Cecilia Sala è stata liberata

Si trovava nel carcere di Evin in Iran, dove il regime degli ayatollah l’aveva arrestata lo scorso 19 dicembre

La giornalista Cecilia Sala, detenuta in Iran da circa tre settimane, è stata liberata e si trova in viaggio verso l’Italia. A darne notizia è una nota di Palazzo Chigi:

«Grazie a un intenso lavoro sui canali diplomatici e di intelligence, la nostra connazionale è stata rilasciata dalle autorità iraniane e sta rientrando in Italia».

Il direttore dell’Aise (Agenzia informazioni e sicurezza esterna), Giovanni Caravelli, si sarebbe recato di persona in Iran per prenderla e l’arrivo a Ciampino è previsto per le 15.30.

Sala, 29 anni, giornalista del Foglio e di Chora Media e autrice del Podcast Stories, si trovava nel penitenziario iraniano di Evin in isolamento, dopo essere stata arrestata senza accuse formali lo scorso 19 dicembre a Teheran.

Il caso Sala dall’inizio

Sono le 12.30 del 19 dicembre quando Cecilia Sala viene arrestata nel suo albergo nella capitale iraniana. Era arrivata nel Paese da circa una settimana, munita di regolare visto giornalistico di 8 giorni per svolgere la sua professione.

Da Teheran Sala aveva raccontato il patriarcato in Iran e intervistato Hossen Kanaani, tra i fondatori dei pasdaran, le Guardie rivoluzionarie iraniane, che dal 1979 hanno avuto un ruolo chiave nel tessere le fila delle alleanze iraniane in Medio Oriente.

Era in possesso di un biglietto aereo per tornare in Italia il 20 dicembre, ma già dal giorno precedente era diventata irreperibile. Aveva smesso di rispondere al telefono, e la puntata di Stories che sarebbe dovuta andare in onda quel giorno non è stata pubblicata.

Con l’accusa di «aver violato le leggi della Repubblica islamica dell’Iran», Sala era stata incarcerata nel penitenziario di massima sicurezza di Evin, destinazione degli oppositori politici del regime e degli stranieri.

La notizia del suo arresto arriva venerdì 20 dicembre alla presidente del Consiglio Meloni e al ministro degli Esteri Tajani, ma non viene divulgata fino al 27 dicembre per favorire le trattative tra i governi.

Le condizioni in carcere 

Sala è stata detenuta in isolamento, misura vietata dalla Costituzione iraniana così come la tortura, ma all’ordine del giorno ad Evin. Il trattamento riservatole era quello delle oppositrici del regime: dormiva senza materasso su una coperta, con la luce accesa anche di notte e senza occhiali da vista, confiscati dagli agenti penitenziari.

Per la prima - e unica - visita in carcere Sala deve aspettare 8 giorni. È il 27 dicembre quando l’ambasciatrice italiana Paola Amedei le fa visita per 30 minuti. Le telefonate le vengono autorizzate solo dall'1 gennaio: una alla madre, una al padre e una al compagno Daniele Raineri, giornalista del Post.  

Le sue condizioni sono migliorate solo a partire da ieri, quando è stata spostata in una cella con un’altra detenuta e le è stato portato il libro Kafka sulla spiaggia

La doppia trattativa Sala-Abedini

La vicenda di Cecilia Sala è da subito apparsa legata a doppio filo con quella di Mohammed Abedini Najafabadi, cittadino iraniano arrestato in Italia il 16 gennaio su richiesta degli Stati Uniti e detenuto nel carcere di Opera di Milano. L’accusa è di trafficare tecnologia militare per Teheran, usata nei droni in dotazione ai pasdaran.

Gli Stati Uniti ne chiedono l’estradizione in particolare per aver fornito il sistema di navigazione del modello di droni che a gennaio 2024 uccise in Giordania tre soldati americani. Inoltre, gli americani sarebbero contrari ai domiciliari visto il precedente del trafficante d’armi russo Artem Uss, evaso dai domiciliari in Italia nel marzo del 2023.

Teheran si era opposta alla detenzione in carcere di Abedini, sulla quale toccherà alla Corte d’appello di Milano esprimersi il 15 dicembre. Abedini ha chiesto la detenzione domiciliare, ma dovrà fornire rassicurazioni sul fatto che non tenterà la fuga una volta scarcerato.

Il caso Sala sarebbe stato discusso anche negli Stati Uniti da Giorgia Meloni il 2 gennaio, mentre era in visita al presidente eletto Donald Trump nella sua tenuta di Mar-a-Lago in Florida. Come riporta il Corriere, nell’incontro Meloni avrebbe ottenuto margini di manovra su Abedini, non considerato dagli Stati Uniti come una pedina di primo piano.

Inoltre, il 6 gennaio la portavoce del governo iraniano Fatemeh Mohajereni ha affermato considerare le questioni Sala e Abedini separate, e che l’arresto della giornalista italiana non è «una ritorsione».

Non è chiaro il futuro di Abedini, ma come scrive oggi l’Ansa, il ministro della Giustizia Nordio sarebbe atteso questo pomeriggio a Palazzo Chigi per discutere la sua liberazione.

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