della comunità scientifica da diverso tempo. Queste spinte emotive sono anche la base di frasi che utilizziamo tutti i giorni, come «ti ammazzerei di baci» o «ti mangerei», e di abitudini quali il pizzicare le guance dei bambini piccoli.
Si chiama “cute aggression” ed è un fenomeno psicologico che mescola l’affetto con l’aggressività, due sentimenti all’apparenza completamente opposti.
Secondo uno studio dell'Università di Yale, è da considerare “un’espressione dimorfa”, cioè con due forme, che indica due aspetti opposti che si uniscono in un solo sentimento.
Ma perché accade? Ce lo spiega la neuroscienza
Studi neuroscientifici dimostrano che la cute aggression coinvolge diverse aree del cervello, tra cui quelle legate alle emozioni e al controllo degli impulsi.
Tra le teorie più in voga sulle sue cause, c’è quella del “bilanciamento emotivo”: quando incontriamo qualcosa di estremamente carino, proviamo immediatamente dei fortissimi sentimenti positivi, che possono essere così intensi da sopraffare il nostro cervello.
Per evitare questo, il nostro corpo li bilancia con dei sentimenti negativi, come l’aggressività, per renderli più controllabili. Secondo lo studio dell’Università di Yale, chi vive di più la cute aggression ha anche una maggiore capacità di gestire le emozioni.
Nel 2018, la professoressa Katherine Stavropoulos si è servita di un campione di 54 partecipanti per studiare il fenomeno della cute aggression. Inizialmente i partecipanti hanno valutato una serie di affermazioni sul loro rapporto con le espressioni dimorfe, come «piango mentre guardo i film più divertenti».
In seguito sono stati sottoposti a una serie di immagini di animali - cuccioli e adulti - e di neonati, mentre la loro attività cerebrale veniva misurata grazie a un elettroencefalogramma.
Dopo ciascuna sessione, il campione esprimeva la propria reazione guardando le immagini attraverso 5 categorie (cute aggression, sopraffazione dalle emozioni, avvicinabilità, giudizio estetico e desiderio di protezione).
Sorprendentemente, i partecipanti allo studio mostravano reazioni più forti alla visione degli animali cuccioli rispetto a quella degli esemplari adulti. Inoltre, coloro che si sentivano più sopraffatti dalle emozioni erano anche quelli che dicevano di provare più aggressività.
Per alcuni ricercatori il fenomeno può essere anche collegabile agli istinti di cura materna e paterna, e sarebbe giunto con l’evoluzione come riflesso di protezione della prole. Un modo quindi di esprimere il proprio amore e senso di cura.
Altre espressioni dimorfe sono le cosiddette “risate nervose”, che possono avvenire in momenti di particolare stress o tensione, dove si vedono persone ridere senza motivo apparente, e senza potersi controllare. Anche le lacrime di gioia o commozione ne fanno parte, in casi di felicità così grande da dover essere controllata dal nostro corpo.
Ma quindi, è normale voler mordere il proprio ragazzo o la propria ragazza?
Tirando le somme, questi impulsi sono un normale riflesso delle emozioni intense che proviamo di fronte a qualcosa di estremamente “cute”.
L’istinto di stritolare o mordicchiare non indica, quindi, la presenza di disturbi emotivi o comportamentali. Questo finché non mettiamo in atto azioni violente o dannose.
Immagina poter dire al tuo partner: «Amo, significa che sto sperimentando emozioni positive e forti!» senza essere giudicato/a.
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