Black Humor: perché amarlo ti rende più intelligente?
Il black humor è sinonimo di intelligenza? Ecco lo studio che rivela la verità su chi apprezza questa forma di sofisticato cinismo.
Recentemente abbiamo visto come chi tende a svegliarsi tardi sia incline all’essere più intelligente. Possiamo dire che vale lo stesso per il black humor? Secondo uno studio, pubblicato sulla rivista Cognitive Processing, la risposta è piuttosto intrigante.
Il black humour è una forma di espressione che mira a sottolineare l'assurdità, l'insensibilità e i paradossi del mondo moderno, portando all'estremo situazioni e personaggi, ben oltre i confini della satira tradizionale. Esplora temi cupi e delicati come la morte, la malattia, l'handicap, la guerra, il razzismo con un tono di amara ironia caratterizzato da sorprendente leggerezza. Ma cosa rivela questa forma di umorismo sulla nostra intelligenza? Vediamolo con degli esempi pratici.
Il Black Humour sullo schermo
Quando si pensa al black humour, tra i celebri personaggi che il cinema odierno offre, a chi è che pensiamo? Forse al cinico Doctor House, che con le sue note di sarcasmo cura i pazienti tanto quanto li irrita. Oppure il blockbuster Deadpool, che persino davanti alla morte ha la battuta - seppur macabra - pronta.
Non dimentichiamoci di BoJack Horseman, il cavallo depresso di Hollywood che maschera il suo vuoto esistenziale con angosciose risate. E poi c’è anche Rue Bennett, Zendaya, di Euphoria, che tra una battuta (spigliata) e l’altra affronta il turbinio della sua vita adolescenziale. Quasi come se fosse una giovanissima Fleabag. Ma cosa accomuna tutti questi personaggi? Oltre a un grado di elevato fascino e affabilità, si tratta di una complessa forma di disincanto, e, secondo lo studio di Ulrike Willinger e colleghi, una spiccata intelligenza e visione del mondo.
La scienza dietro al Black Humour
Lo studio capitanato da Ulrike Willinger, dell'Università di Medicina di Vienna, ha esaminato 156 partecipanti, dall’età media di 33 anni, di cui 76 donne e 80 uomini. L’intento era quello di osservare 12 vignette dallo stile ‘Black Humour’ tratte da "Il libro nero" del famoso fumettista tedesco Uli Stein. Attraverso la valutazione del livello di comprensione e apprezzamento dei partecipanti, le persone sono state divise in 3 gruppi.
- Primo gruppo: Moderata preferenza per il black humour e comprensione moderata; intelligenza non verbale e verbale media; con un basso disturbo dell'umore e un’aggressività moderata.
- Secondo gruppo: Bassa preferenza per l'umorismo nero e comprensione moderata; intelligenza non verbale e verbale media, alto disturbo dell'umore e alta aggressività.
- Terzo gruppo: Alta preferenza e alta comprensione per il black humour; alta intelligenza non verbale e verbale; nessun disturbo dell'umore e bassa aggressività.
(Età e sesso non differiscono in modo significativo, si possono trovare differenze nel livello di istruzione)
Perché il Black Humor è legato all'intelligenza?
I risultati contraddicono le teorie precedenti sulla relazione tra aggressività e umorismo. Antitesi della teoria di Freud, che nel 1905 ipotizzò il fatto che l'umorismo consentisse una liberazione sicura di impulsi sessuali e aggressivi solitamente repressi.
"Ciò concorda con le ricerche passate che dimostrano che il senso dell'umorismo è correlato al QI, ma confuta la credenza piuttosto diffusa secondo cui le persone a cui piace l'umorismo nero tendono ad essere scontrose e forse un po' inclini al sadismo", afferma lo studio.
La risposta potrebbe risiedere nella complessità di questo tipo di umorismo. Il black humour richiede più che la capacità di comprendere il contesto, l’abilità di cogliere le sfumature e le contraddizioni dei vari paradossi della vita. Parliamo di un gioco di parole e significati che, per essere apprezzati, necessitano una mente agile e pronta a navigare tra l'assurdo e il tragico. Sì, un po’ come il tragicomico pirandelliano.
Il black humor non è per tutti. Uno dei motivi per cui l’umorismo nero potrebbe essere affine ad una maggiore intelligenza risiede nella sua capacità di disarmare i cliché, mettendo in discussione reazioni sociali consolidate e svelando la verità dietro al velo dell'ipocrisia che accomuna il conformismo di Asch. Coloro che sono capaci di andare oltre la reazione conveniente, possono davvero apprezzare la brutalità mascherata da una sana risata.
Fino a che punto?
D’altro canto però, l’uso del black humour richiede anche una certa ‘distanza emotiva’, una capacità di osservare il mondo senza lasciarsi travolgere dal suo peso. Per questo rimane non trascurabile il fatto che sia importante chiedersi: "Fino a che punto questo tipo di umorismo può essere considerato un segno di intelligenza, piuttosto che di insensibilità?" Non è forse vero che - in alcuni casi - il ricorso all'umorismo nero può mascherare un'incapacità di affrontare i propri sentimenti in maniera diretta? La linea di confine è sottile, e distinguere l’intelligenza dal cinismo fine a sé stesso richiede un’accurata riflessione.
Questo distacco, se da un lato può sembrare cinico, dall'altro potrebbe riflettere una forma di sofisticatezza intellettuale. Come si spiega altrimenti la capacità di ridere di fronte alla tragedia? Non a caso, il black humour è spesso descritto come grottesco, morboso e psicopatico, ma anche terribilmente divertente per chi riesce a coglierne le sfumature.
E tu, lettore, dove ti collochi su questa scala? L'apprezzamento per l'umorismo nero ti rende più intelligente, o semplicemente più disincantato?
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