Columbus Day, italoamericani e la vera identità di Colombo
E se Cristoforo Colombo non fosse genovese? La caduta di un mito per gli italoamericani durante il giorno dei suoi festeggiamenti.
Columbus Day e dibattiti sull'eredità italoamericana
Ogni ottobre, gli Stati Uniti si trovano coinvolti in una ricorrenza ormai storica. Sì, parliamo del Columbus Day. Mentre alcuni celebrano il famigerato “genovese”, Cristoforo Colombo, come un intrepido esploratore che prende le vesti di coraggio e scoperta, altri lo considerano un precursore di conseguenze tumultuose per i popoli indigeni. Questa dualità pone le basi per una discussione più ampia sull'identità, sul patrimonio e sulle complessità del sogno americano, soprattutto per l’eredità degli italoamericani. Motivo per cui, attualmente, il 12 ottobre è celebrato sia come Italian American Heritage Day, giornata del patrimonio culturale italoamericano, sia come Indigenous Peoples’ Day. Ma se Cristoforo Colombo non fosse affatto genovese le cose cambierebbero?
Cosa succede durante la parade dedicata a Colombo?
Molti sentono parlare del Thanksgiving day, il giorno del ringraziamento. Ma se da un po’ di anni si accendono le luci dell’Empire State Building di New York, riproducendo il tricolore italiano, il Columbus Day non è una festività da meno. É molto seguita la grande parata che prende vita a New York sulla 5th Avenue, dalla 42th alla 72nd Street. Un vero e proprio omaggio, allegro e colorato, sotto forma di festa dove si celebrano parate, bande con costumi e carri allegorici. Sono almeno 35 mila i partecipanti ogni anno. Nel tempo questa ricorrenza è diventata l’occasione perfetta per festeggiare anche la comunità italoamericana, ragione per cui alla parata partecipa anche una delegazione della Polizia di Stato italiana.
Cristoforo Colombo, storia, Columbus Day e attualità
Lo sbarco di Colombo, stando alle lettere e ai suoi diari di navigazione, avvenne il 12 ottobre 1492. Tuttavia, oggi il Columbus Day è osservato ogni secondo lunedì di ottobre. Il Columbus Day viene ufficializzato come festa federale nel 1937 dal presidente Franklin Delano Roosevelt, sebbene sia stato il presidente B. Harrison a fondarlo nel 1892, all’alba del 400esimo anniversario.
L’allora presidente (Harrison) ha promosso la festa per ragioni politiche e sociali dopo che una folla ha ucciso 11 italoamericani e scatenato una crisi diplomatica. La ricorrenza è in realtà da sempre un argomento di dibattito negli Stati Uniti e oltre. Sappiamo bene che il Columbus Day è legato all’onore che il viaggio di Cristoforo Colombo, del 1942, e la sua "scoperta" delle Americhe ha lasciato come eredità, sebbene le celebrazioni siano cambiate nel tempo.
Ma che succederebbe se le radici di Cristoforo Colombo, riconosciuto come genovese, fossero messe in discussione? Un’analisi recente potrebbe aver svelato una storia inaspettata: il grande comandante della Pinta - la nave di Colombo - potrebbe non essere affatto genovese, ma spagnolo e di origini ebraiche.
La nuova ricerca mette in dubbio l’identità del presunto genovese
A confermarlo, stando a quanto riferito dal The Guardian, sarebbe il DNA di Colombo e del figlio, Ferdinando, entrambi messi sotto analisi. José Antonio Lorente, esperto di medicina legale presso l'Università di Granada, ha guidato la ricerca e ha affermato che il DNA di Colombo era "compatibile" con un'origine ebraica.
«Abbiamo un DNA parziale, ma sufficiente, di Cristoforo Colombo", ha spiegato. "Abbiamo DNA di suo figlio Fernando Colón, e sia nel cromosoma Y [maschile] che nel DNA mitocondriale [trasmesso dalla madre] di Fernando ci sono tracce compatibili con un'origine ebraica».
Secondo la nuova teoria, Colombo sarebbe un ‘converso’, ossia un ebreo costretto a convertirsi al cristianesimo per sfuggire alle persecuzioni durante l'Inquisizione. Parliamo di un’indagine genetica durata due decenni sui resti del capitano che coinvolgerebbe una parte della storia per come la conosciamo.
Questo dettaglio potrebbe cambiare la narrativa sul già complesso dibattito riguardo al Columbus Day e a Colombo stesso. Che egli sia stato o meno genovese, una rivalutazione delle sue origini cambia anche la percezione delle sue azioni. Non più solo un esploratore al servizio della Spagna, ma anche un individuo segnato dalle discriminazioni del suo tempo. Le conclusioni di queste ricerche, tuttavia, sono state accolte con estrema cautela e scetticismo da alcuni colleghi e parte della comunità scientifica.
Columbus Day, dal Vandalismo delle statue al revisionismo storico
In America Latina, il 12 ottobre assume significati differenti ma simili ad alcune località statunitensi. Anche in Venezuela e Nicaragua, ad esempio, il "Día de la Resistencia Indígena" è un'occasione per onorare la resistenza dei nativi contro la colonizzazione europea.
Non è solo la storia di Colombo a essere messa sotto la lente d'ingrandimento, ma anche i simboli che lo rappresentano. Ricordiamo quando le statue di Colombo sono diventate bersaglio di rivendicazioni degli oppressi da parte del movimento Black Lives Matter. Il fenomeno ha assunto proporzioni rilevanti durante le proteste del movimento, nel 2020, con numerose statue vandalizzate o addirittura rimosse.
Cristoforo Colombo e l'ambivalenza del Columbus Day
Da una parte abbiamo un crescente rifiuto nei confronti della glorificazione di Colombo, che predilige invece l’emergere di una nuova ricorrenza chiamata Indigenous People Day. Dall’altra invece parliamo di una festività molto sentita, soprattutto per gli italoamericani. Viene spontaneo chiedersi, quante sono le persone che celebrano Colombo, ma chi davvero conosce la sua storia?
Forse la festa assume un significato più ampio, con il fine di rivendicare un’identità in una società che chiede continuamente di integrarsi. Oppure forse si tratta di una scia culturale - in particolare per la comunità italoamericana - che vuole percepire questa ricorrenza in modo sentito, in quanto legati all’eredità nazionale che vede il volto di Colombo tra i primi europei (italiani) a scoprire il suolo americano, fino ad allora appartenuto ai nativi americani.
Le cifre forse lo spiegano meglio: infatti dal 1820 al 2019 sono emigrati negli Stati Uniti circa 6 milioni di italiani, di cui oltre 5 milioni prima della seconda guerra mondiale.
Il sogno italo-americano: dalle valigie di cartone ai ponti culturali
Gli italoamericani sono diventati l'incarnazione del sogno americano? Forse. Gli immigrati italiani sono arrivati nel continente americano (USA, Argentina, ecc.) alimentati dai sogni di un futuro più prospero e felice, come la stessa Costituzione americana suggerisce.
Il mindset "We came with nothing but a suitcase" echeggia attraverso le generazioni e stabilisce fondamenta ben salde per un vero e proprio fenomeno culturale. Quale straniero non si perde per le vie di “Little Italy” se va a New York? L’epopea degli italoamericani è intrecciata a cliché che ci fanno sì, sorridere, ma anche riflettere. Oggi il sogno americano ha ormai il sapore di nostalgia, non più di attualità. Un po' come le vecchie fotografie ingiallite nelle soffitte di una vecchia casa.
Sì, un po’ come il Titanic
Parliamo di persone venute con nient'altro che un biglietto di sola andata e una valigia di cartone piena di sogni, per sfuggire alla crescente oppressione economica. L'unico obiettivo era garantire che i loro figli potessero avere una vita migliore della loro. E, con il senno di poi, possiamo dire che così è stato.
Almeno in parte, con tutte le difficoltà e le gioie che questa migrazione di massa si è portata dietro. Eppure dietro questa rappresentazione pittoresca si nasconde una critica velata. Oggi, il sogno americano si è trasformato per molti in un incubo burocratico. La sfida dietro la moderna esperienza dell'immigrazione è evidente: mentre gli italo-americani costruirono ponti culturali e radici nella loro nuova casa, lo Stato ha innalzato muri - anche fisici - per controllare l’immigrazione e le implicazioni che ne derivano.
La cittadinanza oggi
Ironia della sorte, oggi, ottenere la cittadinanza è diventata un’epopea. La famigerata “Green Card”, carta di residenza permanente in USA, è diventata un intricato labirinto legale. Tutti sanno ormai che il "sogno americano" sia più un ‘nightmare’ piuttosto che il coronamento di "ripartire da capo per una vita migliore". Non possiamo forse dire lo stesso dell’Italia oggi? Il percorso degli immigrati odierni non è poi così diverso da quello degli italiani che partivano con il fagotto. Ma la valigia di cartone non esiste più. Si parte anche senza.
Se si dice che la storia sia ciclica, e si guarda al dibattito sul Columbus Day e sulla cittadinanza in Italia, viene da pensare che certi schemi siano impossibili da rompere. Oggi non attraversiamo più oceani per conquistare nuovi mondi, ma i nostri "nuovi mondi" sono fatti da permessi di soggiorno.
Ancora scettici? Beh, qui un dato importante: nel 2022 l’ISTAT, l’Istituto nazionale di statistica, ha segnato il rilascio di quasi 450.000 permessi di soggiorno. Anche da qui partono i presupposti per la nuova misura del Referendum sulla cittadinanza a settembre di quest’anno. L’intento è «che la cittadinanza italiana possa essere concessa al cittadino straniero legalmente residente nel territorio della Repubblica di nuovo dopo 5 anni, –non più a 10 –com’era previsto dalla legislazione prima del 1992».
I firmatari sono stati 637.487 - 500.000 in poco più di 3 settimane. Se i confini sono diventati invisibili e persino l’America sembra essere diventata più “piccola”, la lotta per trovare un posto nel mondo continua a essere una battaglia immensa, in ogni parte del mondo, per immigrati e non.
Columbus day e italoamericani o Indigenous people’s day?
È una testimonianza del tentativo di rivedere la storia attraverso una lente diversa, che non esalta esclusivamente le conquiste europee ma riconosce anche le voci degli oppressi e di chi deve integrarsi. A New York e a San Francisco, parate e festival continuano a onorare la ricorrenza, enfatizzando la cultura italoamericana. Allo stesso tempo, in luoghi come Los Angeles e Seattle, il focus si è spostato verso l'Indigenous Peoples' Day, con eventi educativi, cerimonie indigene e discussioni pubbliche su giustizia e riconciliazione storica.
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