Ci sta o mare dentro ed è in tempesta
È stato presentato l’ultimo dossier di Antigone sullo stato degli Istituti Penali per i Minorenni: “Non avevamo mai visto nulla di simile”.
«Non avevamo mai visto nulla di simile. Nonostante la nostra lunga esperienza nel monitoraggio delle carceri italiane, è la prima volta che troviamo un sistema minorile così carico di problemi e denso di nubi. La nostra preoccupazione cresce di giorno in giorno. Non riusciamo a immaginare come potrà finire questa storia». Inizia così l’ultimo dossier pubblicato dall’Associazione Antigone, che dagli anni ‘80 lavora per la tutela dei diritti e delle garanzie del sistema penale. Dal 1998, con l’autorizzazione dello stesso Ministero della Giustizia, Antigone è autorizzata a visitare i quasi duecento Istituti penitenziari del Paese e pubblicarne un rapporto sulle condizioni in cui versano. Sono anche a capo di un Osservatorio Europeo e quello sui 17 IPM (Istituti Penali per i Minorenni) presenti sul territorio italiano. Partendo dal confronto con i dati dell’anno scorso, Antigone ha pubblicato, nella giornata del 2 ottobre, un nuovo dossier che dimostra un grave peggioramento delle condizioni negli istituti penitenziari minorili, facendo coincidere tale decrescita qualitativa con l’introduzione del cosiddetto decreto Caivano, dal settembre dello scorso anno.
Ingressi aumentati
Dopo l’abbassamento degli ingressi durante gli anni della pandemia, la curva è sempre salita, registrando una notevole impennata da quando l’attuale governo ha introdotto il decreto Caivano. Rispetto all’anno scorso, si è registrato l’aumento del 16,4% di ingressi negli IPM: se al 15 settembre 2023 il numero di ingressi era di 764, nello stesso giorno dell’anno successivo, il numero è salito a 889.
Per questo motivo, per la prima volta, anche gli istituti penitenziari minorili devono contrastare il problema del sovraffollamento. Secondo il dossier, il tasso di sovraffollamento medio è pari al 110%. Dei 17 IPM presenti nel Paese, ben 12 ospitano più persone della capienza massima. Al 15 settembre 2024, sono 569 i ragazzi e le ragazze detenuti negli IPM, anche se quest’ultime rappresentano solo il 4,6% con 27 presenze.
Secondo il dossier, il dl Caivano prevede un’espansione dell’azione punitiva a scapito dell’approccio educativo che da sempre ha caratterizzato la natura degli IPM italiani, facendoli diventare un modello europeo e mondiale. Le diverse misure del decreto hanno reso più severe le pene nei confronti dei minorenni, abbassando a 14 anni l’età minima per disporre di alcuni provvedimenti. Sono due gli elementi che hanno avuto maggiori conseguenze: l’aumento delle pene per adolescenti di almeno 14 anni in possesso di droga o armi; abbassamento della soglia di custodia cautelare, che prevede la possibilità di ordinare il carcere preventivo per reati che prevedono pene di almeno 6 anni, mentre prima era di almeno 9 anni.

Sempre più ragazzi in carcere senza una condanna definitiva
Alla luce di questo, si registra che oltre la metà dei detenuti negli IPM non ha una condanna definitiva. Dei 569 ragazzi e ragazze detenuti, il 65,7% è in custodia cautelare, che ha portato all'ingresso di 712 persone dall’inizio dell’anno, contro i 605 dell’anno scorso, tra gennaio e settembre. Per quanto riguarda la tipologia di reato, sono in diminuzione le risse e le percosse. Si segnala, invece, un aumento di rapine, lesioni dolose e violenza sessuale. Nel dossier si sottolinea la sempre più diffusa dipendenza da sostanze stupefacenti, a prescindere dalla nazionalità e dal ceto sociale del detenuto.
“La categoria di reati più frequente è quella dei reati contro il patrimonio, che rappresentano il 52,2% del totale dei reati a carico di tutti coloro che sono entrati in IPM nel corso del 2024, il 61,9% se si guarda ai soli stranieri. Tra i reati contro il patrimonio il più ricorrente è la rapina, che pesa per il 29,8% del totale dei reati a carico di tutti coloro che sono entrati in IPM nell’anno, seguita dal furto con il 12,8%. Le violazioni della legge sugli stupefacenti rappresentano il 10,1% del totale dei reati a carico di chi è entrato in IPM nel 2024, ed il 13,2% se si guarda ai soli italiani.”
In calo i MSNA anche se rimangono una presenza costante
Sono 266 i ragazzi e le ragazze stranieri detenuti negli IPM al 15 settembre, vale a dire il 46,7% dei presenti, una percentuale in calo rispetto al 51,2% registrato a metà gennaio. Negli ultimi anni, è cambiata la loro principale provenienza: il 78% arriva da paesi africani, mentre il 17% dall’Est Europa, invertendo completamente i dati del 2019, dove quest’ultima provenienza era tre volte maggiore di quella attuale. Un elemento che è stato fatto notare nella conferenza di presentazione del dossier, svoltasi mercoledì due ottobre, è la tendenza, in caso di trasferimento per sovrafollamento, a spostare preferibilmente minori stranieri non accompagnati (MSNA). Dal momento che spesso sono gli IPM del nord Italia a riempirsi più velocemente, sono quasi sempre i MSNA a subire le pratiche di trasferimento verso le stesse strutture nel sud Italia, perché si crede sia più facile, per loro, sradicarli dal territorio. In realtà, questi spostamenti spezzano i pochi legami che il minore ha creato nel territorio, implementando problemi psicologici e comportamentali.
Due tendenze allarmanti: sempre più psicofarmaci e trasferimenti in carceri per adulti
Nel dossier si riprende l’inchiesta pubblicata un anno fa, in collaborazione con Altreconomia, sull’aumento delle spese pro capite per psicofarmaci, in particolare antipsicotici. Se questa è una tendenza sociale che colpisce sempre più giovani in Italia, parallelamente la spesa negli IPM risulta aumentata da dopo la pandemia e simile a quella per gli istituti penitenziari per adulti. Dato che diventa quindi allarmante se si considera che gran parte dei ragazzi detenuti negli IPM è minorenne. La seconda tendenza, infatti, dopo il dl Caivano, si è concretizzata in una maggiore flessibilità degli spostamenti di detenuti che hanno compiuto la maggiore età in un carcere per adulti. Questa misura, spesso utilizzata per ragioni di sovraffollamento o situazioni di ordine, compromette il percorso educativo e compromette la stabilità psicologica del giovane, che si ritrova a passare in un contesto ancora più difficile, visti gli ultimi dati allarmanti sullo stato degli istituti penitenziari.
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